I CARRI ARMATI POLACCHI A PIEDIMONTE SAN GERMANO (20-25 maggio 1944)
Data: 21-07-2007Autore: ALBERTO TURINETTI DI PRIEROCategorie: Le battaglieTag: #maggio 1944, linea-senger-riegel, pantherturm, piedimonte-san-germano, polonia, tank
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I CARRI ARMATI POLACCHI A PIEDIMONTE SAN GERMANO
(20-25 maggio 1944)

Premessa

Molti storici che si sono dedicati alle battaglie per Cassino o alle sorti dell’Abbazia fermano i loro studi alla data del 18 maggio 1944, quando i primi soldati polacchi fecero il loro ingresso nel Monastero; altri invece hanno dedicato i loro lavori all’offensiva sul Garigliano e nella Valle del Liri, destinando però solo poche righe ai combattimenti sostenuti dal 2° Corpo polacco davanti alla Linea Senger.
Questo breve saggio non va considerato come un’opera esaustiva, perché la storia di quella vera e propria battaglia, che si svolse dal 20 al 24 maggio 1944 per il possesso del paese di Piedimonte San Germano, è tuttora avvolta da incertezze e misteri, mai del tutto chiariti dalle scarne fonti storiche che la riguardano.

Antefatto

Soltanto nel pomeriggio del 17 maggio 1944, i comandi tedeschi si resero conto della profondità dello sfondamento della Linea Gustav da parte del Corps Expéditionnaire Français sui Monti Aurunci e delle truppe americane del II Corpo che avevano raggiunto una linea ad Est di Formia ed a 2 chilometri ad Est di Itri. Nella Valle del Liri le truppe dell’8ª Armata britannica erano riuscite ad occupare defintivamente le rovine della città di Cassino ed a superare il corso del Gari.
Alla sera, il comando della 10ª Armata emanò l’ordine di ritirata sulla nuova linea di difesa, che per i Tedeschi fu sempre la “Linea Senger” e per gli Alleati la “Linea Hitler”.
Nella notte fra il 17 ed il 18, la 1a divisione paracadutisti aveva così abbandonato le proprie posizioni a Montecassino e nel corso della giornata del 18, anche quanto rimaneva del II battaglione del reggimento Gebirgsjäger 100 ed il plotone pionieri del IV battaglione Hochgebirgsjäger, schierati a nord della Masseria Albaneta, ultimarono il loro ripiegamento verso Villa Santa Lucia. (1)

In quel 18 maggio 1944, i reparti polacchi del 2° Corpo, sfiniti dai combattimenti sostenuti, erano intenti a riorganizzarsi; dopo l’occupazione del Monastero, in un paesaggio da inferno dantesco, i soldati passarono quel giorno a rastrellare il terreno, dove qualche sparuto ed isolato gruppo di tedeschi resisteva ancora, a recuperare morti e feriti dal campo di battaglia ed ad aprirsi varchi nei campi minati.
Soltanto alla sera fu possibile, dopo aver preso contatto con la 78ª divisione di fanteria britannica, stabilire che se i Tedeschi avevano totalmente abbandonato il campo attorno all’Abbazia, conservavano però saldamente il possesso della cima di Pizzo Corno (quota 945) ed il Monte Cairo (quota 1.669). All’imbrunire pattuglie di fanteria entrarono nell’abitato di Villa Santa Lucia, prendendo atto che anche quel paese era sgombro da reparti nemici. (2)

Il piano alleato

Superato il fiume Gari, le avanguardie dell’8ª divisione indiana, che era rientrata in linea alla mezzanotte del 19, erano avanzate fino alla linea ferroviaria per Roma con la 21ª brigata, incontrando una scarsa resistenza nemica ed attestandosi all’altezza della stazione di Piedimonte San Germano e del bivio della strada che dalla Casilina sale a Piedimonte.
La 78ª divisione britannica, malgrado il rinforzo di un reggimento blindato canadese, non era riuscita a forzare la posizione di Aquino e la 1ª divisione di fanteria canadese era arrivata alla sera del 18 a meno di 1.500 metri dalla strada Aquino-Pontecorvo. In entrambi i casi però, il primo approccio alla Linea Senger si era risolto con uno smacco, costato pesanti perdite.
Il generale Leese stimò che l’8ª Armata avrebbe avuto più interesse a preparare una nuova operazione che lanciarsi sconsideratamente all’assalto delle difese nemiche.
Il 18 maggio, il generale Alexander riassunse le prossime mosse in una lettera al primo ministro inglese:

... Ho ordinato all’8ª Armata di usare l’estrema energia nello sfondare la Linea Hitler nella Valle del Liri prima che i Tedeschi abbiano il tempo di impiantarvisi. Ho anche stabilito – “directed” - che i Polacchi esercitino da subito una pressione su Piedimonte in modo da aggirare la Linea da Nord. Ho indicato al Corpo francese, dopo la cattura di Pico, di girare verso Nord per prendere alle spalle il nemico che fronteggia l’8ª Armata.” (3)

L’idea del generale Alexander era quindi quella di sfondare - “break thgrough” - la linea tedesca nella Valle del Liri e di chiedere ai Polacchi di esercitare una pressione a Piedimonte così da aggirare la Linea da Nord - “press on at once in Piedimonte so as to turn this Line from the North.”
Quali furono gli ordini conseguenti emanati dal comando dell’8ª Armata?
Il generale Leese, in una conversazione con il generale Anders, avvenuta al mattino del 19, si era limitato ad indicare che la futura linea d’azione polacca sarebbe stata la direttrice Piedimonte-Castrocielo. (4)
Una più chiara richiesta d’intervento arrivò al comando del generale Anders soltanto alle 17,30 del 19 maggio. Il generale Leese ordinò di

“prendere contatto con la Linea Hitler a Nord della Statale n. 6 e sviluppare un’operazione con l’obbiettivo di aggirarla da Nord”. (5)

Il generale Anders nelle sue memorie scrive di un ordine, emanato sicuramente dal comando del 2° Corpo, nel quale spicca la frase

“catturare Piedimonte e proteggere il fianco destro del XIII Corpo d’Armata (britannico n.d.r.), Villa Santa Lucia-Piedimonte”. (6)

Però durante un incontro, avvenuto il 20, il generale Alexander riassunse la sua richiesta in tre punti: voleva che i Polacchi fossero in costante contatto con le linee tedesche mediante pattuglie per dare al nemico l’impressione di un attacco imminente e, nel caso che i Tedeschi si fossero ritirati, bisognava impegnarli fino a Castrocielo. (7)
Ci fu quindi una serie di malintesi ed equivoci fra i massimi vertici dei comandi?
La contemporanea azione verso Pizzo Corno, che finì per impegnare reparti che sarebbero stati tanto necessari a Piedimonte, fu un’iniziativa solo polacca?

In ogni caso per far fronte alla richiesta ed a causa delle forti perdite subite attorno a Monte Cassino, il generale Anders non ebbe molte alternative. Al comando del 2° Corpo fu deciso di far scendere in campo l’unica unità di riserva non ancora utilizzata, il 6° reggimento corazzato “Dzieci Lwowskich”, al comando del tenente colonnello Henryk Swietlicki. (8)
Fu invece impossibile, a causa delle perdite subite e della stanchezza degli uomini, trovare un reparto organico di fanteria per appoggiare l’attacco dei carri. Si dovette ricorrere ad un reparto di formazione composto da 120 uomini del XVIII battaglione fucilieri della 5ª divisione Kresowa, da 60 uomini della compagnia di difesa dello Stato Maggiore del 2° Corpo e da un plotone del X battaglione zappatori. Nelle prime fasi, l’azione sarebbe stata sostenuta da una “divisione” del 9° reggimento artiglieria da campagna e dalla 7ª batteria della 2a divisione del 7° reggimento artiglieria controcarro. (9)
Nulla si sapeva sulla consistenza delle difese tedesche e della loro disposizione, perché soltanto nel corso della giornata del 19, le pattuglie che operavano dalla zona di Villa Santa Lucia, trovarono che il paese di Piedimonte San Germano e le alture che lo sovrastano erano ancora occupati, senza però riconoscere la reale entità delle difese. (10)

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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