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LE BATAILLON DU BELVEDERE
Data: 10-03-2004Autore: LUIGI GRIMALDICategorie: Le battaglieTag: #gennaio 1944, colle-belvedere, francia
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LE BATAILLON DU BELVEDERE

L’arrivo del Corpo di Spedizione Francese di Juin, nella Valle del Liri (14 – 16 gennaio 1944), coincise con l’inizio della prima offensiva alleata lungo la Linea Gustav. In quelle ore infatti le unità del X Corpo Britannico, al comando del generale Mc Creery, davano il via alla prima di una serie di attacchi lungo le rive del fiume Garigliano a circa venti chilometri a sud-est di Cassino ottenendo numerosi successi senza troppi sforzi. Ciò molto probabilmente convinse Clark che un attacco simile portato avanti direttamente in direzione della città e del Monastero, sarebbe stato altrettanto semplice ed efficace. L’idea di Clark era quella di attaccare Cassino da sud facendo utilizzo delle proprie divisioni, mentre a quelle di Juin sarebbe spettato il compito di attaccare il nemico nel fianco, ovvero da nord, nel tentativo di distogliere le forze tedesche dalla città.

Juin, dunque, ricevette l’ordine di attaccare le postazioni tedesche sul Monte Belvedere (718 m.) e sul Colle Abate (919 m.) dirigendosi in seguito verso il villaggio di Terelle, situato sulle pendici settentrionali del Monte Cairo. Alla vigilia dell’attacco Juin ordinò al maggiore generale Goislard De Monsabert di definire ed attuare il piano di attacco verso gli obiettivi prestabiliti. Quest’ultimo curò con grande astuzia le manovre scegliendo come unità di punta il 4° Reggimento Fucilieri Tunisino spalleggiato dalle unità dei reggimenti algerini.
Il piano di manovra di De Monsabert, peraltro fortemente appoggiato da Juin, si rivelò particolarmente audace. Esso infatti non intendeva attaccare nella parte bassa valle, la dove il nemico si sarebbe aspettato e dove maggiori erano gli ostacoli da oltrepassare, bensì cercare più a nord, nella parte alta della valle, un punto di minor sorveglianza (la contrada Olivella ad esempio, ai piedi del Monte Cifalco), e lì aprire una breccia nella Linea Gustav ed avanzare come in un corridoio fino alla vetta del Belvedere. Mentre i tunisini avanzavano lungo le pendici del monte le unità algerine avrebbero provveduto a “picchettare” il corridoio proteggendo i loro compagni da un sicuro contrattacco. In tal senso fu ordinato al 3° Reggimento Fucilieri Algerino di proteggere il fianco destro dell’avanzata a monte della vallata del Rio Secco, mentre le unità corazzate del 3° Spahis al comando del colonnello Bonjour, ricevettero l’ordine di difendere il fianco sinistro costituendo una barriera in prossimità del villaggio di Caira.

La mattina del 24 gennaio, tutti gli ufficiali, sottoufficiali, caporali e soldati delle unità scelte erano a conoscenza del loro prossimo obiettivo e all’imbrunire dello stesso giorno, partendo dalle postazioni presso San Elia, iniziarono a muoversi in direzione del punto di raduno a duecento metri a sud di Valleluce (Quota 520). Alle 04:50 tutte le compagnie del 4° Fucilieri Tunisino alla testa del capitano Denée erano al completo, mentre gli ufficiali di collegamento del 3° Fucilieri Algerino erano ancora in attesa delle loro compagnie. A quel punto non c’era più tempo da perdere. Con o senza il loro appoggio, l’attacco doveva aver luogo nei tempi previsti.
Alle 05:40 l’artiglieria del Gruppo Dunois aprì il fuoco in direzione degli obbiettivi prestabiliti, venti minuti più tardi le bocche dei cannoni alzarono il tiro, l’attacco aveva inizio. Gli uomini di Denée si mossero silenziosi verso le linee nemiche ancora avvolte dal fumo delle esplosioni, ma dopo pochi metri le mitragliatrici del 131° Reggimento Granatieri Tedesco iniziarono a crepitare; l’appoggio dell’artiglieria non aveva sortito gli effetti desiderati. Appena giunti a distanza d’assalto il capitano Denée si alzò in piedi ed urlò: « Avanti! Alla baionetta! Caricate! ».

Mentre gli scontri infuriano nel settore francese, in lontananza verso sud, si udì l’artiglieria americana scatenarsi contro Cassino: Anche la fanteria del 2° Corpo d’Armata Statunitense, si era lanciata all’assalto.
Alle 07:00, la nebbia che fino ad allora aveva avvolto le cime del Monte Cifalco e del Monte Cairo, oscurando la vista degli osservatori tedeschi, iniziò a diradarsi sospinta dal vento. Pochi istanti dopo l’artiglieria germanica, che contava numerosi pezzi sui pendii dei due monti, iniziò a martellare il settore dell’avanzata francese. Ma il colonnello Dunois, comandante del Raggruppamento di Artiglieria della 3° Divisione di Fanteria Africana, non fece attendere la sua risposta scatenando sul Cifalco buona parte dei suoi pezzi da 155, creando non poco disturbo alle unità della 5° Divisione Alpina Tedesca a guardia del monte.

Più a valle, nel frattempo, gli scontri continuavano. Gli uomini del 4° Fucilieri Tunisino al comando di Denée, avanzavano lentamente sotto il fuoco nemico proveniente da tutte le direzioni conquistando, al prezzo di mille sacrifici, ogni metro di quel terreno arido e scosceso senza aver neanche ricevuto il programmato appoggio dalle unità algerine. Poco dopo le prime luci del giorno iniziarono a scavalcare i monti circostanti, era l’alba del 25 gennaio 1944. Quella mattina il comandante Denée venne gravemente ferito e senza indugio assegnò il comando della compagnia al tenente El Hadi, il quale, dinanzi al comandante morente, giurò sul suo onore che avrebbe conquistato la vetta della quota 470 (la cui conquista era necessaria per raggiungere gli obiettivi primari). Poche ore dopo El Hadi giunse con la sua compagnia sulla vetta del monte senza un braccio e con il corpo perforato dalle pallottole. Aveva mantenuto la promessa fatta al suo comandante, aveva conquistato quella maledetta vetta, e prima di cadere al suolo urlò ai suoi compagni « Viva la Francia! ». La quota era ormai conquistata ed il Belvedere era ora lì di fronte in attesa di essere anch’esso liberato. Nel pomeriggio la restante aliquota del 4° Fucilieri Tunisino sempre sotto la copertura dell’artiglieria di Dunois iniziò a muoversi verso il fondo valle riuscendo poco dopo e non senza sforzi ad attraversare il Rio Secco attestandosi in prossimità del Belvedere. La breccia, dunque, era stata aperta ed il profilo del corridoio, in direzione dell’obbiettivo, iniziava a prender forma ma per mantenerlo i soldati tunisini avrebbero dovuto svolgere il compito assegnato ai loro compagni algerini: difendere i due lati dell’avanzata. Così mentre il 2° Battaglione si mosse verso sinistra in direzione dell’Olivella, il 3° ricevette l’ordine di muoversi verso destra, in direzione di Belmonte attestandosi lungo le falde del Belvedere. Poche centinaia di metri più a sud il capitano Luisot, alla testa della 10° Compagnia, era riuscito a conquistare il piccolo abitato di Casa Luciense.

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