AQUINO "LE VALLI" 23 MAGGIO 1944 - Il giorno più lungo della Linea Senger
Data: 06-10-2001Autore: ROBERTO MOLLECategorie: I luoghiTag: #today, aquino, linea-senger-riegel

AQUINO - "LE VALLI" - 23 MAGGIO 1944. IL GIORNO PIU' LUNGO DELLA LINEA SENGER

Sulle tracce del maresciallo aspirante ufficiale Rudolph Haase, mi sono imbattuto nella battaglia per lo sfondamento della Linea Senger-Riegel in Aquino, località "le Valli", fine maggio 1944.

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Da amici ero venuto a conoscenza che una famiglia tedesca sarebbe venuta in Italia nel mese di maggio 2001 per cercare il luogo dove era caduto il loro caro, appunto il maresciallo Rudolph Haase. Interessato da tale circostanza, acquisivo le informazioni che erano arrivate dalla Germania e con l'aiuto di Daniele Di Ruzza di Aquino, per ritrovare i luoghi, e di Walter Iannetta, per la traduzione dal tedesco, mi sono messo alla ricerca dei posti e di testimonianze.
Dopo lo sfondamento della linea Gustav, avvenuto in più punti tra Esperia, Pignataro, S.Giorgio a Liri e Cassino, gli Alleati si riversarono nella Valle del Liri; dopo tanti mesi potevano manovrare liberamente e usare la loro schiacciante superiorità in fatto di mezzi corazzati e di truppe.

Dietro alla linea Gustav, il maresciallo Kesselring, comandante del Gruppo di armate "C" in Italia, aveva da tempo progettato e realizzato una linea di difesa arretrata di circa 5/8 chilometri; tale linea correva da Monte Cairo attraverso Piedimonte S. Germano, Aquino, Pontecorvo e Pico sino al mare. Dapprima venne chiamata "Hitler" ma poi, con i rovesci della guerra, per una questione di opportunità psicologica, il nome venne tramutato in "Senger-Riegel" dal nome del generale Fridolin Von Senger und Etterlin, comandante del XIV Corpo Corazzato (generale di stanza prima a Roccasecca e poi a Castelmassimo di Veroli). Alla realizzazione di tale linea difensiva contribuì molto l'organizzazione Todt, che faceva ampio ricorso ai civili italiani ed anche slovacchi, i quali venivano rastrellati e obbligati a scavare le trincee e costruire le opere di fortificazione.

Il simbolo più noto di tale linea difensiva è sicuramente la torretta fissa del Panther, chiamata dai tedeschi Panzerturme; si trattava di una casamatta di cemento interrata composta di due camere, una era per i serventi e l'altra veniva usata come riservetta per le munizioni, sopra alla quale era posizionata la torretta di un Panther V brandeggiabile.

Queste torrette provenivano dal fronte russo ed appartenevano alla prima serie di Panther V che era caratterizzato da una elevata fragilità meccanica; molti di questi carri infatti rimasero vittima di rotture ancora prima di incontrare il nemico. Le torrette resesi così disponibili furono inviate sul fronte italiano e impiegate per costituire tale linea difensiva.
Ancora oggi ve ne sono in quantità ed è facile trovarne nelle campagne tra Aquino e Pontecorvo, naturalmente prive della torretta.

Tra Aquino e Pontecorvo i tedeschi avevano posizionato delle truppe scelte:

Avrebbero venduta molto cara la pelle.

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Gli alleati affidarono la rincorsa nella valle del Liri alle truppe corazzate canadesi che, sino ad allora, in realtà, erano rimaste in disparte rispetto ai combattimnti per Cassino. Questi reparti erano muniti degli ultimi modelli di carro Sherman e le loro truppe divisionali erano altamente motivate. Quindi a chi meglio di loro si poteva affidare la lunga marcia sino a Roma?

Le prime truppe canadesi giunsero a contatto con la Senger in località "le Valli" nel comune di Aquino il pomeriggio del 23 maggio 44; su tale posizione, difesa nel saliente verso la Statale Casilina dai paracadutisti e verso Pontecorvo dai panzergranatieri, si trovavano numerose torrette di Panther V ad una distanza variabile di circa 300/500 metri tra loro, intercalate con armi anticarro e mezzi corazzati, in particolare Panzer IV (PanzerKampfwagen IV) e StuG III (SturmGeschutz III).

Il maresciallo Haase conduceva proprio uno StuG III; i rapporti sulla sua caduta parlano della data del 24 maggio 1944, allorchè dopo un'azione di combattimento il carro veniva attaccato e distrutto dalla fanteria con armi da combattimento ravvicinato, in una zona di cespugli e cereali con poca visibilità.
Nel carro distrutto perirono il comandante e il mitragliere, mentre gli altri due componenti poterono fuggire e riparare, durante la notte, oltre le proprie linee. La zona indicata è a circa 2 km a sud-ovest di Aquino; ebbene è proprio la zona denominata "le Valli".
Tali informazioni, raccolte dalla famiglia Haase, provengono sia dalla lettera inviata dal comandante di battaglione alla famiglia del mitragliere del carro sia dai rapporti di combattimento dell'unità. Questi ultimi sono abbastanza attendibili, anche se redatti con enfasi e in un momento in cui il fronte tedesco subiva un forte arretramento, con la conseguente difficoltà nella raccolta di notizie.

Durante la ricerca di testimonianze ci imbattiamo nel sig. Iannone Rocco il quale ci apre la mente e ci descrive con minuziosità certosina tutti gli avvenimenti di quei giorni ai quali egli ha assistito in giovane età.

All'epoca aveva quindici anni e si trovava con la famiglia presso un'abitazione posta proprio in mezzo alle linee difensive tedesche; più volte avevano cercato di mandarli via, ma a loro quello sembrava il posto più sicuro dove andare.
Il racconto dello Iannone è ricco di particolari e combacia con la cronologia degli avvenimenti che ritroviamo nel libro The Canadians in Italy 1943-1945, pubblicazione ufficiale del Ministero della Guerra Canadese, relativo agli accadimenti del fronte italiano.

Gli avvenimenti meritano una descrizione puntuale.

* * *

La mattina del 23 maggio 1944, di fronte alle postazioni del XIII Corpo d'armata britannico, aprirono il fuoco sulla linea Senger 810 cannoni messi a disposizione da 58 unità francesi, inglesi, polacche e canadesi. Il Generale Leese pensava in questo modo, con un bombardamento di 10 minuti su tutta la linea del fronte, di confondere il nemico sulla direttrice di attacco principale. Subito dopo, alle ore 05:57, iniziò un bombardamento di sbarramento da parte di 300 cannoni di ogni calibro, su una ampiezza di 3200 yards nella zona di attacco e tre minuti dopo tre battaglioni di assalto passarono la cross line (linea di partenza).

I tedeschi intuirono presto la zona dell'attacco, posta nelle zone Forme e Valli d'Aquino tra Aquino e Pontecorvo, e nel momento in cui i canadesi del Seaforth Regiment e del Patricias Regiment mossero attraverso la terra di nessuno, furono investiti da una valanga di fuoco che cadde su di loro, davanti e di lato: uno sbarramento composto da tiri di Nebelwerfer e di artiglieria pesante. Appena terminò il tiro dell'artiglieria alleata i tedeschi uscirono dai loro ricoveri e le mitragliatrici cominciarono a riversare il loro carico di morte sulle truppe che avanzavano. Il settore tedesco era tenuto tra la città di Aquino e la zona interessata dall'attacco dai paracadutisti tedeschi del 4° reggimento e parte del 1° reggimento, occupare l'abitato era di vitale importanza per l'8a Armata. La maggior parte delle perdite subite dalla seconda brigata venne dal fuoco nemico che imperversava nella aree aperte delle Forme d'Aquino, causate proprio dai parà, posti sulle alture a sud-est della città di Aquino.

Il Patricias Regiment all'inizio fece pochi progressi, sulle direttrici assegnate a destra dello schieramento dove il terreno scendeva rapidamente verso le Forme d'Aquino; in un'ora raggiunsero February la seconda delle cinque linee prefissate, a intervalli di 300 yards, che segnavano la distanza dal loro obiettivo

I carri a supporto del North Irish Horse avanzavano su un fronte di soli 150 yards, su un declivio boscoso e si imbatterono inaspettatamente in un campo minato, non individuato dalla ricognizione, che bloccò completamente la loro avanzata. Mentre erano immobilizzati vennero presi di mira da un forte concentramento di fuoco, proveniente da postazioni tedesche molto ben mimetizzate e camuffate; si trattava di torrette di Panther, dotate di cannone da 75 mm. Due compagnie di fanteria si attestarono in una stretta gola, una ramificazione delle valle principale delle Forme; due giorni dopo, delle compagnie che avevano iniziato l'attacco, tornarono indietro soltanto 30 uomini.

A questo punto le comunicazioni con le truppe avanzate cessarono e le uniche informazioni che giunsero al Quartier Generale del colonnello Ware venivano dal racconto dei feriti che parlavano di plotoni decimati con gli ufficiali morti o feriti.

Sulla sinistra, però, le truppe dei Seaforth Highlanders del colonnello S.W. Thomson, stavano avendo più successo. Le compagnie di testa sotto l'incessante fuoco nemico, incuranti delle perdite, si aprivano una breccia tra le casematte e le postazioni poste di fronte alla strada Aquino-Pontecorvo. Anche qui però la collaborazione tra fanteria e carri cessò quando le mine fermarono due squadroni di supporto dei North Irish Horse, dando così alle armi anticarro un ottimo bersaglio. Una sola torretta Panther distrusse ben 13 carri Churchill prima di venire centrata (di tale circostanza ho trovato testimonianze dirette tanto da individuare dove si trovasse la torretta; sulla base di cemento hanno poi costruito una casa).

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Glu uomini del Seaforth Highlanders si spinsero avanti senza l'appoggio dei carri e alle ore 08:40 il maggiore J.C. Allan della compagnia "B" informava il comando che aveva riunito sotto di se quanto rimaneva delle altre quattro compagnie per un totale di circa 100 uomini, con i quali aveva consolidato le posizioni raggiunte; in tarda mattinata undici carri riuscirono a superare lo sbarramento e per mezzogiorno si portarono vicino al loro obiettivo: la strada Aquino-Pontecorvo. A questo punto tali carri furono sottoposti ad un fuoco di fila e solo quattro riuscirono a disimpegnarsi e a riunirsi con l'altro squadrone posto nel settore del Patricias Regiment.

Durante quel giorno dei 58 carri armati impegnati nell'attacco ne furono distrutti 41.

Il piano d'attacco prevedeva che quando fosse stata presa la strada Aquino-Pontecorvo, nome in codice "Aboukir", il Reggimento Loyal Edmonton sarebbe passato in testa per iniziare la seconda fase dell'attacco.
Il Patricias Regiment avrebbe rinforzato il fianco nord e il Seaforth Highlanders doveva rinforzare il fianco sinistro.

Ma il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati comportò un ritardo nei programmi e alle ore 08:00 il tenente colonnello R.C. Coleman, comandante del Loyal Edmonton, ordinò di avanzare, con l'ausilio dei carri del 51° Royal Tanks, per tentare di raggiungere "Aboukir" in tempo per l'inizio della seconda fase.

Questa nuova spinta offensiva era destinata a fallire. Il Reggimento Loyal Edmonton e i carri del 51° Royal Tanks avanzarono lungo i fianchi delle Forme d'Aquino e raggiunsero il Patricias Regiment inchiodato nella gola e nei campi aperti. I carri si riunirono con i restanti del North Irish Squardon; la compagnia "A" del Loyal Edmonton si spinse in avanti tra l'alto grano che celava le linee nemiche.
Tale attacco si rilevò suicida, in quanto si scatenò un fuoco concentrato di mitragliatrici pesanti, mortai ed anche dei cecchini che, nascosti sopra gli alberi più alti, fecero strage tra le truppe. Le comunicazioni radio con i battaglioni si interruppero e alle ore 08:50 il colonnello Coleman comunicava al Quartier Generale di Brigata che aveva perso il controllo delle sue compagnie. Poco dopo venne ferito e sostituito dal maggiore F.H. McDougall. I tentativi di portare avanti i carri fallirono e sulla destra del fronte di attacco si creò una situazione di stallo.

Il brigadiere Gibson, comandate della seconda brigata, sfortunatamente non era al corrente del successo del Reggimento Seaforth Highlanders sulla sinistra e, mandando all'attacco prematuramente il Reggimento Loyal Edmonton, era rimasto senza riserve da convogliare su sul settore dove i progressi erano più promettenti.
Sulla estrema sinistra dello schieramento, invece, la terza brigata aveva seguito al meglio lo schema prefissato; i Reggimenti Carleton e Yorks avevano esplorato attentamente tutti i passaggi attraverso i reticolati e i campi minati; l'unico ostacolo alla loro avanzata veniva dal concentramento del tiro dei mortai, dei Nebelwerfer e della artiglieria.

La compagnia di destra del tenente colonnello Damby raggiunse in orario "Aboukir" e fu raggiunta dalle compagnie di fucilieri. Dietro di loro infuriò una violenta battaglia di carri armati; lo squadrone di supporto del 51° Royal Tanks fu bloccato dalle mine sopra una altura chiamata "Campo Vincenzo" e fu impegnato duramente sia dalle torrette di Panther sia da carri armati e anticarro che si erano avvicinati senza essere visti attraverso la vegetazione fitta. Ebbero pesanti perdite prima di riuscire a neutralizzare le torrette e a ricacciare indietro le forze nemiche; alle dieci la fanteria si attestava sulla strada Aquino-Pontecorvo.

A questo punto il Reggimento West Nova Scotia, comandato dal tenente colonnello R.S.E. Waterman, si mosse dalle posizioni nemiche distrutte pronto ad iniziare la seconda fase dell'attacco; però la situazione critica della seconda Brigata lo costrinse a trincerarsi con molte perdite a causa del continuo martellamento dei mortai e razzi.
In quella posizione esposta i carri erano bersaglio per le bocche da fuoco nemiche e ovunque vi erano carri Churchill che bruciavano.

Il generale Vokes aveva ordinato di posticipare la seconda fase sino a quando anche sul settore destro fosse avvenuto lo sfondamento, in modo da far avanzare le truppe contemporaneamente su tutta la linea del fronte. Nel pomeriggio dello stesso giorno apparve chiaro che l'attacco della seconda brigata era fallito; la resistenza tedesca non mostrava alcun cedimento ed aumentavano considerevolmente le perdite. Nel pomeriggio, per giunta, reparti corrazzati tedeschi contrattaccarono dalla direzione della città di Aquino con Panzer IV e StuG III; l'attacco venne respinto solo grazie al grande concentramento di artiglieria che gli alleati riversarono su tale posizione.

Visitando il campo di battaglia si comprende facilmente il perché di tale situazione.
L'area posta a destra dello schieramento d'attacco era molto accidentata, vi è una vasta depressione del rio Forme d'Aquino con degli alti costoni rocciosi da dove i tedeschi potevano facilmente difendersi, per giunta arrivati oltre tali avvallamenti i carri e le truppe venivano presi d'infilata dalle forti posizioni difensive; tale situazione non si verificava sul settore sinistro dove si trovano soltanto dei leggeri declivi collinari.

A questo punto il generale Vokes ritenne che l'unica cosa da fare fosse sfruttare lo sfondamento del settore della terza brigata e con l'appoggio del brigadiere Bernatchez, ordinò il proseguimento dell'attacco. Due squadroni del Three Rivers avanzarono per rimpiazzare i malconci carri della 25a Brigata e il 22° Royal si dispose nell'area dove era avvenuto l'attacco della terza brigata.

Il Reggimento West Nova Scotia, che per tutto il giorno aveva sopportato l'intensità del fuoco nemico sulle sue posizioni avanzate, ebbe l'assicurazione che erano in arrivo i carri di rinforzo e che l'attacco sarebbe iniziato alle 16:40. Stava piovendo intensamente quando le compagnie "A" e "B" dei Waterman irruppero nella prima linea. L'attacco travolse lo sbarramento nemico. Le riserve tedesche che si stavano preparando ad un contrattacco furono duramente colpite in campo aperto dall'artiglieria.
In breve tempo, dopo le 18:00, le truppe d'assalto si riportarono sull'obiettivo finale e mentre la compagnia "B" si rafforzava sulla strada laterale, la compagnia "A" avanzava. Accadde che i panzergranatieri, lungi dall'essere sbaragliati, contrattaccarono con alcuni carri e presero molti prigionieri della compagnia "A". Ben presto tali prigionieri vennero liberati in quanto coloro che li avevano catturati, non conoscendo la portata dell'attacco canadese, marciarono diritti verso le posizioni della compagnia "B" dove vennero a loro volta presi prigionieri.

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L'arrivo di carri della Three Rivers, che avevano avuto problemi per l'attraversamento del rio Martino, diede sicurezza alle truppe provate; alla Royal 22 toccò il compito di allargare il varco a nord e di impadronirsi degli obiettivi davanti al Seaforth Highlanders. Dopo l'attraversamento del rio Martino girarono sulla destra e la posizione si consolidò; alle 19:15 due compagnie si erano stabilite su una linea a metà tra due strade laterali a circa 1200 yards a nord dalle posizioni della West Novas. Nel rastrellamento furono presi diversi prigionieri e molte armi; fu catturato un posto di comando dove furono rinvenute per caso venti Croci di Ferro che dovevano essere consegnate.

L'oscurità trovò la terza brigada a ovest del largo varco che era stato costituito e le vittime ammontavano a 45 morti e 120 feriti; il giorno terminava sul combattimento più violento mai sperimentato dalle truppe canadesi nella campagna d'Italia.

Verso nord erano continuati gli inutili sforzi della seconda brigata di sfondare la linea fortificata; gli sforzi dei Seaforth si erano infranti per l'assenza di un adeguato appoggio di carri armati e supporti anticarro. A mezzogiorno una squadra di due uomini aveva distrutto con il Piat un carro tedesco con le ultime due bombe.
Nel tardo pomeriggio, prima che la West Novas aprisse la seconda fase dell'operazione, la forza armata del maggiore Allan, che era isolata, fu contrattaccata da carri armati tedeschi. Allan che stava per ricevere la DSO per il suo eroismo, pur ferito, continuò a dirigere la resistenza; le bombe Piat erano esaurite e il Seaforth non aveva i mezzi per contrastare efficacemente le unità corazzate. Costoro furono duramente attaccati e 54 superstiti furono presi prigionieri dai nemici; lo stesso Allan riuscì ad evitare la cattura fingendosi morto.

Il successo ottenuto con lo sfondamento nel centro dello schieramento provocò una diminuzione della resistenza di fronte alle altre unità della seconda brigata. Alle sei l'unico fuoco ostile proveniva da una batteria leggera, ricercata sistematicamente, a fianco della foresta delle Forme d'Aquino. Ware, per rinforzare il battaglione gravemente assottigliatosi, inviò 77 uomini di ogni grado. Questa sparuta banda di sopravvissuti, rinforzata anche dai rimanenti elementi di una compagnia del Loyal Edmonton Regiment, si trincerò nel bosco per la notte, in attesa di contrastare un contrattacco nemico. Le altre tre compagnie degli Edmonton, ridotte a 161 uomini, presero le posizioni che i Seaforth avevano coraggiosamente difeso durante il giorno.
La prova del giorno era costata moltissimo alla seconda brigata: le perdite ammontavano a 543 uomini, di cui 162 uccisi, 306 feriti e 75 presi prigionieri; in un solo giorno di combattimento le perdite erano equivalenti a quelle di una Brigata durante l'intera campagna d'Italia. Il brigadiere Gibson trasse delle conclusioni sugli errori e sugli sbagli che erano stati commessi, al fine di ricavarne un insegnamento per il futuro.

Alla ricerca delle cause delle alte perdite della seconda brigata, il Comandante del Corpo dichiarò che era mancata un efficace ricognizione preventiva e che la ristrettezza del fronte di attacco aveva favorito la concentrazione di tiro da parte dell'artiglieria nemica. I tedeschi avevano dei posti di osservazione da cui dominavano tutto il campo di battaglia a partire dalla parte nord dello schieramento; l'area delle Forme di Aquino, per la suo conformazione orografica, era facilmente difendibile anche da attacchi concentrati di carri armati; questa era l'area destinata al Patricias Regiment.

Sulla parte sinistra dello schieramento, invece, si assistette ad una grande vittoria; il 48° Highlanders appoggiato da uno squadrone di carri del 142° Reggimento, sfondarono la linea difensiva arrivando a conquistare la collina 106, un miglio circa a nord-est di Pontecorvo, nel mezzo della principale difesa nemica e della strada di collegamento. Alle 14:00 quando gli ultimi elementi della compagnia Highlanders aveva preso la cima della collina ed erano scesi dall'altra parte del pendio, il brigadiere Spry ordinò agli Hastings di attaccare sulla destra. Il tenente colonnello Cameron ordinò immediatamente alle compagnie di avanzare; con grande determinazione la compagnia "D" irruppe nelle difese nemiche combattendo duramente con mitragliatrici, bombe a mano e armi anticarro. Parte del successo si deve all'azione personale del sergente J.W. Loshaw che penetrò nel cuore della difesa nemica uccidendo alcuni nemici e costringendone altri 19 ad arrendersi. Per questo atto di eroismo gli fu riconosciuta la Medaglia Militare.

Attraverso la breccia aperta dalla compagnia "D" la seconda e la terza compagnia avanzarono con l'appoggio di carri; alle cinque la quota 106 era sicura e due battaglioni incalzavano il nemico ormai sbaragliato. Il giorno dopo di primo mattino, le truppe canadesi entravano nella città di Pontecorvo ormai in rovina e prendevano prigionieri i rimanenti soldati della guarnigione tedesca.

La prima fase dell'operazione Chesterfield era completata, alla fine del giorno più duro di combattimenti, la prima divisione aveva cacciato il nemico dalla linea Senger, accingendosi a superare anche la linea del fiume Melfa.

I combattimenti continuarono anche il giorno 24 maggio per ripulire il settore di Aquino e Pontecorvo dalle ultime sacche di resistenza. Aquino città era ancora nelle mani dei tedeschi, come anche Piedimonte.

Il 20 maggio un gruppo da combattimento, composto da polacchi e dalla 21a brigata dell'8a Divisione indiana, aveva assaltato la collina della città di Piedimonte tenuta da 250 uomini della 1a Divisione paracadutisti. L'attacco durò due giorni ma fallì poiché il terreno molto accidentato e caratterizzato da vari terrazzamenti non permetteva ai carri di avanzare; si dovevano inoltre fare i conti con le molte mine posizionate dal nemico.

Il costo di vite pagato dai canadesi per questo attacco fu molto alto: 47 ufficiali e 832 soldati di ogni grado della prima divisione erano riportati come perdite per l'azione di quei giorni. Il nemico aveva sofferto perdite di gran lunga maggiori: oltre 700 prigionieri e molte centinaia i morti; le fonti tedesche confermano la gravità delle perdite, basti pensare che il diario del LI Corpo da montagna annotava alle ore 23:30 che il maggiore generale Wentzell, della X Armata, segnalava che il nemico aveva attaccato nelle ultime 14 ore supportato dall'artiglieria e che un battaglione del 576° reggimento Granatieri, due battaglioni del 361° reggimento Granatieri e il gruppo da battaglia Strafner erano da considerasi completamente distrutti.
Ed ancora più tardi si riporta che il nemico era avanzato profondamente nell'ala sinistra dello schieramento della 90a Divisione e che un battaglione della 1a Divisione paracadutisti e due compagnie della Divisione da montagna erano tagliate fuori dalle linee.

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Ormai la linea Senger-Riegel era stata sfondata, gli alleati avanzavano dovunque, era arrivato il momento per i tedeschi di ritirarsi oltre Roma, salvando il salvabile.

E' necessario anche riferire la posizione del generale Von Senger und Etterlin sullo sfondamento della linea che porta proprio il suo nome. Nel suo libro riporta che l'unico neo di tale linea difensiva era da ricercarsi nella scarsità delle forze necessarie per presidiarla. Le divisioni impegnate sulla linea Gustav infatti non poterono ripiegare ordinatamente sulla linea Senger, ma dovettero battersi sul terreno antistante

"... per non perdere il contatto con il LI Corpo da montagna, schierato a nord del Liri, ma in quel momento non esposto ad attacco."

Così queste divisioni vennero spinte sulla linea Senger che era completamente priva di uomini ed esse non riuscirono ad attestarvisi efficacemente.
Ormai l'avanzata degli Alleati era un fiume in piena e il 5 giugno Roma veniva liberata.

* * *

Torniamo alla testimonianza oculare di quel giorno: Iannone ricorda i soldati tedeschi, soprattutto paracadutisti che portavano gli stivaletti degli alpini italiani; ricorda i carri canadesi distrutti in quantità; ricorda che una sola torretta di Panther riuscì a distruggere 8 Churchill alleati; ricorda i carri tedeschi distrutti che bruciarono per giorni. Egli aveva indossato, incautamente, una divisa tedesca e fu preso come prigioniero dai canadesi; rimase sotto il tiro di un Tommy per oltre un'ora sino a quando ad un italiano che faceva da interprete per gli alleati, non riuscì a far capire l'equivoco. Una cosa che gli rimase impressa, era che i canadesi avevano l'usanza di ritagliare dalla divisa dei soldati tedeschi uccisi, l'emblema dell'aquila con la svastica, come souvenir o come dimostrazione dell'uccisione di un nemico. La sua famiglia, dopo qualche mese, vendette ad un ferro vecchio una carcassa di Sherman; quelli furono i primi soldi che permisero loro di ricominciare a sperare nel futuro.

A Iannone abbiamo chiesto se potesse dirci qualcosa su uno StuG III distrutto con vicino due cadaveri. Il nostro interlocutore, che è un esperto conoscitore dei vari modelli di carri, anche per essere stato, dopo la guerra, un graduato dei carabinieri impiegato proprio nelle truppe corazzate, ci riferisce di alcune localizzazioni di carri distrutti; noi facciamo tesoro di queste informazioni in vista dell'incontro con la famiglia Haase.

Questo incontro avviene alla fine del mese di maggio 2001. Con l'aiuto di Walter Iannetta, traduttore DOC, conduciamo la moglie e il figlio del maresciallo Haase sui luoghi degli avvenimenti descritti, mettendoli al corrente di quanto siamo riusciti a trovare.

Certo non è stato possibile localizzare esattamente il luogo della distruzione del carro, ma l'area è stata indicata con precisione; il corpo di Haase non è stato sepolto nel cimitero tedesco di Caira (vicino Cassino) e probabilmente è rimasto seppellito, insieme al mitragliere, nei pressi dello scontro a fuoco e potrebbe essere ancora in quel luogo
Una fotografia in particolare ci ha colpito, in quanto ritrae uno StuG III distrutto con due tombe vicino.

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Spesso mi capita di transitare sulla strada che da Pontecorvo conduce ad Aquino. Da quando sono venuto a conoscenza dei sanguinosi avvenimenti che li si verificarono nel maggio 1944, non posso fare a meno di osservare ciò che mi circonda con un occhio diverso e pensare a quanti uomini vi persero la vita; passare in quei luoghi mi provoca sempre una strana emozione mista ad un sentimento di profondo rispetto.

Ringraziamenti

Si ringraziano per la collaborazione:

Bibliografia

  • Canadians in Italy 1943-45, volume II, W.L. Nicholson.
  • Immagini

  • Fregi e simboli - Canada
  • Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.