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COSA CI FA UN BRANDELLO DI STOFFA DA PARACADUTE VICINO QUOTA 593?
Data: 24/08/2025Autore: VARICategorie: I luoghiTag: #today, quota-435, quota-569, quota-593, ritrovamenti

COSA CI FA UN BRANDELLO DI STOFFA DA PARACADUTE VICINO QUOTA 593?

Un nuovo ritrovamento sul campo di battaglia di Cassino: un brandello di stoffa da paracadute!
Un ritrovamento particolare, un frammento di storia che avvalora e rinforza il ricordo di quelle battaglie, delle quali ormai conosciamo i minimi dettagli. Una particolarità non secondaria relativa a questo ritrovamento è l’età di colui che l’ha effettuato: Alessio Accardi, un giovane universitario di Cassino che condivide con esperti, appassionati e curiosi, l’impegno costante nella ricerca e nel tramandare la memoria di quegli eventi.
Quest'articolo, scritto insieme a Livio Cavallaro, esperto di storia militare e autore di libri sulle battaglie di Cassino, fornisce ai lettori il contesto del ritrovamento e le ipotesi circa la presenza di un frammento di paracadute in quel luogo.

Alessio

Era una giornata piovosa del mese di luglio 2025 quando, dopo essere stato contattato da un amico di un paese vicino, decidemmo di andare a cercare qualche traccia sul terreno di quelle che furono tra le più dure e famose battaglie della Seconda guerra mondiale: le Quattro Battaglie di Cassino. Alla partenza il cielo era grigio, ma le previsioni meteo non segnalavano precipitazioni. Fiduciosi, partimmo con lo zaino in spalla verso Monte Calvario, per gli studiosi della battaglia "Quota 593", insomma, la cosiddetta collina imprendibile.
Arrivati ai piedi dell’obelisco polacco, decidemmo di spingerci fino alle pendici della parete rocciosa di Quota 569 (non molto distante da Quota 593), dove la vegetazione fitta e ostica rese la breve camminata davvero intensa. Incoraggiati dall'individuazione delle prime postazioni protette, tipicamente ricavate adattando a colpi di piccone delle piccole grotte naturali, riuscimmo ad arrivare a destinazione mantenendo un buon grado di concentrazione e di orientamento storico.
Dopo aver notato alcuni segni dell'impatto delle schegge e dei proiettili sulle rocce, decisi di scendere ulteriormente dalla quota delle postazioni. La pendenza era notevole, le previsioni meteorologiche ci tradirono e le rocce che caratterizzano la zona diventarono scivolose a causa della pioggia, che per fortuna fu minima e contribuì ad attenuare la calura estiva.
Notai nel terreno la presenza di scatolame in latta, residui del consumo dei viveri dei soldati; era un buon indizio: dove ci sono questi scarti, c’è quasi sempre la possibilità di trovare qualcosa di interessante.

Seguendo queste tracce arrivai vicino al bordo di un’altra postazione e vidi affiorare dalla terra un pezzo della confezione in alluminio del famoso formaggio "Ada". Lo raccolsi e, aggrovigliato ad esso, tra radici e terra, notai uno strano brandello di tessuto. Inizialmente pensai ad un pezzo di telo impermeabile usato dai soldati (nel corso delle mie ricerche ne avevo già trovati molti) ma, osservandolo con attenzione e toccandolo, mi resi conto di avere tra le mani qualcosa di diverso.
Vidi delle macchie verdi, alcune scure, altre decisamente più chiare. Il tessuto era molto sottile e altrettanto delicato. Capii di avere tra le mani un brandello di un paracadute. Lo girai e rigirai, provai a togliere le radici, ma per non rischiare di romperlo decisi di occuparmene con più attenzione, in modo “chirurgico”, a casa. Subito notai che lo schema dei colori non sembrava essere di origine tedesca ma, colto dall’euforia del ritrovamento, non diedi troppo peso a questo dubbio.

Si stava facendo tardi, così decidemmo di iniziare la discesa verso il punto di partenza. Durante la camminata non feci altro che pensare a Roberto Molle, ero sicuro che gli sarebbe piaciuto vedere anche quel ritrovamento. Tornato a casa (in ritardo!) pensai subito a come fare per ripulire il delicato tessuto. Con la paura di strapparlo, lo lasciai immerso in acqua per tutta la notte.
Il giorno seguente, con uno spazzolino e delle pinzette, riuscii a pulirlo. Subito dopo ritagliai un piccolo pezzo del tessuto e l'avvicinai ad un fiammifero acceso. Con il calore i filamenti si riducevano di spessore raggrumandosi: non avevo più dubbi, si trattava di nylon, che veniva usato anche per i paracadute.
Nel frattempo riaffiorò il dubbio legato allo schema del mimetismo, così decisi di rivolgermi ad una persona che di storia e paracadute ne sa qualcosa: Livio Cavallaro.

Livio

Appena Alessio mi ha contattato, parlandomi del ritrovamento e inviandomi le fotografie, si è acceso in me un forte interesse per questa vicenda, sia per essermi occupato da decenni delle battaglie di Cassino, sia per essere io stesso un ufficiale in congedo dei paracadutisti dell’Esercito Italiano.

Le domande a cui dare risposta sono semplici: all'esercito di quale nazionalità era appartenuto? Perché è stato trovato in quel luogo?

Si tratta certamente di parte di un paracadute perché è in nylon e perché ha un’evidente colorazione mimetica a chiazze verde chiaro, verde scuro e ocra, parzialmente annerito dal tempo. Durante la Seconda guerra mondiale i paracadute dei diversi eserciti erano per la maggior parte di colore bianco, ma alcuni avevano una tinta mimetica a chiazze, in particolare quelli in dotazione ai piloti Alleati, affinché in caso di lancio di emergenza in territorio ostile non si trasformassero in una chiara indicazione del punto di atterraggio. Nella mia ricerca ho appurato che alcuni paracadute utilizzati per il lancio di rifornimenti erano colorati secondo un codice che permetteva di identificare immediatamente il tipo di materiale trasportato. Atri paracadute avevano invece uno schema mimetico, per un altro motivo: quel tessuto poteva essere utilizzato dalle truppe a terra per svariati motivi, ossia creare un riparo, fasciare ferite, mimetizzare le postazioni, creare un foulard e altro ancora.
In collaborazione con Alessio abbiamo trovato in alcuni siti internet le fotografie di paracadute con colorazione mimetica, sia tedeschi sia Alleati, e quella del reperto in questione corrisponde perfettamente a quella di un paracadute da carico americano. In aggiunta si consideri che il frammento è in nylon e che dal 1944 in poi i paracadute americani venivano costruiti anche con questa fibra.

Poiché a Cassino non vi fu alcun lancio di paracadutisti americani o di altra nazionalità, si possono formulare un paio di ipotesi sul perché quel reperto sia stato trovato su Quota 569.
Prima di tutto occorre evidenziare che Quota 569 fu presidiata dai tedeschi e abbandonata dai medesimi solo al termine della quarta battaglia di Cassino e che su quella quota non vi furono combattimenti. Inoltre, il punto nel quale il frammento di paracadute è stato ritrovato, pendio ovest della quota, rientra nell’area delle retrovie tedesche, dove esistono ancora oggi numerosi oggetti tedeschi di epoca bellica, come le lattine di alimenti citate da Alessio, e parti di armi, come il caricatore di un fucile mitragliatore FG 42 da lui stesso trovato in quella zona in una precedente ricerca.

Una prima ipotesi, generica, è quella di un paracadute appartenuto ad un aviatore americano lanciatosi in emergenza nei pressi di Cassino o in una zona diversa, poi utilizzato per vari scopi dai tedeschi che lo avevano trovato.

Una seconda ipotesi, più circostanziata e più interessante, è quella che fa riferimento ai documentati eventi bellici avvenuti in quella zona durante le Quattro battaglie di Cassino. Infatti, diversi paracadute con rifornimenti furono lanciati dagli alleati nel periodo dal 18 al 24 marzo per rifornire le truppe della 4th Indian Division che dalla città si erano infiltrate sul massiccio di Monte Cassino e avevano raggiunto Quota 435, la così detta Hangnman’s Hill, nel corso della terza Battaglia di Cassino.
Le informazioni documentali raccolte indicano che furono eseguiti lanci di materiali sia da aerei britannici, i P40 Kittihawk, sia da aerei americani, i P51 Mustang e solo questi ultimi effettuarono ben centonovantuno sortite di rifornimento! [1]
I paracadute impiegati avevano colori diversi, come già spiegato, per identificare il tipo di carico, altri, quelli americani, erano molto probabilmente con schema mimetico. Poiché l’area occupata dagli indiani con le quattro compagnie del 1/9 Gurkha, due del 4/6 Rajputana e, a partire dal 19 marzo, due del 1/4 Essex, era piuttosto ristretta, la gran parte dei carichi aviolanciati finirono in mano dei tedeschi. Ebbene, i Fallschirmjäger che avevano perso Quota 435 dopo l’arrivo degli indiani appartenevano alla 3. Kompanie, I Battailon, Fallschirmjäger-Regiment 3 (3./I./FJR3). Pertanto, sia quella sia le altre le compagnie di quel battaglione, schierate intorno all’Abbazia di Montecassino e comandate dal Maggiore Rudolf Böhmler, usufruirono “gratuitamente” di alcuni carichi finiti fuori zona.

Terminata la terza battaglia, proprio il I./FJR3 fu trasferito nell’area di Quota 593 e Quota 569, dove fu schierata la 1. Kompanie del Tenente Hellmann, che in seguito combatté contro i polacchi della 3rd Carpathian Rifle Division, nel corso della quarta battaglia di Cassino. [2]
Di conseguenza il pendio ovest di Quota 569, proprio nella zona oggetto delle ricerche di Alessio, costituiva la retrovia del battaglione di Böhmler, lo stesso reparto che aveva ricevuto gli inaspettati rifornimenti aviolanciati intorno a Quota 435! E’ quindi plausibile che il lembo di paracadute trovato da Alessio, provenga da un paracadute americano con schema mimetico recuperato da quei soldati tedeschi che si trovavano nei dintorni di Quota 435 e che sia stato portato dagli stessi sotto Quota 569 per un qualche utilizzo.

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Alessio

Partendo dal presupposto che ogni reperto è unico (persino un bossolo), diversi fattori rendono speciale un ritrovamento; tra questi, il luogo di rinvenimento e l’esatta posizione della scoperta rappresentano sicuramente dati importanti. Altri elementi da considerare sono la tipologia ed il materiale di cui è costituito il reperto (metallo, plastica, vetro, legno, stoffa, carta) in quanto, se non correttamente conservato, potrebbe, nel tempo, ulteriormente danneggiarsi. Infine, credo che il dato più rilevante sia la storia stessa: la vicenda umana che caratterizza ogni ritrovamento.

Così, nel momento in cui capii di avere tra le mani un pezzo di paracadute, un felice senso di stupore mi avvolse. Uno stupore legato proprio a questi fattori, poiché il reperto in questione, rispetto ad altri ritrovamenti che ho avuto modo di fare nel corso del tempo, non rientra nelle tipiche circostanze: sia per la sua delicata struttura, sia per l’iconico luogo del rinvenimento, sia per la sua storia misteriosa (“Che ci fa qui? A Cassino non si è mai paracadutato nessuno!”).

Appena terminato di liberare il brandello dalle radici pensai subito a come conservarlo: senza dubbio sotto vetro, aggiungendo alla cornice un cartoncino che permetta una compressione maggiore ed eviti spiacevoli pieghe dovute al tempo. In questo modo potrò trasportarlo e mostrarlo nelle occasioni più opportune, magari a studenti e curiosi, locali ed esteri, che sempre più spesso, grazie all’Associazione Cassino Mia 1944 di cui ho l’onore di essere vicepresidente, vengono a contatto con il nostro territorio e la nostra storia.

Conclusioni

In definitiva la domanda nel titolo rimane aperta in quanto quelle appena descritte sono solo delle ipotesi, anche se stimolano la passione e le riflessioni dei ricercatori e degli appassionati storici che visitano il campo di battaglia di Cassino.
Visita che va svolta adottando gli opportuni accorgimenti relativi alla sicurezza, specialmente in caso di avvistamento di ordigni inesplosi, da non toccare, ma dei quali va segnalata la presenza e la posizione alle Autorità competenti.
Questo articolo riguarda un brandello di nylon, con la sua colorazione mimetica ben conservata, nonostante gli ottantuno anni trascorsi da quei furiosi combattimenti, ma soprattutto riguarda la storia di uomini di tante nazionalità, costretti a combattere per motivi più grandi di loro. Ed è questo il valore di un ritrovamento, ossia il metterlo in relazione con le vicende vissute da tutti quei soldati, la cui memoria non deve mai venire meno.
Il nostro grande amico Roberto Molle, recentemente scomparso, avrebbe senz’altro gradito parlare con noi e argomentare le possibili ipotesi su questo ritrovamento, lui che per decenni ha contribuito a mantenere viva la memoria delle battaglie di Cassino insieme a tutti coloro che ancora continuano a farlo.

Alessio Accardi e Livio Cavallaro

Ringraziamenti

Si ringraziano Pasquale Pagliuca per la fotografia scattata da drone e la pagina Facebook Associazione Battaglia di Cassino per la foto con lancio di materiali, scattata all’epoca dei fatti dal Paracadutista Sigfried Bahr.

Note

  1. ^ Il numero delle sortite, che sembra esagerato, è riportato nel libro di Jeffrey Plowmann e Perry Rowe, The Battles for - Then and Now, After the Battle Publishing, Hobbs Cross, 2011, p. 165.
  2. ^ I dati sui reparti alleati e tedeschi sono tratti da Cassino 1944 - Le battaglie per la Linea Gustav, 12 gennaio - 18 maggio 1944, di Livio Cavallaro, Mursia Editore, Milano, 2004..

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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06/08/2002 | richieste: 6568 | VALENTINO MATTEI
Le battaglie | #marzo 1944, gurkha, quota-435

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