I POLACCHI SUL FRONTE DI CASSINO
Data: 24-07-2002Autore: JAN E. JUREKCategorie: Le battaglieTag: #maggio 1944, polonia, unità-reparti
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I POLACCHI SUL FRONTE DI CASSINO

Marzo 1944. Quando gli venne richiesto se il II Corpo d’Armata polacco poteva assumersi la responsabilitá di iniziare l'attacco su Monte Cassino, per il generale Wladyslaw Anders fu un momento di estrema importanza.

Egli si rendeva perfettamente conto di tutte le difficoltá che un tale incarico comportava poiché nella zona di Cassino la decisa resistenza delle truppe tedesche ostacolava seriamente, l'avanzata su Roma nonostante i massicci bombardamenti contro il Monastero di Monte Cassino, il raggiungimento di alcune quote intorno ad esso da parte delle forze alleate, e nonostante che la città di Cassino fosse ormai ridotta ad un cumulo di macerie fumanti:

"Mi resi conto, però, che anche se utilizzato su di un altro Fronte, il Corpo d'Armata polacco avrebbe potuto subire perdite più rilevanti".

A Monte Cassino, in caso di successo, il valore delle truppe polacche sarebbe stato di conforto a coloro che in patria combattevano la guerra di resistenza contro l'invasore e avrebbe aggiunto altra gloria alle armi polacche. Il generale Anders rispose affermativamente alla richiesta alleata e così anche la Polonia potè iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro delle forze che contribuirono all'affermarsi della democrazia nel mondo. Solo con il passare del tempo si apprezza l'efficacia di una battaglia come quella combattuta nell'area di Cassino dal II Corpo d'Armata polacco, per la causa comune delle nazioni.
Il valore dell'apporto polacco non era limitato come poteva esserlo quello dispiegato per la difesa del suolo patrio, importante anch'esso, ma era una vigorosa affermazione di un atteggiamento di politica estera: la battaglia che una nazione moralmente assai grande conduceva per portare il suo contributo alla libertà del mondo a venire.
Il 25 maggio, dopo il successo della battaglia di Monte Cassino, il generale Sir Harold Alexander, comandante del fronte italiano, conferiva al generale Anders una delle piú alte onorificenze inglesi:

"Conferendo l'Ordine del Bagno al generale Anders, il mio Sovrano, Sua Maestà Giorgio VI d'Inghilterra, ha decorato il Comandante del II Corpo d'Armata per il suo eccellente comando. Con ciò, ha espresso il suo elogio per l'eccezionale valore ed il grande spirito di sacrificio di cui hanno dato prova i soldati polacchi durante la battaglia di Montecassino.
Per la Polonia è stato un giorno di grande gloria quello nel quale conquistaste la rocca fortificata che i Tedeschi stessi consideravano inespugnabile. Quella da voi sostenuta e vinta è stata la prima fase di una grande battaglia nel combattimento per la conquista della "Fortezza Europea". Essa non rappresenta soltanto uno splendido inizio ma è l'indicatore della via da seguire in avvenire.
.Soldati del II Corpo polacco, se mi fosse dato scegliere tra i soldati che vorrei avere sotto il mio comando, la mia scelta cadrebbe su di voi.".

E' infatti con la battaglia di Monte Cassino che saltò una delle cerniere della fortezza europea. La vittoria polacca rivestì una enorme importanza strategica ai fini del successo finale.
Mentre la situazione sugli altri fronti di guerra era effettivamente in grande movimento, sul Fronte sud aveva stagnato per alcuni mesi creando degli attriti tra gli Alleati occidentali da una parte e i Sovietici dall'altra che reclamavano insistentemente l'invasione dell'Europa. Liberata Roma, sarebbe iniziato l'attacco contro la Fortezza che avrebbe costituito l'ultima fase del conflitto mondiale.

Le precedenti battaglie di Cassino

I Tedeschi in quel periodo erano attestati su di una formidabile linea di difesa che da Minturno vicino al Tirreno, passando per Monte Cassino, arrivava ad Ortona sull'Adriatico.
Tra le valli del Rapido e del Liri la vetta di Monte Cassino su cui si erge la maestosa abbazia dei Benedettini, sovrasta la Via Casilina per circa tre chilometri e domina completamente la città di Cassino, posta alla base del monte, e l'ingresso della Valle del Liri. Disposte al di sopra del Monastero un anfiteatro di colline, la cui cima piú alta è Monte Cairo con circa 1669 metri di qìuota, era la chiave principale il cui possesso permetteva l'accesso a Roma dal sud. Le Forze Alleate dovevano scardinare questo complesso montagnoso per spianare la strada dell'avanzata verso Roma. Su questo territorio i Tedeschi avevano convenientemente apprestato due sistemi difensivi: la Linea Gustav e la Linea Adolf Hitler, linee oblique l'una rispetto all'altra che convergevano sulla roccaforte di Piedimonte. Qui si snodava, attraverso la vallata del fiume Liri, la Via Casilina (Strada Statale n.6), l'unica strada cementata al cui termine stava la Capitale d'Italia.
Entrambe le linee erano costituite da innumerevoli caverne naturali che offrivano ai difensori eccellenti ripari dal fuoco dell'artiglieria alleata e una profonda osservazione delle valli del Liri e del Rapido. Postazioni scavate nella roccia, fortini di acciaio e cemento, torrette di carri armati inserite tra i massi con i relativi cannoni. campi minati, reticolati ed ostruzioni varie, ne avevano eccezionalmente aumentata l'inespugnabilità. Inoltre, intorno al massiccio di Monte Cassino, era stata collocata una rete di pezzi di artiglieria, mortai e mitragliatrici, su un quadrilatero di circa dieci chilometri di lunghezza e circa sei in larghezza.
La difesa tedesca era basata su di un sistema di sbarramento costituito da armi a traiettoria curva e a traiettoria piana, facilmente manovrabili, tanto da consentire un rapido e intenso concentramento di fuoco là dove era più necessario. Questo formidabile dispositivo aveva arrestato tutti gli attacchi portati dagli Alleati fino ad allora, i quali erano sempre stati respinti con perdite severe.

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