Quarta battaglia per Cassino (11-18 maggio 1944)

Operazione "Diadem"

Dopo la fine della terza battaglia, il fronte di Cassino si stabilizzò per quasi due mesi. Gli alleati riorganizzarono il loro assetto e ricevettero rinforzi, erano inoltre in attesa della bella stagione per sfruttare la superiorità numerica dei carri armati su terreno compatto. Anche i tedeschi si riorganizzarono, ma non ricevettero rinforzi.

La sera dell’11 maggio il fronte era tranquillo più che mai, poi alle 23.00 sulle linee tedesche si scatenò un diluvio di fuoco ad opera di quasi mille cannoni alleati. Il terrificante bombardamento durò più di un’ora e si estese da Cassino fino al Mar Tirreno. Era l’inizio della quarta e ultima battaglia per la Linea Gustav.

La poderosa offensiva alleata fu intrapresa da quattro corpi d’armata che attaccarono contemporaneamente su tutto il fronte.
Il settore tirrenico fu affidato al II Corpo americano che ora comprendeva due divisioni appena giunte dagli Stati Uniti, l’85a e l’88a. Più all’interno, sui Monti Aurunci, fu schierato il Corpo di Spedizione Francese che da due era passato a quattro divisioni. La valle del Liri, come sempre il punto focale dell’operazione, era competenza del XIII Corpo britannico, su tre divisioni. Al II Corpo polacco, da poco giunto in Italia, fu assegnato il settore più difficile, quello di Montecassino.

Durante il primo giorno dell’offensiva, tutti e quattro i corpi d’armata ottennero limitati successi e subirono forti perdite, in particolare i polacchi. Nei giorni seguenti la situazione si volse a vantaggio degli alleati. Lo sfondamento della Linea Gustav avvenne ad opera dei reparti coloniali del Corpo di Spedizione Francese che il 13 maggio occuparono Monte Maio, spaccando in due la linea tedesca. Il generale Kesselring e il suo stato maggiore furono colti di sorpresa: nessuno si aspettava un forte attacco nell’aspro settore dei Monti Aurunci. In verità, neanche gli alleati si aspettavano un successo in quel punto, essi miravano alla valle del Liri dove il XIII corpo era riuscito a superare il fiume Gari, ma incontrava una notevole resistenza.

I tedeschi poterono inviare solo limitati rinforzi verso la prima linea; le condizioni meteorologie favorevoli permettevano ai cacciabombardieri alleati di intercettare le colonne di veicoli tedeschi e di colpirle duramente. Tuttavia, nel quadro generalmente favorevole che andava delineandosi per gli alleati vi era una macchia d’ombra: Montecassino.
I polacchi, che attaccavano con due divisioni le medesime colline assalite nelle battaglie precedenti, ebbero perdite disastrose. Il loro secondo grande attacco fu effettuato nella notte tra il 17 e il 18 maggio, proprio quando i paracadutisti di Heidrich avevano ricevuto l’ordine di ripiegamento. Ma il coriaceo generale paracadutista rispose che la sua divisione si sarebbe ritirata solo con un ordine di Hitler in persona; in aggiunta i suoi uomini dovevano prima respingere l’attacco olacco in corso. Così, all’alba del 18 maggio, dopo che il generale Kesselring aveva convinto il colonnello Heidrich a ritirarsi e dopo che i polacchi erano stati fermati, i paracadutisti abbandonarono Cassino e l’Abbazia di Montecassino.

I polacchi ebbero l’amara consolazione di occupare, non di conquistare, il sacro edificio solo dopo che i difensori se ne erano andati. Le bandiere polacca e britannica sventolarono sulle rovine di Montecassino. Le battaglie per la Linea Gustav erano finite, la guerra proseguiva il suo corso verso la testa di sbarco di Anzio, raggiunta il 25 maggio, e Roma, raggiunta la sera del 4 giugno 1944.

Notizia della vittoria finale nella battaglia di Monte Cassino - Godfrey Talbot (BBC)

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Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare è rivolto a Livio Cavallaro per la disponibilità e il prezioso supporto nella realizzazione di questa pagina.

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