L’ATTACCO AL MONTE CASTELLONE NEL RACCONTO DEL BARON VON BEHR, COMANDANTE DEL PANZERGRENADIER-REGIMENT 200
Data: 06/06/2012Autore: VALENTINO MATTEICategorie: TestimonianzeTag: #febbraio 1944, germania, monte-castellone, veterani-reduci

L’ATTACCO AL MONTE CASTELLONE NEL RACCONTO DEL BARON VON BEHR, COMANDANTE DEL PANZERGRENADIER-REGIMENT 200

Sul finire della I battaglia di Cassino gli alleati, viste le fallite manovre d’attacco su S. Angelo e le difficoltà incontrate sul Garigliano, 1a fase, concentrarono la loro attenzione nel settore settentrionale (Cassino-Caira-Terelle) con due diverse direttrici d’attacco. Iniziò così la 2a fase della I battaglia.

La prima più a nord, direttrice secondaria, era affidata al C.E.F., Corps Expéditionnaire Français, e doveva proteggere il fianco delle unità americane dislocate poco più a sud. La seconda, che costituiva la direttrice primaria su cui concentrare lo sforzo principale di tutta l’operazione, era assegnata alla 34a divisione di fanteria “Red Bull”, rinforzata dapprima da due battaglioni carri e quindi dal 142° reggimento della 36a divisione di fanteria “Texas”, che aveva il compito di conquistare Cassino e le quote a nord del Monastero.

La 2a fase della I battaglia, ebbe inizio il 24 gennaio e terminò il 12 febbraio 1944. Nel settore settentrionale del fronte alle forze alleate si contrappose la 44. Infanterie-Division “Hoch-und Deutschmeister” comandata dal generale Franek. Il settore di Cassino, nei primi giorni di febbraio, fu rinforzato con il dispiegamento della 90. Panzer-Grenadier-Division, comandata dal generale Baade. In tale divisione il colonnello Baron von Behr comandava il 200° reggimento meccanizzato con alle dipendenze due Battaglioni, il I ed il III.

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Di seguito, dopo una breve nota biografica dell’allora colonnello Baron von Behr, è riportato il suo racconto autografo di quelle giornate. Tale testimonianza, che fa parte integrante dell’archivio Nardini e la cui traduzione è stata curata dalla Dott.sa Laura Bianchetti, viene proposta così come l’autore ricorda quei fatti nel lontano 1973, senza apporvi alcuna modifica.
Il presente articolo è pubblicato sui siti www.dalvolturnoacassino.it (questo sito, n.d.r) e www.historiamilitaria.it.
Non posso non esprimere il mio più vivo ringraziamento ad Alberto Turinetti di Priero, per la disponibilità dimostratami e rimarcare la mia gratitudine a Walter Nardini.

Generalmajor Heinrich Alexander Ferdinand Baron von Behr

Nato a Roennen/Kurland il 26/06/1902.
Il 15/01/1942 il Generalmajor Heinrich Alexander Ferdinand Baron von Behr, fu assegnato come comandante al Panzerkorps-Nachrichten-Abteilung 475 del Deutschen Afrika-Korps (DAK). Il 01/03/1942 fu promosso al grado di tenente colonnello ed il 13/11/1942 divenne il capo delle trasmissioni del Panzerarmee Afrika (nuova armata tedesca in Tunisia).
Nel novembre del 1942 fu evacuato dall’Africa e il 30/11/1942 raggiunse il quartier-generale della riserva dell’esercito (OKH) dove seguì un corso per comandante di reggimento di unità corazzate. Il 01/02/1943 fu promosso colonnello. Il 01/03/1943 passò alla scuola per truppe corazzate di Wünsdorf e il 17/05/1943 venne incorporato nel comando di un reggimento della 26. Panzer-Division.
Il 01/07/1943 divenne il comandante della Panzer-Grenadier-Regiment Sardinien 2.

Il 27/01/1944 il Panzergrenadier-Regiment 200 di cui von Behr aveva assunto il comando alla fine del 1943, venne spostato dalle retrovie nella zona nord di Cassino dove si stavano verificando pericolose infiltrazioni alleate. Il 23/02/1944 fu decorato della Croce di Cavaliere della Croce di Ferro.
A partire dal 14/05/1944 il Panzergrenadier-Regiment 200 fu inviato nel settore di Esperia dove tentò invano di fermare l’avanzata della 3a divisione di fanteria Algerina combattendo aspramente nella zona del colle La Bastia. Dal giugno al luglio 1944 il Panzergrenadier-Regiment 200 partecipò alla ritirata verso la linea Gotica. Nel mese di luglio tutta la 90. Panzergrenadier-Division venne raccolta nell’area di Rimini dove si riorganizzò, venendo rifornita e riequipaggiata. A fine agosto il Panzergrenadier-Regiment 200 al seguito della 90. Panzergrenadier-Division venne spostato sul confine italo-francese dove prese parte a varie operazioni militari nell’area. Alla fine di settembre von Behr ed il suo reggimento combatterono presso Savignano (MO) dove il 09/01/1945 guadagnò le Fronde di Quercia sulla Croce di Ferro per il suo comportamento; pochi giorni prima, il 27/12/1944, gli era stato assegnato il comando della 90. Panzergrenadier-Division.
Il 01/04/1945 fu promosso maggior-generale e alcuni giorno dopo, il 28 aprile, fu preso prigioniero dagli alleati.
Fu liberato il 29/08/1947.

Il 03/09/1956 riprese servizio nella Bundeswehr. Il 01/10/1956 divenne comandante della 5. Panzer-Division e il 01/07/1957 fu reintegrato nel grado di maggior-generale; andrà poi in pensione nel 1962.
Si spegne a Bonn il 14/08/1983.

* * *

Il Barone von Behr racconta:

Barone Heinrich von Behr Gen. Maj. d.Bw.a.D. - 21/08/1973

RELAZIONE

Circa l’impiego del Panzergrenadier-Regiment 200 della 90.Panzergrenadier-Division nella prima battaglia di Cassino per il Monte Castellone nel febbraio 1944.

Negli ultimi giorni di gennaio del 1944, quando con quel che rimaneva del mio 200° Reggimento (I e III Battaglione), decimato durante gli scontri a Minturno e nei pressi di Nettuno, subentrammo al 134° Reggimento di Fanteria della 44. Infanterie-Division (“Hoch und Deutschmeister”), la situazione era oltremodo sfavorevole.
Sarebbe bastato solamente un colpo decisivo degli americani, dal massiccio del Monte Castellone all’ “ultimo baluardo” nella pianura nei pressi di Piedimonte, per rovesciare le forze tedesche, notevolmente indebolite.
In questo modo gli Alleati avrebbero conquistato il tanto agognato accesso alla Via Casilina e alla strada per Roma e sarebbero riusciti ad aprire i collegamenti con le forze di terra stanziate nei pressi di Nettuno. Per quanto a mia conoscenza, alle nostre spalle non vi era più nessuna formazione in grado di affrontare un combattimento.
Avevo impiegato il I./200 sotto la guida del Capitano Alfred Bottler a destra, sul versante occidentale del Monte Castellone, il III./200 sotto la guida del Capitano Sepp Hejda (+) a sinistra, sul versante meridionale di Monte Cairo in sostituzione di quel che rimaneva della 44.Infanterie-Division. Hejda era incaricato, in particolare, di controllare anche l’area Caira-Terelle (III./200), poiché temevo che gli alleati sferrassero i loro attacchi laterali proprio da quella direzione. Alla mia destra erano stanziate parti del IV Battaglione Hochgebirgsjäger, le quali ancora più a destra, erano in collegamento con il II./361, guidato dal Capitano Schlottau, con parti del 211° Reggimento e con il I./361, guidato dal Capitano Immig.
Il I e III./200 erano notevolmente indeboliti a causa delle aspre battaglie condotte per difendere il fronte Ortona-Onsogna nonché per il passaggio delle armi (in particolare delle armi pesanti della fanteria) alle unità della (90^) Divisione dispiegate nei pressi di Minturno. La forza di combattimento delle compagnie non superava in nessun caso i 35-40 uomini.
Il II./200, anch’esso indebolito e guidato dal Capitano Mörgel, era già dispiegato nell’area di Nettuno, nei pressi di Aprilia, fin dall’inizio dello sbarco nemico e nei primi giorni di febbraio 1944 non poteva essere considerato disponibile per le mie operazioni.
La 13(Inf. Geschütskp)/200 si trovava ancora nei pressi di Minturno. L’Artiglieria della Divisione non era a disposizione, solamente il Comando del Reggimento si stava dirigendo verso Cassino. Il 190° Battaglione Pionieri e il reparto Sturmgeschütz erano ancora impegnati nei pressi di Minturno. In base ai miei ricordi, in quel settore erano allora a disposizione, oltre a quel che rimaneva dell’Artiglieria della 44.Infanterie-Division, soltanto un reparto Mortai da 21 cm con 3 pezzi e la 71. Werfer-Brigade (NDR: probabilmente era il Werfer-Artillerie-Regiment 71).
Nei primi giorni di febbraio il Gen. Maj. Ernst-Guenter Baade (+), Comandante della nostra Divisione, assunse il Comando del settore di Cassino in cui eravamo stanziati. Ovviamente riconobbe immediatamente l’estrema pericolosità della posizione del I./200 e del IV Battaglione Hochgebirgsjäger. Tali posizioni erano, infatti, dominate dall’alto da tutto il crinale del Monte Castellone e di giorno potevano essere viste nella loro interezza. Il terreno roccioso non consentiva di trincerarsi. Tale situazione avrebbe potuto essere rovesciata a nostro vantaggio solamente se avessimo sferrato un attacco e ci fossimo impossessati di tutto il crinale del Monte Castellone.
Per questo motivo, al I./200 e al IV Battaglione Hochgebirgsjäger era stato affidato l’incarico di reperire informazioni quanto più dettagliate possibili sulla posizione e la forza delle postazioni nemiche, soprattutto sul pendio frontale e sul crinale. Le perlustrazioni rivelarono che il pendio frontale e il crinale erano occupati solamente da forze molto deboli. Il grosso delle forze nemiche era evidentemente stanziato nelle posizioni d’intervento o di riserva sul pendio posteriore del massiccio.
Alla luce di questa situazione, elaborai il seguente piano di attacco che proposi alla Divisione:
“Il I Battaglione del 200° Reggimento e il IV Battaglione Hochgebirgsjäger attaccheranno il 12 febbraio, molto presto, tra le 03.00 e le 04.00 del mattino, “silenziosamente”, senza essere preceduti dal fuoco d’Artiglieria per preparare l’attacco e s’impadroniranno di tutto il crinale. Il III Battaglione del 200° Reggimento occuperà con poche forze le posizioni iniziali del I./200 come postazioni di sbarramento e proteggerà contemporaneamente il fianco sinistro in direzione Caira-Terelle. L’intervento dell’artiglieria sarà predisposto in modo tale che con l’irruzione delle nostre forze nelle posizioni più elevate, al segnale luminoso rosso e al mio messaggio radio, tutti i cannoni faranno fuoco contemporaneamente sul versante posteriore del crinale del Monte Castellone e il fuoco non cesserà fino a quando le posizioni più elevate non saranno nelle nostre mani.”

Questa proposta non fu accettata. Fu invece disposto un breve fuoco preparatorio sul crinale e poi il resto dell’Artiglieria si sarebbe rivolto verso il pendio posteriore fino a quando il crinale non sarebbe stato saldamente nelle mani della fanteria. Solamente per il IV Battaglione Hochgebirgsjäger venne approvato l’attacco “silenzioso” perché si supponeva che il suo obiettivo, coperto dalla foresta, potesse essere raggiunto più facilmente in modalità “silenziosa”.
L’Artiglieria, in particolare i mortai e i lanciarazzi, aveva accettato la mia richiesta di non far cadere nemmeno un colpo sul pendio anteriore e sulla linea del crinale durante l’intero intervento della fanteria e la Divisione l’aveva assicurato con fermezza.
Per questo scopo, mi fu assegnato l’aiutante del 190° Reggimento di Artiglieria, il Capitano Peter Münsing, con una pattuglia di trasmettitori. Alle 04.00 del mattino del 12 febbraio l’artiglieria aprì il fuoco. Dal posto Comando di Villa Santa Lucia (NDR: potrebbe trattarsi di Colle Santa Lucia), il Capitano Münzing ed io godevamo di una buona visuale di tutto il fronte d’attacco. Dopo il termine ufficiale delle operazioni d’artiglieria, notammo ancora degli attacchi autonomi d’artiglieria sul pendio anteriore e sul crinale. Münzing trasmise immediatamente l’ordine radio “spostare il fuoco in avanti di 200 m” – cui non fece seguito nessuna reazione.
Poco dopo, il I./200 sparò un razzo verde in tutta l’area dell’attacco, il segnale per richiedere lo spostamento in avanti del fuoco. Messaggi radio all’artiglieria e alla Divisione e segnali luminosi “verdi” dal versante anteriore si alternarono continuamente – senza apparente successo, le nostre truppe continuavano ad essere colpite. Il Capitano Bottler, che aveva dapprima annunciato l’inizio spedito delle operazioni, comunicava ora di aver sì raggiunto in parte il crinale, ma di aver sofferto gravissime perdite a causa del fuoco della nostra artiglieria. Aveva già perso due Comandanti di Compagnia e ora i nemici iniziavano il contrattacco con tiratori scelti e bombe a mano al fosforo, con conseguenze terribili. Finalmente il fuoco della nostra artiglieria si spostò sul pendio posteriore, ma ormai era troppo tardi. Il I./200 aveva perso altri 2 ufficiali e non era più in condizioni di mantenere il possesso della cresta, il II./200 aveva perso oltre cento soldati e solamente con grande fatica e con altre perdite riuscì a ritornare alle posizioni di partenza.
Il IV Battaglione Hochgebirgsjäger aveva portato a termine con successo l’attacco “silenzioso”, riuscendo a penetrare nelle posizioni sulla cresta senza grandi perdite e riuscì a resistere egregiamente al duro contrattacco americano che iniziò ben presto anche in quella direzione. Seguendo una mia proposta, la Divisione ordinò lo spostamento nelle posizioni di partenza, da sinistra verso destra.
Il IV Battaglione Hochgebirgsjäger si ritirò solamente quando iniziò a far buio.
Giacché i mortai erano totalmente inservibili poiché ormai in uso da molto tempo (il loro tiro era, in parte, addirittura troppo corto) e i nuovi tiri di aggiustamento non erano ancora stati effettuati e giacché la dimensione della dispersione dei lanciarazzi era ancora sconosciuta, soprattutto nella zona montagnosa, l’artiglieria non era nemmeno in grado di aprire e mantenere il fuoco in maniera mirata, precisa e svelta, come un’operazione della fanteria di questo tipo avrebbe assolutamente richiesto.

La conferma che il I./200 avesse effettivamente raggiunto la cresta del Monte Castellone e che vi fosse rimasto per ore combattendo duramente, la ricevetti nel 1958 dall’allora Maggiore Adams, ex Comandante del 135° Reggimento di fanteria americana. Durante le sue visite come Comandante Generale del V Corpo americano presso il III Corpo dell’Esercito Tedesco, in cui io rientravo in quanto Comandante della 5.Panzer Division, il Generale Adams mi raccontò di essere stato all’epoca mio nemico diretto e che solamente 20 minuti dopo che i miei soldati erano penetrati nelle posizioni sulla cresta lui diede l’ordine di abbandonare il Monte Castellone. Per fortuna degli americani, l’artiglieria tedesca era talmente imprecisa che la maggior parte dei colpi ricaddero sui soldati tedeschi. Questo fattore lo aiutò notevolmente a mantenere le posizioni grazie anche ad energici contraccolpi.
Questo Generale fu anche colui che mi confermò che tutti i caduti tedeschi erano stati sepolti dignitosamente, come pattuito nella nostra tregua “privata” del 13.02.1944. Oggi riposano nel Cimitero Militare di Cassino presso Roccasecca.

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Integrazione del 11/06/2012

Perdite subite dalle forze tedesche impegnate sul monte Castellone il 12 febbraio 1944:

Totale delle perdite: 49 caduti, 159 feriti, 73 dispersi; totale generale 249.

Fonte: Karl Schroeder, "Dort, wo der Adler haust", Geschichte des Hochgebirgsjäger-Bataillons 4, Eine Chronik aus des Jahren 1943-1945, s.d.

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