COLLE SAN MARTINO
Data: 05-07-2006Autore: MAURO LOTTICICategorie: I luoghiTag: #today, colle-san-martino

COLLE SAN MARTINO - La piccola Verdun delle Mainarde

Paragonare il sistema di trincee del Colle San Martino a quello del 1916 presente a Verdun in Francia è sinceramente una mia esagerazione, ma l’impressione avuta la prima volta che sono salito lassù è stata notevole e soprattutto formativa. Mi fece capire nettamente quale era stato l’intervento strategico e logistico germanico, di preparazione e di costruzione, sulla Linea Gustav.

Come ho già affermato nel mio precedente articolo sul monte Cifalco l’intento strategico delle fortificazioni della Gustav tendeva più a costringere gli alleati a seguire determinati percorsi, in preparazione al loro arrivo, con soggiorno forzato, nella Valle del Liri al cospetto di Montecassino (il famoso cappio).

RITORNO SUL MONTE CIFALCO

Una considerazione abbastanza comune è quella di circoscrivere la linea Gustav alla sola zona del campo di battaglia di Cassino con il suo Monastero Benedettino. Giusto per fare un paragone macabro: l’intera linea Gustav è la fune di una forca, e il Monastero con la città sono il cappio.

05/02/2003 | richieste: 4337 | MAURO LOTTICI
I luoghi | #today, monte-cifalco

I tedeschi non solo riempirono di trincee, tane di volpe e bunker le colline italiane, ma fecero di tutto per far combattere in modo protetto e comodo i loro soldati, preparando una serie di ricoveri, magazzini e ospedali da campo lungo tutto il tratto stradale e montano che portava al ridosso della prima linea. Una prima linea minuziosamente preparata in profondità anche in vista di possibili cedimenti del fronte tedesco.
L’organizzazione "Todt" si diede un gran da fare reclutando forzatamente una grande quantità di manovalanza italiana da adibire ai lavori pesanti di scavo, di sbancamento e di trasporto.
Di tutte queste opere non rimane quasi nulla se non in quelle zone montane ed impervie dove non vi è stato alcun interesse per modificare ciò che rimaneva delle fortificazioni nel dopo guerra. Fortificazioni fatte in "povertà", basate più sull’occultamento che sul mostrare i muscoli. Il cemento non fu usato per costruire bunker o trincee, ma per rinforzare grotte e cantine.
Soprattutto nella parte montuosa della linea Gustav i materiali che furono utilizzati si trovavano sul posto: legno e sassi.

Scoprimmo il Colle San Martino una decina di anni fa quando Tonino, un simpatico abitante di S. Elia Fiumerapido, ci disse che il suocero aveva aiutato, all’età di 12/13 anni, i tedeschi a costruire le postazioni del San Martino; aveva anche guidato gli addetti della bonifica che nell’immediato dopo guerra andarono a sminare la zona.

Da buoni cacciatori, Tonino ed il suocero, erano saliti varie volte in quei luoghi e ci accompagnarono volentieri, promettendoci una giornata interessante. Da quel giorno sul San Martino sono tornato tre volte ed una volta insieme ad un reduce della 5a divisione di montagna tedesca che voleva rivedere i suoi camminamenti. Era di Salisburgo e portava con se uno schizzo fatto a mano nel 1944 per ricordarsi la zona.
Lui trovò esattamente la sua postazione e noi un discreto mucchietto di "vecchi ferri".

Sempre nel mio articolo sul Cifalco vi mostrai alcune foto da me acquistate in Germania, provenienti dall’album fotografico di un ufficiale del Gebirgsjager Artillerie Regiment 95 I./G.A. R95, in poche parole gli alpini della 5a divisione di montagna comandati dal generale Ringel. Guardandole con attenzione iniziarono a venirmi delle perplessità, la zona fotografata è sicuramente l’inizio della catenella delle Mainarde, ma io questa collina credo di conoscerla.... . Ma ti pare che possa essere così fortunato? Impossibile!
Ne fui certo solo in occasione di una gita di "4 PASSI SULLA GUSTAV" sul Cifalco.

4 PASSI SULLA GUSTAV 2003

Cronaca del raduno che si è svolto a Cassino nelle giornate del 12 e 13 aprile 2003.

21/04/2003 | richieste: 4930 | VALENTINO ROSSETTI
Cronache | #today, manifestazioni

In quell'occasione portai infatti con me una di quelle fotografie ed ebbi la fortuna di rincontrare il sig. Di Cicco, presidente dell’associazione culturale che ha curato il ripristino di molte trincee ed appostamenti che ora è possibile visitare sul Cifalco, e gli mostrai questa foto

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La sua risposta fu musica per le mie orecchie

Non lo vedi? Ci sei proprio sopra. Questo colle dietro l’ufficiale germanico è il Cifalco fotografato dal San Martino.

Bingo!
Ne dedussi che una buona parte di quelle foto acquistate in Germania potevano essere state scattate proprio sul San Martino, ed ora eccole qua:

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In questo mio articolo non ho intenzione di soffermarmi sulle battaglie nelle quali il San Martino venne coinvolto ma in ogni caso un sommario inquadramento è d’obbligo.

Il periodo degli scontri di maggiore importanza fu quello compreso tra il dicembre 1943 e il gennaio 1944. In un primo tempo il massiccio Cifalco/San Martino servì a fare in modo che i francesi del generale Juin, proveniente da Acquafondata e Cardito, imboccassero la valle del Rapido a San Elia Fiumerapido, facendo rimanere le truppe del CEF sempre sotto la sorveglianza delle due colline in mano germanica. In una seconda fase le due postazioni imprendibili contrastarono, con il fuoco dei loro cannoni e mitragliatrici, il tentativo delle truppe francesi di salire verso Terelle durante gli attacchi al Belvedere e a Colle Abate (*). Per tutto il periodo dell’assalto i francesi subirono sia il fuoco proveniente di fronte ma anche alle spalle. Sappiamo come finì.

(*) In realtà in una trincea del San Martino trovammo materiale tedesco misto a caricatori del Thompson ed una cresta dell’elmetto Adrian francese. Muti testimoni che i combattimenti erano giunti allo scontro diretto, corpo a corpo.

Come mai il colle San Martino non è tanto famoso e conosciuto?

In tutti i libri, diari reggimentali e biografie viene sempre citato il monte Cifalco o, come fanno i francesi, il"“massiccio del Cifalco". Anche nelle varie cartografie presenti nelle pubblicazioni che trattarono l’argomento, il colle San Martino non è mai presente a differenza del monte Cifalco. Ecco alcuni esempi:

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Ed ecco come si presenta ai giorni d’oggi l’intera area, il paese in primo piano è Valvori.

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Probabilmente il Cifalco è più famoso a causa di una maggiore visibilità storica, anche se devo ammettere che le trincee del San Martino sono decisamente più interessanti ed articolate anche nel loro stato di completo abbandono.

Come si arriva sul colle San Martino?

Il percorso è quasi lo stesso che si segue per arrivare al monte Cifalco. Per giungere in zona bisogna uscire dall’autostrada A1 a Cassino e prendere la superstrada per Sora-Avezzano. Dopo una decina di chilometri uscite a S.Elia Fiumerapido, in direzione del paese troverete la segnaletica per i borghi di Valleluce e di Valvori, qui avete due opzioni, entrambe partono dal paese di S. Elia Fiumerapido.

La cartina che indica i due percorsi.

Opzione "A" per Valleluce

Sinceramente io ho fatto questa strada solo per andare sul monte Cifalco, quindi lo stato della strada dopo Valleluce non lo conosco. Abitanti del posto mi hanno garantito che il percorso è migliore di quello della opzione "B".

Opzione "B" per Valvori

Non dovete arrivare fino a Valvori. Superato S. Elia noterete sulla sx la cava di Calcite. In piena curva a gomito andate a sx, vi inoltrerete in una serie di bellissimi uliveti. La strada in salita è una vera mulattiera abbastanza rovinata. Ad un certo punto noterete una valletta sulla sx e le falde del colle San Martino a dx. Proseguendo la strada migliora, scorgerete una serie di grotte continue: sono i primi ricoveri scavati dai tedeschi.

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All’altezza di una captazione dell’acqua chiamata "Sbarramento dell’acqua bianca" (il pallino rosa sulla cartina), incrocerete il percorso dell’Opzione "A"; qui lasciate l’auto e proseguite a piedi. Salite per la stretta valle altri 50/100 mt. Le salite per il San Martino iniziano a dx. Una volta vi era un sentiero del CAI di Cassino, ma mi dicono che poco o nulla è rimasto; cominciate a salire (io ci mettevo una oretta per arrivare, ma non faccio testo (i miei 100 e passa "kili" si facevano sentire tutti). Tutto il percorso in salita è all’ombra del bosco, vi accorgerete di essere quasi arrivati quando inizieranno ad apparire i primi ricoveri a ridosso della prima linea.

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Il signore che aveva aiutato i tedeschi e gli addetti alla bonifica, mi raccontò che quest’ultima si era limitata al solo recupero dei metalli preziosi e dei morti. Tutto il resto venne fatto brillare nelle grotte di cui sopra. Negli anni seguenti la guerra la gente si recò in questi luoghi per recuperare tutta la legna usata per i ricoveri e le trincee.

Ora siete arrivati sulla cresta, vi consiglio di percorrerla tutta.
E tanto che non salgo lassù, ho passato il testimone ad uno stuolo di amici che, sollecitati dal sottoscritto, sono andati varie volte sul San Martino. Ad uno di loro, Lillo Bertone, vanno i miei ringraziamenti per le fotografie, tutte scattate recentemente.

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Molto materiale che si trova è di provenienza italiana, come le "bombette" del lanciagranate "Brixia". In una delle fotografie tedesche abbiamo visto una 20mm antiarea. Nei ritrovamenti di Lillo & C ne vediamo svariati bossoli e proiettili. Anche una sicura di una bomba a mano italiana SRCM.

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Curiosità

Qualcuno forse si domanderà come erano in realtà le postazioni tedesche. Tra le foto che ho comprato in Germania non vi sono solo quelle relative al fronte italiano. Alcuni scatti ritraggono gli stessi soldati nei loro ricoveri in un’ambientazione sicuramente ripresa in nord Europa o in Russia. Anche se il legno è quello di abeti e di conifere è probabile che i metodi di costruzione fossero gli stessi usati sul colle San Martino; non vi era infatti nessun motivo di cambiare la tecnica costruttiva.

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Raccomandazioni e consigli

Le solite raccomandazioni e consigli:

Ringraziamenti

A Lillo Bertone, per le fotografie che io stupidamente non ho mai fatto e a Francesco Arcese, per le belle foto panoramiche e per avermi rinfrescato la memoria.

Dedico questo articolo a quel povero soldato francese che è riuscito ad arrivare nelle trincee del colle San Martino imbracciando il suo "Thompson" ed indossando fieramente il suo elmetto "Adrian", vere reliquie che io ho lasciato sul posto, se le trovate abbiatene rispetto.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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