LE GROTTE DELLA VALLE DI SAN PIETRO INFINE
Data: 31-12-2001Autore: MAURIZIO ZAMBARDICategorie: La tragedia dei civiliTag: #dicembre 1943, civili, huston-john, san-pietro-infine

LE GROTTE DELLA VALLE DI SAN PIETRO INFINE

I soldati tedeschi erano stati altre volte nel piccolo, antico e arroccato centro di San Pietro Infine, le loro venute erano per˛ amichevoli. Si erano limitati ad avere, in particolare con le AutoritÓ locali, piccoli scambi di informazioni e di cortesie.

Ma da quel fatidico 8 settembre 1943, data della comunicazione ufficiale dell'Armistizio, le cose cambiarono. Gli americani, gli inglesi, i francesi e tanti altri popoli che prima facevano parte delle fila nemiche, diventarono di colpo amici degli italiani. I tedeschi invece divennero nemici. L'avanzata dell'esercito alleato si faceva sempre pi˙ massiccia e pressante. Lo scopo era quello di ricacciare indietro i tedeschi. La liberazione dell'Italia doveva partire dalla Sicilia. Attraverso una serie di "sbarchi" l'esercito alleato era ormai giunto alle porte della valle del Liri. Superato il massiccio delle Mainarde e dei monti Aurunci, la conquista di Roma, capitale d'Italia, era ormai cosa fatta.

Divenne quindi per i tedeschi di fondamentale importanza creare uno sbarramento proprio qui, alle porte della valle del Liri. L'ordine venne direttamente dai comandi pi¨ elevati. Il piccolo, pacifico e soleggiato paese di San Pietro Infine divenne, giocoforza, insieme a Montelungo, la roccaforte con cui, a tutti i costi e impegnando tutte le forze, le energie e le capacitÓ strategiche, bisognava impedire lo sfondamento di quella linea difensiva chiamata "Rheinard".

Questi erano luoghi molto importanti strategicamente poichÚ controllavano un ampio tratto della Strada Casilina e della Strada Annunziata Lunga, due arterie importanti per l'avanzata dei mezzi pesanti degli alleati. I tedeschi quindi occuparono San Pietro Infine. Organizzarono su tutto il territorio, in particolare su Monte Samb˙caro, su Montelungo e nella piccola valle tra questi compresa, un apparato difensivo di notevole rilievo. Furono forzatamente reclutati tutti gli uomini e i giovani di San Pietro Infine capaci di tenere in mano un piccone e una pala, o anche abbastanza robusti da poter trasportare munizioni e quant'altro fosse necessario. Molti di questi uomini avevano fatto parte dell'ormai disciolto esercito italiano; rimasti allo sbando totale, dopo l'armistizio, erano tornati alle loro abitazioni.

Il comando tedesco a San Pietro Infine, venne organizzato nel luogo pi˙ confortevole del paese: il "palazzo" dei Brunetti. Da qui venivano impartiti ordini perentori e organizzate tattiche belliche. Furono rastrellate tutte le forze efficienti del paese, per far scavare trincee, sistemare filo spinato, costruire "casematte" e posizionare mine anticarro. Vennero requisiti tutti gli animali da soma e il bestiame da macello, per far fronte alle esigenze alimentari dei soldati tedeschi. Lo scopo mirava anche a non lasciare alle forze nemiche niente di utilizzabile, quando queste avessero sfondato il fronte.

I tedeschi sapevano che il paese era ormai divenuto a rischio per i civili. Dettero allora ordini di evacuare il paese. Molte persone, tutti vecchi, donne e bambini, vennero radunate e qualche volta letteralmente trascinate, in piazza San Nicola presso alcuni ricoveri, e da qui vennero deportate verso le localitÓ non ancora conquistate dagli alleati. Per˛ non tutta la popolazione era disposta a farsi deportare, avevano paura di ci˛ che poteva loro capitare. Molti fuggirono e si rifugiarono presso parenti o amici nelle localitÓ vicine, dove la guerra sembrava meno accanita. Molti altri, non intuendo ancora l'immediato pericolo, avrebbero preferito restare nelle loro abitazioni, unica loro proprietÓ. I tentativi dei tedeschi di sgomberare il paese dai civili risultarono spesso vani. Per scoraggiare i civili a rimanere nel paese, furono addirittura rese inservibili le cisterne d'acqua, buttandovi dentro le carcasse di animali. L'atteggiamento dei tedeschi, come si pu˛ ben immaginare, era cambiato nei confronti degli italiani. Erano divenuti insofferenti e severi verso di loro. Li consideravano ormai nemici e traditori. I pi˙ accaniti e spietati erano gli uomini delle SS. Divenuta ormai pericolosa la permanenza in paese, molte persone trovarono rifugio in alcune grotte sparse sul territorio, ma giÓ i primi cannoneggiamenti degli alleati dimostrarono la loro poca sicurezza, in quanto esposte direttamente al fuoco dei cannoni che sparavano dalla zona di Mignano. Diversi civili morirono in quanto le grotte dove si erano rifugiati furono centrate in pieno. Dopo aver capito con certezza da dove proveniva il pericolo, alcuni ingegnosi sampietresi individuarono nel vallone ovest del paese, il posto pi˙ sicuro dove rifugiarsi. Spinti dall'istinto di sopravvivenza, molti civili si misero all'opera con picconi, pale, palanchini e con qualsiasi attrezzo utilizzabile che riuscissero a trovare, ed iniziarono a traforare il lato del vallone ovest proprio al di sotto del paese. Gruppi di persone legate da vincoli di parentela o di amicizia, scavarono una serie di grotte, isolate ma a breve distanza l'una dall'altra.

In un primo momento le grotte erano separate e ogni gruppo aveva la propria, ognuna con una entrata autonoma. Ma quando ci si accorse del pericolo dell'occlusione dell'unica entrata ad opera di qualche tiro a parabola, allora si cerc˛ di creare delle uscite alternative, ampliando internamente le grotte e mettendole in comunicazione tra di loro; in questa maniera veniva scongiurato il pericolo di rimanere bloccati. Altro pericolo era rappresentato dalle aperture d'ingresso alle singole grotte, che anche se di piccole dimensioni (adatte al passaggio di una o due persone), erano direttamente esposte alle schegge delle bombe che potevano scoppiare nelle vicinanze e che potevano quindi infilarsi nella grotta stessa. Ma come si suol dire: "la necessitÓ aguzza l'ingegno"; vennero realizzati, nei pressi delle aperture di ingresso, dei muri a secco disposti in posizione sfalsata, in modo che chi volesse entrare o uscire dai rifugi, fosse costretto a fare un percorso ad "esse"; questa soluzione fu fondamentale per la salvezza di tantissimi sampietresi.

La notizia del ritrovamento di un luogo di riparo sicuro si sparse in tutta la zona. Di notte molti altri gruppi si trasferivano dai luoghi meno sicuri alla valle e qui incessantemente continuava il lavoro di scavo, che fortunatamente era anche facilitato dalla natura stessa del terreno, formato dalla cementificazione di rocce sciolte, che offriva un'ottima consistenza strutturale ma anche la facilitÓ di scavo. I tedeschi sapevano dell'esistenza di questi rifugi e forse essi stessi li ritenevano sicuri, infatti durante i numerosi controlli che effettuavano alle grotte non obbligavano pi˙ i civili ad andarsene, ma si limitavano alla ricerca di uomini eventualmente sfuggiti ai loro rastrellamenti.

La vita in queste grotte diventava per˛ sempre pi˙ difficile. Alla mancanza di acqua e cibo si associava il freddo e le precarie condizioni igieniche. Ancora oggi, molte persone che si rifugiarono in queste grotte durante la guerra, ricordano i morsi delle pulci sulle parti pi˙ intime del loro corpo. Ricordano, di come con la mano spazzavano letteralmente via dai loro indumenti le pulci divenute tanto numerose da accumularsi in mucchietti. La vita era divenuta davvero difficile; la notte ci si ammassava all'interno per il freddo e la mancanza di spazio obbligava le persone a dormire accovacciati. A volte l'aria diventava talmente irrespirabile che occorreva trasportare fuori persone al limite dello svenimento.

Man mano che il tempo passava si cercava di rendere pi˙ confortevoli i rifugi. Venivano ricavate dalle pareti laterali interne e dei piccoli ripiani per gli oggetti di uso quotidiano. Quando poi alcuni uomini, per rimanere vicino ai loro familiari, si stabilirono anche loro nelle grotte, sorse l'esigenza di creare dei nascondigli dove potersi rifugiare nel caso di perlustrazioni dei tedeschi. Vennero allora scavate, nel pavimento delle grotte, delle fosse che avevano una grandezza strettamente necessaria a contenere una persona distesa. In genere i tedeschi effettuavano delle perlustrazioni solo durante il giorno e i sampietresi si erano organizzati in modo da creare un allarme attraverso segnali sonori. A quel punto gli uomini presenti nelle grotte si distendevano nelle fosse, ed i familiari con delle tavole coprivano le aperture e vi stendevano sopra uno strato di terra in modo da mimetizzarle, poi vi si mettevano sopra, lasciando solo un piccolo foro per consentire all'uomo nascosto di respirare. BenchÚ i controlli dei tedeschi fossero molto brevi, a causa dell'odore sgradevole che il luogo emanava, capitava spesso che per sicurezza, gli uomini nascosti restavano immobili in quella posizione anche per diverse ore. Ci si pu˛ immaginare che cosa pensassero in quelle ore interminabili i poveri sampietresi, ma comunque era sempre meglio sembrare morti che esserlo veramente.

Quando finalmente i primi soldati dell'esercito alleato, la mattina del 17 dicembre 1943, entrarono nel paese ormai ridotto a un cumulo di macerie, i primi a vederli avanzare, con uniformi di diverso colore, nella calma che si era creata dopo i bombardamenti, furono i bambini, che corsero subito a dare la notizia ai rifugiati nelle grotte. Tutti capirono che erano arrivati i liberatori e in massa la popolazione rifugiata and˛ loro incontro. I soldati rimasero di stucco nel vedere tante persone che somigliavano pi˙ a cadaveri che a essere viventi. Tanto pi˙ che essi non sospettavano minimamente che ci fossero ancora civili nel paese.
A ricordo delle grotte della valle oggi rimane una piccola lapide che fu fatta incidere nel dopoguerra dalla signora Irene Biello che, nonostante la sua elevata condizione sociale, aveva condiviso i dolori e le sofferenze nelle grotte con altre cinquecento persone, trovando per˛, alla fine, la salvezza. Le grotte oggi sono ancora lÝ, nella valle da alcuni detta "Valle della morte". Visitarle, riscoprendole una per volta, passando dall'una all'altra attraverso le piccole aperture interne, Ŕ un'esperienza unica, toccante e nello stesso tempo indimenticabile.

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