DOWN FROM THE MOUNTAIN
Data: 31/03/2012Autore: JIM BAILEYCategorie: TestimonianzeTag: #dicembre 1943, caduti, fssf, monte-sammucro, salmerie

DOWN FROM THE MOUNTAIN

Introduzione

Quando i giapponesi bombardarono Pearl Harbour, Jim Baley era ancora un bambino. Viveva in California con i due fratelli maggiori, uno dei quali andò volontario nella famosa 1st Special Service Force, formata da ufficiali e soldati americani e canadesi. Il destino volle che suo fratello, Clay Thomas, andasse a morire in Italia, sul monte Sammucro, il mattino del 25 dicembre 1943, il giorno di Natale. Solo molti anni dopo Jim si mise a cercare notizie sul fratello, raccontando su un sito della 1st SSF come avesse potuto ritrovare il miglior amico di suo fratello durante la vita militare.

Giù dalla montagna

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Quando la battaglia ebbe termine e la guerra passò oltre, cadde il silenzio. I vecchi ed i bambini scesero dai loro nascondigli nelle grotte della montagna. I loro volti sembravano uguali, vecchi e giovani, tirati, pallidi di paura e avidi di luce. Guardarono i resti delle loro case in rovina e piansero. I soldati che erano lassù cercarono di aiutare. Sostennero per le braccia i vecchi e portarono giù i bambini oltre la loro cappella con i suoi santi a brandelli e anneriti.

Poi dalla cima frastagliata del monte scesero le colonne di uomini e muli che trasportavano quelli che una volta erano giovani ragazzi, corpi rigidi e simili a statue, svuotati della vita e di ogni speranza. La loro uniforme non aveva più importanza, non avevano più un nemico. Non sapevano più che cosa fosse la paura. Adesso tutti parlavano la stessa lingua.

Quella battaglia ebbe luogo sul monte Sammucro, una bella montagna del centro Italia, il 25 dicembre 1943, la mattina di Natale. La battaglia era durata solo quattro ore e si era svolta in poche centinaia di metri. Giovani provenienti da due paesi avevano combattuto ed erano morti: uno di quei giovani soldati morti quella mattina era il mio fratello maggiore, il sergente Clay T. Bailey.

L'ultimo ricordo che ho di mio fratello risale a quando ero un ragazzo di dieci anni. Eravamo insieme nel nostro cortile in una calda giornata del settembre 1943. Nella sua uniforme militare, con i nastrini ed un paio di ali d'argento da paracadutista, egli era per me uno splendido e piacevole spettacolo. Con il passare degli anni, il ??desiderio di sapere come era morto durante la guerra ha cominciato a trascinarmi. Tirai fuori le poche foto che avevo di mio fratello durante la sua permanenza nell'esercito. Così ho trovato una foto di Clay insieme ad un paio di amici. Sul retro Clay aveva scritto "Jack 'P38' Furman, io e Joe. Noi chiamiamo i canadesi 'i P38', perché quando alla mensa si chiede qualcosa interrompono sempre e tagliano corto, ma lui è sicuramente un ottimo ragazzo.".

La ricerca sulla vita militare di mio fratello è stata aiutata da un articolo uscito sul nostro giornale locale nel 1994, con un titolo che riguardava una persona che aveva prestato servizio in un’unità speciale durante la seconda guerra mondiale (The First Special Service Force).  Dopo aver letto il pezzo, ho contattato la persona citata nell'articolo, Glynn Lee, ora insegnante in pensione di una comunità vicina. Anche se Glynn non aveva conosciuto personalmente mio fratello, fu in grado di darmi un elenco di nomi e indirizzi che mi hanno portato ai pochi membri superstiti della compagnia di mio fratello.

Nella lista c’era un nome, Jack Furman, che ho riconosciuto come uno degli amici di Clay (nella foto dei tre soldati). Avevo trovato qualcuno che conosceva ed aveva prestato servizio con mio fratello. Speravo che potesse avere qualcosa da condividere con me sul loro tempo passato insieme durante la guerra e, dopo aver ottenuto il numero di telefono di Jack, l’ho chiamato.

Mi chiedevo se il tempo non avesse offuscato il ricordo di Clay. Dopo tutto erano passati quasi 60 anni ed io, in un eccesso di timidezza, pensavo che non volesse parlare con me. Invece, dopo le prime presentazioni, fu subito evidente che Jack era felice di condividere la memoria della sua amicizia con mio fratello.
Jack era venuto dalla sua casa in Canada fino in Montana per far parte di un reparto di uomini che, senza nessun intento da parte loro sarebbero diventati una leggenda. Mio fratello Clay, che in quel momento era in servizio nell'esercito degli Stati Uniti, si offrì volontario per il servizio nella 1st Force e fu inviato in Montana per l’addestramento speciale. In quel periodo Clay e Jack si erano riconosciuti come spiriti affini, che avrebbero potuto dipendere l’uno dall'altro per quello che sarebbe potuto succedere più avanti. Basterebbe passare anche solo poco tempo con un veterano di quel terribile conflitto per capire l'amore che provavano l’un per l'altro. Avvertivano la paura e l'incertezza della guerra non solo per loro stessi, ma anche per i loro compagni.

Durante la nostra conversazione, Jack mi ha informato che lui e sua moglie, Myrle, erano "snow birds" [1] e venivano giù ogni anno dalla loro casa di Vernon nella British Columbia, in Arizona, dove trascorrevano la stagione invernale. Jack mi disse che spesso attraversavano la città di Susanville, in California, per raggiungere l’Arizona. Allora, mia moglie ed io vivevamo nel paese di Greenville, a breve distanza da Susanville, così decidemmo di incontrarci lì per la prima volta.

Sono stato subito attratto dal calore di Jack e dal suo desiderio di parlare dell’amicizia con "C. T.", il soprannome con il quale chiamava mio fratello (Clay Thomas Bailey). Jack parlò dei piccoli sciocchi scherzi che si giocavano a vicenda, cose infantili, alle quali tutti i giovani sono inclini, Clay, mentre era a casa durante l’ultima licenza, mi aveva raccontato una storia dell'invasione dell'isola di Kiska, nella catena delle Aleutine. Mentre il comando aveva tutte le ragioni di credere che ci fossero truppe giapponesi sull’isola, in realtà queste l’avevano lasciata solo poco tempo prima. La prima ondata di truppe a prendere terra fu il 1° reggimento con Clay e Jack. Quando il 3° reggimento arrivò a terra con la seconda ondata, Clay informò qualcuno dei commilitoni che non avevano più nulla da fare perché lui e la prima ondata avevano spaventato a morte i giapponesi che così se ne erano andati. (Questa è stata una storia non confermata che Clay mi raccontò in quel giorno di settembre di tanti anni fa.) Kiska avrebbe dovuto essere la prima esperienza di combattimento per la 1st Force, ma non successe nulla, al contrario di quanto si sarebbe verificato in seguito.

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Nel mese di ottobre del 1943, dopo il completamento del loro addestramento negli Stati Uniti, mio fratello e Jack furono mandati in Nord Africa a bordo della "Empress of Scotland", una carretta che secondo Clay era appena in grado di tenere il mare, e avrebbe meritato altri nomi che quello di "Queen" di qualsiasi cosa. All'arrivo a Casablanca, in Marocco, Jack e mio fratello ebbero solo il tempo di sgranchirsi le gambe prima di salire a bordo di un'altra nave, a Orano, con destinazione la baia di Napoli, sulla costa occidentale dell'Italia.

La missione della 1st Force era quella di precedere le altre truppe in direzione nord, verso le montagne soprastanti la statale 6, e di ripulirle di tutte le forze nemiche. Questo impegno sarebbe durato anche nel prossimo anno con una spesa enorme di vite umane. La 1st Force si trovò di fronte formidabili truppe tedesche, che avevano avuto molto tempo per rinforzare le loro posizioni sulle cime delle montagne. Le battaglie si svolsero sopra o vicino a montagne che io, da bambino, avevo visto nei cinegiornali nel nostro teatro locale, ma non ero in grado di capire il vero significato di quelle immagini e della parte che esse avrebbero avuto nella mia vita.
Allora non avevo idea del fatto che mio fratello fosse in quella terra lontana a combattere; capivo solo numeri e mappe e vedute di uomini con stelle sulle spalline, che indicavano orizzonti lontani cercando di non guardare direttamente le macchine da presa, come se questa fosse la cosa più importante. E’ stato lì, in quel luogo di follia, che Jack Furman perse il suo migliore amico e si rese conto che era per sempre: non avrebbe mai più visto C.T. La guerra si protrasse per Jack fino a quando non fu ferito in battaglia e tornò a casa sua in Canada.

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Al momento del nostro incontro decisivo a Susanville erano passati quasi 60 anni da quando Jack Furman aveva incontrato mio fratello, ma Jack mi ha aiutato a capire di più su quello che lui e Clay avevano vissuto insieme. Aveva però una domanda per me: "Sai dove è sepolto C.T.?"
Avevo sempre creduto che Jack conoscesse il luogo della sepoltura di Clay. Invece, come poi ho scoperto, Jack nei suoi numerosi viaggi era tornato in Italia e in Europa, aveva cercato in tutti i cimiteri militari alleati per trovare il luogo del riposo di mio fratello, ma tutto era stato inutile. Non poteva sapere che alla conclusione della II guerra mondiale, il "War Department" aveva informato mia madre che se avesse voluto, avrebbero riportato suo figlio a casa dalla terra d'Italia per essere inumato nel settore militare nel nostro cimitero locale.
Non riesco a spiegare con sufficiente chiarezza la mia gioia al nostro incontro, quando fui in grado di dire a Jack che la sua ricerca era finita e che C.T. riposava a meno di un miglio da dove eravamo seduti. Jack, con me e le nostre mogli, coprimmo in auto la breve distanza che ci separava dalla tomba di Clay e lì per la prima volta in quasi 60 anni di ricerche, finalmente Jack vide dove giaceva il suo amico.

Io non pretendo di riuscire ad interpretare i sentimenti di Jack in quel momento. Solo un vecchio soldato avrebbe capito, uno che poteva guardare oltre l'odio e la paura della guerra, e vedere chiaramente i tempi dell’amore e del reciproco aiuto. In quel momento, davanti alla tomba di Clay con Jack, pensai che nessun scrittore di romanzi avrebbe potuto descrivere questi uomini più in alto: mi trovavo in presenza di due eroi.

* * *

Alcuni dei lettori di questa memoria possono avvertire che essa è in qualche modo una dichiarazione contro la guerra e non sarebbero del tutto in errore. Ritengo che il non essere contro la guerra significa non rendere adeguato onore a coloro che hanno combattuto e sono morti in ogni guerra.  E’ mia convinzione che coloro che hanno combattuto, lo hanno fatto per porre fine a quelle guerre, con la speranza che il futuro dei loro figli non sarebbe stato gettato nell'inferno della guerra.

JMB

Ringraziamenti

Si ringraziano Alberto Turinetti di Priero per i contatti e la traduzione e il dottor Gianguido Castagno per la revisione del testo.

La 1st SSF da Napoli a Roma

Note

  1. ^ Espressione americana per indicare I Canadesi che svernano negli Stati Uniti.

Sitografia

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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