L'ECCIDIO DI COLLELUNGO - 28 DICEMBRE 1943
Data: 04-01-2004Autore: COSTANTINO JADECOLACategorie: La tragedia dei civiliTag: #dicembre 1943, civili, collelungo, violenze-saccheggi-eccidi
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L'ECCIDO DI COLLELUNGO - 28 DICEMBRE 1943

Un "avvenimento" per i quarantacinque sfollati di Cardito accampati sul greto del rio Chiaro a Collelungo, è l'arrivo di quattro soldati italiani presso il loro "accarnpamento". Vengono chissà da dove: vanno, sicuramente, verso casa. E come centinaia e centinaia di loro commilitoni pensano che tra le gole e gli anfratti delle Mainarde sia per loro più facile guadagnare la strada per casa, al di là della linea del fronte. Ma oltre Collelungo non è possibile andare e si fermano, perciò, con gli sfollati di Cardito: ad alcune decine di metri da loro trovano un posto per ripararsi e ricevono anche qualcosa da mettere indosso perché con la vecchia e sdrucita divisa non è proprio il caso di farsi vedere in giro da quelle parti.
Un altro "avvenimento" ancora è l'arrivo di un ufficiale inglese, A. M. Burnford, che viene dal nord, dov'era prigioniero dei tedeschi e cerca di andare a ricongiungersi ai suoi commilitoni al di là del fronte. E’ malato. Gli sfollati di Cardito lo curano. Poi, dopo un mese circa di permanenza con loro, una ventina di giorni prima che si consumi la tragedia, riesce finalmente a passare dall'altra parte.
Un giorno, finalmente, dalle loro attente "osservazioni”, gli sfollati pensano di poter dedurre che a monte Mare qualcosa sta accadendo: che la situazione bellica è in fase di evoluzione lo interpretano valutando le circostanze che si presentano ai loro occhi. In effetti, non hanno tutti i torti perché è proprio la metà di dicembre quando la battaglia si accanisce ormai sulle Mainarde, ad alcune centinaia di metri in linea d'aria da loro.
Agli attacchi alleati, condotti su questi monti dal tristemente noto corpo di spedizione francese del generale Juin, i tedeschi contrappongono la loro V divisione alpina il cui esordio, peraltro, riferisce Rudolf Bohmler, è piuttosto deludente.
Il fatto stesso di essere in prima linea, per di più tra gli apparati difensivi della "Reinhard" e della "Gustav", costituisce motivo perché, non di rado, gli sfollati di Collelungo vengano a trovarsi a diretto contatto con i soldati tedeschi che passano da quelle parti e che, spesso, si fermano con loro, per riposarsi o per mangiare un boccone.
Mi ha raccontato Pierino Di Mascio, uno dei superstiti: "Si erano comportati sempre in modo civile e nessuno avrebbe mai pensato che la nostra tragedia sarebbe venuta proprio da loro. Anzi, eravamo sicuri che, una volta crollato il fronte, si sarebbero ritirati senza far succedere nulla."
Anche la sera del 27 dicembre, mentre tutt'intorno si scatena il fragore di un violentissimo duello di artiglieria, una pattuglia di soldati tedeschi, accampata nei pressi, s'intrattiene con gli sfollati di Cardito. Ci si riscalda intorno ad un grosso fuoco e si mangia brodo di carne di pecora. Quei soldati tedeschi sono della Wehrmacht Alpenjager, ovvero "Cacciatori delle Alpi". Ernesto Rongione, uno degli sfollati, che è reduce dal fronte russo, non ha difficoltà a riconoscerli come tali anche per via della stella alpina cucita sulla divisa. Nel loro stentato italiano cercano di scambiare qualche parola. Uno di essi dice: "Domani. Americani."
Poi, volge lo sguardo verso la cima di monte Mare quasi a voler far capire che ormai gli alleati sono lassù. E quando decidono di andar via, come se volessero ricambiare con qualcosa di tangibile l'ospitalità ricevuta, lasciano a Ernesto Rongione una pagnotta di pane nero. Quello che la consegna, dice: "È per i bambini.Al mio paese ne ho quattro anch'io."

Quando i soldati sono andati via, Antonio Di Mascio, padre di Pierino, commentando la notizia data dai soldati tedeschi circa il prossimo arrivo degli "americani", notizia, che, peraltro, conforta le supposizioni degli sfollati, si lascia andare ad affermazioni espresse, più che con speranza, con un pizzico di euforia: "Meno male! Fra poco qui ci saranno gli alleati. La guerra per noi sarà finita. Dobbiamo ritornare a casa. Ci sono tanti lavori che abbiamo trascurato e che dobbiamo fa re. Coraggio! Anche questa, se Dio vuole, è passata."
Intanto, ha preso a nevicare. Pierino Di Mascio ha appena il tempo di notare che i soldati tedeschi che si erano intrattenuti con loro e che si erano poi accampati non lontano sono stati raggiunti da una staffetta venuta, evidentemente, a riferire nuove disposizioni: così deve essere se, appena dopo, i soldati lasciano la zona e prendono la via della montagna.
Per gli sfollati di Cardito, anche a seguito della notizia data dai tedeschi, quella sembra essere una sera diversa dalle altre. Non fa niente che Natale, quest'anno, è andato come è andato. La cosa importante è che ormai si sia giunti ad una svolta.
È solo questione di ore, essi pensano. Lusingati da questa speranza, che per tutti è, comunque, molto più di una semplice speranza, cercano il sonno sui nudi giacigli di foglie secche.
Dormono ancora quando il primo chiarore del nuovo giorno si fa largo tra le tenebre di quella notte ricordata come la più fredda di tutte, con la neve che ha coperto ogni cosa.
Ma ora non nevica più ed è anche cessato il fragore delle artiglierie.
È il 28 dicembre, il giorno che la Chiesa dedica alla memoria dei SS. Innocenti Martiri.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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