Prima battaglia per Cassino (12 gennaio – 12 febbraio 1944)

Il piano alleato per il forzamento della Linea Gustav era piuttosto ambizioso: l’obbiettivo finale era l’occupazione di Roma.
Con una serie di attacchi i comandi Alleati si prefiggevano il superamento dell’ostacolo costituito dalla Linea Gustav nel settore della valle del Liri. Quella zona pianeggiante era l’unica che consentisse lo spiegamento in massa dei reparti corazzati di cui disponevano gli attaccanti.
Da un punto di vista strategico l’operazione fu articolata in tre fasi principali.
Il primo colpo doveva essere sferrato con una serie di attacchi nella valle del Liri e sulle alture ad essa circostanti con lo scopo di attrarre le riserve strategiche tedesche.
Successivamente un forza anfibia sarebbe sbarcata ad Anzio per creare scompiglio a tergo del fronte principale e minacciare le vie di rifornimento tedesche. A questo punto, secondo le intenzioni degli Alleati, i tedeschi sarebbero stati costretti ad abbandonare la Linea Gustav e a intraprendere una ritirata strategica. Infine, nella terza fase, il fronte adriatico si sarebbe mosso per tallonare i reparti tedeschi in arretramento.

Gli attacchi sulla Linea Gustav

Il Corpo di Spedizione Francese del generale Alfonse Juin fu il primo ad iniziare il combattimento la mattina del 12 gennaio 1944. L’asse di avanzata francese si trovava a circa venti chilometri a nord di Cassino e puntava in direzione di Atina, il compito era tuttavia diversivo: l’assalto serviva soltanto a tenere impegnate le riserve locali tedesche.
Le truppe di Juin ottennero dei risultati, pur subendo notevoli perdite, ma non furono inviate loro altre unità di rinforzo e l’offensiva si arenò tra il 22 e il 23 gennaio.

Nel frattempo, il 17 gennaio era iniziato l’attacco del X Corpo britannico lungo il corso inferiore del fiume Garigliano.
Gli inglesi attaccarono con tre divisioni. La 5a e la 56a divisione stabilirono delle teste di ponte nei pressi di Minturno e Castelforte, ma furono duramente contrattaccate e fermate dalle riserve strategiche che i tedeschi avevano fatto affluire. Il piano ideato dagli Alleati sembrava funzionare, ma gli imprevisti erano dietro l’angolo.
Un terzo attacco britannico doveva essere lanciato dalla 46a divisione in direzione di Sant’Ambrogio e aveva l’importantissimo compito di proteggere il fianco sinistro del II Corpo americano che doveva forzare un passaggio nella valle del Liri. Ma il generale McCreery, comandante del X Corpo britannico, non era affatto fiducioso dell’intero piano strategico e, per non disperdere le sue truppe, destinò all’azione verso Sant’Ambrogio solo una brigata. Questa non riuscì a superare il Garigliano e fu ritirata.

Nonostante quest’ultimo insuccesso, il generale Clark, il comandante della 5a Armata americana, decise di rispettare il piano originale e diede il via all’assalto del II Corpo americano nella valle del Liri. Gli americani attaccarono la notte del 20 gennaio con una divisione di fanteria, la 36a, sui due lati di Sant’Angelo in Theodice, a circa 5 chilometri da Cassino. Soltanto poche compagnie di due reggimenti poterono guadare il fiume Gari (spesso confuso con il fiume Rapido n.d.r.) sotto un diluvio di fuoco scatenato dai granatieri della 15a Divisione tedesca. La notte seguente gli americani ripeterono l’attacco senza successo, i pochi superstiti dovettero riattraversare il fiume Gari per ritirarsi. Il prezzo pagato dalla 36a Divisione americana fu altissimo: 1681 tra morti feriti e dispersi.

Poiché tutti gli attacchi pianificati dagli Alleati per sfondare la Linea Gustav erano falliti, il generale Clark fu costretto a ideare un’azione alternativa.
Visto che la valle del Liri non era al momento penetrabile, egli ordinò una manovra aggirante a corto raggio intorno a Cassino.
Il 24 gennaio il II Corpo americano attaccò pochi chilometri a nord della cittadina con la 34a Divisione, in seguito rinforzata dai resti della 36a Divisione. Dopo giorni di combattimenti durissimi nel pieno di un inverno molto rigido i fanti americani erano riusciti ad occupare una serie di colline in prossimità dell’Abbazia di Montecassino. I reparti tedeschi della 44a Divisione di fanteria a difesa della zona furono decimati, ma ricevettero rinforzi dalla 90a Divisione panzergrenadier e dalla 1a Divisione paracadutisti. I combattimenti interessarono anche la periferia nord di Cassino, dove gli americani furono più volte respinti dall’ostinata difesa tedesca. Le perdite subite dagli attaccanti non consentirono loro di effettuare il balzo decisivo verso la valle del Liri e l’offensiva americana si concluse il 12 gennaio, dopo aver respinto un forte contrattacco tedesco su Monte Castellone.

Mentre si combatteva verso l’abbazia, più a nord il Corpo di Spedizione Francese aveva iniziato un’azione di supporto per proteggere il fianco destro americano. Così la 3a Divisione algerina iniziò il 25 gennaio un attacco diversivo verso Colle Belvedere e Colle Abate; quello che seguì fu un combattimento con una irruenza e una determinazione da ambo le parti che rasentano l’incredibile. Diverse alture furono conquistate, perse e riconquistate più volte. Le truppe coloniali francesi avevano ancora volta assolto al loro compito impegnando i tedeschi. Anche questi ultimi avevano assolto il loro compito perdendo soltanto alcune posizioni.

Anzio

Nello stesso giorno in cui la 36a Divisione americana veniva respinta sul fiume Gari, il VI Corpo americano sbarcava ad Anzio, la mattina del 22 gennaio 1944.
La zona era scarsamente presidiata dai tedeschi e i reparti alleati presero terra in fretta e senza essere contrastati. A causa di incertezze nei livelli di comando più alti, le truppe a terra non si diressero, come era logico aspettarsi, verso i Colli Albani, ma percorsi pochi chilometri dalle spiagge si attestarono a difesa della testa di sbarco. Quella perdita di tempo prezioso diede ai comandi tedeschi l’opportunità di impiegare le forze della XIV Armata intorno alla testa di sbarco ad Anzio.

Nei giorni seguenti la situazione strategica si capovolse. A Cassino il fronte principale era stato solo intaccato, mentre ad Anzio i tedeschi minacciavano una vigorosa controffensiva che avrebbe potuto rigettare il VI Corpo amerciano in mare.
Così, le forze sbarcate ad Anzio, che dovevano servire ad agevolare l’offensiva sul fronte principale, avevano bisogno di aiuto. Invece, le forze su fronte principale, che avrebbero dovuto beneficiare dell’operazione anfibia, dovevano riprendere l’offensiva fallita per correre in soccorso delle truppe ad Anzio.
Gli Alleati, che non potevano permettersi perdite di tempo, si organizzarono per riprendere gli attacchi verso Cassino.

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Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare è rivolto a Livio Cavallaro per la disponibilità e il prezioso supporto nella realizzazione di questa pagina.

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