Intervista al GENERALE JAN Z. ZAREMBA
Data: 08-12-2003Autore: LUIGI GRIMALDICategorie: TestimonianzeTag: #today, polonia, veterani-reduci

Intervista on il GENERALE JAN Z. ZAREMBA

Introduzione

Durante una serie di ricerche sul contributo dell’esercito polacco alle ultime fasi della Battaglia di Cassino, ho avuto la fortuna di conoscere una persona particolarmente disponibile ad offrirmi il suo aiuto per colmare la mia infinta "sete di sapere" sugli eventi e gli uomini che qui combatterono.

Parlo del Generale Jan. Z. Zaremba, attuale presidente dell’Associazione Combattenti Polacchi in Italia e, all'epoca degli avvenimenti, sottotenente del 6° Reggimento Corazzato polacco, con il quale combatté in prossimità di Cassino.

Dico "in prossimità" perché questa unità giunse sul fronte del Convento Benedettino poche ore prima che questo venisse occupato proprio dai polacchi e quindi, in effetti, non prese parte agli scontri sulle alture prossime al Monastero. Tuttavia, nonostante molte persone pensino che gli scontri per la liberazione della Valle del Liri siano terminati il 18 maggio, con la presa del Monastero, in realtà si continuò a combattere lungo una successiva linea di fortifficazioni denominata "Linea Hitler" o "Linea Senger-Rigel" (il cui principale caposaldo era il piccolo abitato di Piedimonte S. Germano), fino al 25 maggio.

Fu proprio in quelle giornate che l’unità del generale Zaremba venne coinvolta negli scontri.

Alcune informazioni biografica sul Generale Jan Zaremba:

Intervista

D. – Prima di giungere in Italia aveva mai sentito parlare di Cassino e della sua difficile situazione?

R. – Si, lessi due o tre articoli in merito quando frequentavo la Scuola di Tattica Militare, tuttavia già ero a conoscenza delle enormi possibilità difensive che la zona si Cassino avrebbe offerto ad un esercito in ritirata. Appresi queste notizie perché in quegli anni ebbi modo di studiare in maniera approfondita le tattiche militari degli eserciti nemici ed in molti manuali, specialmente italiani, il settore di Cassino veniva spesso definito come “il punto più difficile da conquistare in una eventuale battaglia”. Ne ebbi piena conferma quando giunsi sul luogo.

D. – Dove si trovava quando il II° Corpo d’Armata Polacco ricevette l’ordine di muoversi verso la linea Gustav?

R. – Ero dislocato presso l’abitato di Ciorlano a pochi chilometri da Capriati al Volturno. Sbarcai nell’aprile del 1944 nel porto di Taranto dove ricevetti il comando della colonna reggimentale automezzi leggeri, con l’ordine di guidarla verso nord per poi ricongiungerci, presso Capriati al Volturno, con la colonna di unità corazzate sbarcate tempo prima presso il porto di Napoli. Nei giorni in cui eravamo fermi a Ciorlano ricevetti la notizia.

D. – Ricorda la data in cui giunse a Cassino?

R. – Giunsi in prossimità di Cassino la sera del 17 maggio 1944. Stazionammo a S. Michele per qualche ora di sonno e alle prime luci dell’alba il mio squadrone (III° del 6° Reggimento Corazzato “Bambini di Leopoli”) ricevette l’ordine di rilevare le unità del IV° Reggimento Corazzato polacco, “Scorpioni”, che nei giorni precedenti era stato duramente impegnato lungo la Cavendish Road. La mattina del 18 la squadra del tenente Gurbiel penetrò all’interno dell’Abbazia, poco dopo il vessillo polacco sventolava nella parte più alta di ciò che rimaneva del Monastero. Quando la notizia raggiunse la mia unità pensai che la conquista del Monastero da parte delle forze polacche avrebbe rappresentato il tanto atteso “riscatto” per un esercito e per un popolo che tante sofferenze avevano patito nel passato.

D. – Ricorda il giorno in cui la sua unità entrò in combattimento ed in quale settore del fronte?

R. – Siamo entrati in azione il 19 maggio. Da S.Michele attraversammo ciò che rimaneva della città di Cassino e percorrendo la Statale n° 6 (Via Casilina) giungendo fino al piccolo convento di S. Scolastica ed in prossimità di esso venne stabilito un primo campo base. Proprio lì, la mattina del 20, ci fu una prima importante riunione da parte dei comandanti e degli ufficiali di collegamento per definire, in dettaglio, l’attacco che nelle ore successive (le 15:00) sarebbe stato mosso contro la nuova linea difensiva che i tedeschi avevano approntato in vista del crollo della Gustav. Mi riferisco ovviamente alla Linea Adolf Hitler (o Senger) che aveva come caposaldo proprio l’abitato di Piedimonte S. Germano.

A questo punto, poi, vorrei ricordare un episodio che destò non poche critiche da parte di numerosi ufficiali, me compreso, circa la scelta dell’ubicazione del campo base. In poche parole esso si estendeva in lunghezza dalle mura del convento di S. Scolastica fino alla via Casilina sotto lo sguardo vigile del Monte Cairo. Molti di noi si domandarono il perché fosse stato scelto quel luogo tanto scoperto alla vista del nemico, come punto di sosta di un intero reggimento, quando ogni ufficiale alleato era, ormai da mesi, a conoscenza della presenza di numerosi punti di osservazione tedeschi dislocati sul citato monte. I risultati infatti di una simile decisione non si fecero attendere e quella stessa sera (20 maggio) quattro o cinque granate da mortaio caddero vicino al comando. La mattina del 21, secondo giorno della battaglia, tra le 06:00 e le 07:00 il comando ed il gruppo di supporto vennero colpiti da un intenso tiro di artiglieria e mortai. Nell’attacco rimase gravemente ferito il comandante del reggimento, il Colonnello Swietlicki, che perse un piede, ed il primo ufficiale di collegamento, il Tenente Patorski. Dinanzi a tutto ciò il vice-comandante del reggimento, il Maggiore Zasadni, mi chiese di prendere immediatamente il posto del Tenente Patorski. La prima decisione che ricordo di aver preso fu quella di tentare, nel caos generale che seguì l’attacco, di allontanare quanti più uomini e mezzi potessi da quella radura. Ovviamente si registrarono numerose critiche su quanto accadde quelle mattina. Ma a mio avviso il lato peggiore di quell’attacco non fu tanto il fatto di esser stati colpiti fisicamente ma quello di essere stati colpiti moralmente. Essere attaccati in quel modo e registrare tante vittime senza neanche avere la possibilità di difendersi è fortemente demoralizzante. L’attacco che il giorno successivo (il 22 maggio) venne mosso verso Piedimonte non partì di certo con il piede giusto. Nonostante tutto le unità dell’esercito polacco combatterono con ardore nei giorni che seguirono, fino a quando la mattina del 25 maggio le ultime unità tedesche si arresero a Piedimonte. Il 25 di maggio rimarrà, a mio avviso, la data in cui la battaglia per la conquista della Valle del Liri, giunse realmente a termine, perché solo allora la strada per Roma fu realmente aperta all’avanzata degli Alleati. Le perdite furono rilevanti: morti 5 ufficiali e 15 soldati, feriti 11 ufficiali e 45 soldati, distrutti 10 Sherman e 1 Stuart, danneggiati 17 Sherman. Tra gli ufficiali caduti due erano comandati di squadroni.

D. – Quale sono stati i momenti o gli episodi che particolarmente ricorda e che in qualche modo hanno lasciato un segno indelebile nella sua memoria durante la Battaglia di Cassino?

R. – Uno in particolare lo ricordo benissimo, il più ridicolo di tutti. Poco prima che cominciasse il famoso attacco da parte dei mortai tedeschi sul campo base, un mio compagno della scuola ufficiali che non faceva parte delle unità dislocate in prima linea, mi vide rannicchiato nella mia buca e per tirarmi su di morale mi chiese se avessi gradito qualche pacchetto di sigarette. Ovviamente non rifiutai l’offerta ed uscii dalla mia buca per raggiungerlo e ritirare il dono. Nell’istante in cui lo raggiunsi una granata cadde nella mia buca. Per qualche pacchetto di sigarette ebbi salva la vita. Se al contrario non avessi accettato quel dono oggi non sarei qui a raccontarle le mie vicissitudini di soldato. Le circostanze mi hanno permesso di andare avanti e giungere fino ad oggi.

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