SULLA CRESTA DI MONTE CASTELLONE
Data: 26-05-2007Autore: LIVIO CAVALLAROCategorie: I luoghiTag: #today, monte-castellone

SULLA CRESTA DI MONTE CASTELLONE

Fra reperti bellici, resti di costruzioni medievali e… pezzi di targhe automobilistiche!

Il 12 febbraio 1944 Monte Castellone fu teatro di un duro combattimento tra le truppe tedesche e quelle americane, che erano in possesso della cima dal 1 febbraio.
Al fine di riconquistare il monte Castellone, il generale Ernest Gunter Baade, comandante delle truppe germaniche nel settore, aveva pianificato un contrattacco in forze.
Quel monte era di vitale importanza. Se i tedeschi lo avessero ripreso, avrebbero creato una seria minaccia nelle retrovie della 34a divisione americana, i cui reparti di punta stavano combattendo in direzione dell’Abbazia di Montecassino.

L’assalto si risolse in un fiasco, con alte perdite per i tedeschi. I dettagli di quella operazione sono narrati nell’articolo:

OPERAZIONE MICHAEL – 12 FEBBRAIO 1944

Nei primi giorni del febbraio 1944 la prima battaglia di Cassino stava vivendo le sue fasi finali. Il piano di Clark di sfondare con truppe americane a Cassino stava per tramontare; ma quello che era iniziato con una tragedia, l’attacco della 36ª Divisione US “Texas” sul fiume Gari, si stava trasformando in un successo che sembrava essere a portata di mano.

06/08/2005 | richieste: 15552 | ROBERTO MOLLE
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Alle 08.00 del 4 aprile 2007, mi ritrovo con mio cugino Mauro a Pozzo Santa Lucia, dove sono ancora visibili i resti di postazioni (come le tre fosse per piastre mortai disposte in linea, con pezzi di cassette munizioni, ad ovest della strada). Siamo pronti per la salita su Monte Castellone, il cielo è coperto, Monte Cairo è tagliato a metà dalla nebbia, ma la visibilità è buona.

Ci incamminiamo seguendo la direttrice di attacco assegnata al I./200° reggimento del capitano Alfred Bottler, ossia quella che puntava alla quota 771, la cima sommatale di Monte Castellone. Dalle case del Pozzo Santa Lucia si discende una depressione per poi risalire il versante ovest di Castellone, su un terreno caratterizzato da una macchia estesa, nella quale è facile trovare percorsi agevoli anche allo scoperto.

La salita fino alla 771 richiede circa un’ora, comprese le soste per studiare il terreno e dare un’occhiata in cerca di eventuali reperti. Non si trova nulla finché non si arriva sulla cresta. Li si intravedono i resti delle postazioni utilizzate dal 1/141° reggimento americano, affiorano le prime schegge, resti di scatolette di viveri e subito dopo una bomba inesplosa di mortaio da 80 mm tedesco.
Dalla cima si scorge un bel panorama sulla valle del Rapido, sul versante orientale di Monte Castellone. Ben visibile è la quota 156, vicino alla caserma italiana, da cui partì l’attacco americano per la conquista di Castellone (1° febbraio 1944).

Dopo una accurata esplorazione della 771, ci incamminiamo lungo la cresta in direzione sud, verso l’Abbazia di Monte Cassino.
In quei momenti avviene uno strano rinvenimento destinato a ripetersi decine di volte nel corso della nostra ricognizione. Tra l’erba e le pietre, si trovano dei pezzi di targhe di autoveicoli, tagliate con precisione. Prima un pezzo, poi altri, poi altri ancora. Alcune delle targhe riportano i nomi di due persone (uomo e donna) con una data, scritti con un pennarello indelebile.
La cresta si sussegue con tratti di folta vegetazione e ampi spazi di terreno aperto, ma ricoperto di pietre e di altri pezzi di targhe. In alcuni tratti le "fratte" sono piuttosto intricate e ci costringono a "ravanare" come cinghiali. In un paio di occasioni si procede strisciando!
Troviamo altre schegge, poi una bomba da mortaio inglese da 2 inchs intatta, alcuni codoli di bombe da mortaio da 81 e 80 mm e poi quello che sembra un segmento della parte esterna di un razzo nebelwerfer!

Seguiamo il fil di cresta sul quale corre una recinzione di filo di ferro. A circa tre quarti della cresta troviamo i resti di quella che assomiglia molto ad una strada lastricata, romana o medievale. Guardando nella boscaglia scorgiamo i resti di una costruzione. Ci sono le basi di almeno quattro diversi edifici e di quella che sembra esser stata una torre; tra i ciottoli sparsi alcune bombe inesplose. E’ il castello da cui prende il nome il Monte Castellone. Da chi fu costruito? Sembra che la costruzione sia da datarsi intorno all’anno mille, ma non è chiaro se a realizzarla furono i monaci o il "signorotto" di Terelle

Grazie a chi potrà darci informazioni in merito! N.d.r. (vedi integrazione)

Procediamo ancora e di nuovo troviamo pezzi di targhe! Da una radura si vede perfettamente la Cresta del Serpente, lo Sherman con la croce fatta di cingoli alla base della Cresta del Fantasma e infine l’abbazia. Ancora più avanti giungiamo su quota 708 (indicata sulle carte IGM come 706). Da Pozzo Santa Lucia abbiamo impiegato poco meno di tre ore, comprese le numerose soste.
Quella è la quota più avanzata che gli alleati occuparono e tennero nel corso delle quattro battaglie di Cassino. Il 12 febbraio era presidiata dal 2/141° reggimento americano. Durante l’operazione Michael quella quota fu assalita inutilmente dal maresciallo Keck alla guida della 4ª compagnia del IV battaglione da montagna tedesco, proveniente da Colle Sant’Angelo.

Da quota 708 la vista del campo di battaglia è eccezionale!

La Cresta del Serpente con le quote 593 e 569, la Gola, il piano di Masseria Albaneta, l’Abbazia, le quote 505 e 575 e Colle Sant’Angelo sono tutte lì davanti a noi e sembra si possano toccare con mano. Ma l’aspetto veramente impressionante è un altro. Sotto di noi, lo stretto pendio sud della 708 cade a strapiombo sulla.... Cresta del Fantasma!
La Cresta del Fantasma fu più volte occupata e poi persa dagli americani e dai polacchi. Sembra incredibile come i tedeschi abbiano potuto mantenere il possesso di un rilievo che è TOTALMENTE dominato dall’alto. Eppure resistettero, quasi certamente sfruttando il pendio riverso, quello verso Masseria Albaneta.
Sulla nostra destra si vede Colle Sant’Angelo, collegato da una piccola sella alla Cresta del Fantasma e al pendio sud di quota 708 su cui ci troviamo. Sant’Angelo, e le quote 575 e 505 che fanno parte della stessa cresta, spiovono con forte pendenza verso il paese di Villa Santa Lucia.
Da questo punto di osservazione veramente unico e possibile apprezzare la precaria posizione dei paracadutisti tedeschi. Quando leggiamo nei libri che essi si trovavano aggrappati alle ultime quote del massiccio con le spalle sullo strapiombo verso la valle del Liri dobbiamo immaginare la scena nel vero senso del termine.

Prima di riprendere il cammino del ritorno, restiamo diverso tempo in contemplazione di quel panorama, ragionando sulle posizioni, sugli attacchi e sui campi di tiro delle armi. La conclusione è che ogni appassionato delle vicende belliche di Cassino dovrebbe almeno una volta arrivare su quota 708 per rendersi pienamente conto di come era il campo di battaglia alle spalle dell’Abbazia di Montecassino.

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Integrazione del 08/06/2012

Massimo Urbano, che ringrazio, ci segnala la pagina: http://www.laciociaria.it/comuni/terelle_storia.htm dalla quale ho estratto il seguente passaggio:

... . Allora l’abate Nicola volle contrastare l’azione di forza dei Conti di Aquino, costruendo un’altra rocca, di fronte e contro il Castello di Tyrella, sul Monte Timmaro. Ma subito dopo il conte Pandolfo, approfittando del fatto che l’abate Nicola era caduto nella scomunica ed era stato deposto dal seggio abbaziale, distrusse la rocca benedettina del Timmaro. ...

Non è chiaro, purtroppo, se il monte Timmaro corrisponda all'odierno monte Castellone.
I ruderi trovati da Livio Cavallaro potrebbero quindi appartenere al castello distrutto da Pandolfo ma non è possibile affermarlo con certezza.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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Testimonianze | #febbraio 1944, germania, monte-castellone, veterani-reduci

OPERAZIONE MICHAEL – 12 FEBBRAIO 1944

Nei primi giorni del febbraio 1944 la prima battaglia di Cassino stava vivendo le sue fasi finali. Il piano di Clark di sfondare con truppe americane a Cassino stava per tramontare; ma quello che era iniziato con una tragedia, l’attacco della 36ª Divisione US “Texas” sul fiume Gari, si stava trasformando in un successo che sembrava essere a portata di mano.

06/08/2005 | richieste: 15552 | ROBERTO MOLLE
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