PADRE EMILIEN PROSPER BAUDOIN, IN RICORDO DI UN CAPPELLANO DIMENTICATO
Data: 18/10/2012Autore: ALBERTO TURINETTI DI PRIEROCategorie: SpigolatureTag: #maggio 1944, francia, protagonisti, religione

PADRE EMILIEN PROSPER BAUDOIN, IN RICORDO DI UN CAPPELLANO DIMENTICATO

Di padre Emilien Prosper Baudoin, cappellano militare in forza al comando della 3a divisione di fanteria algerina, ci siamo già occupati su queste pagine a proposito della conquista di Esperia e della colonna tedesca distrutta sulla strada per Monticelli-Pontecorvo.

Lo immortalò il celebre fotografo americano George Silk con una serie di immagini a colori apparse sulla rivista LIFE insieme ad un articolo:

"Le truppe francesi del generale Juin avevano forzato un passaggio nell’antico borgo di Esperia, situato su una collina, giusto una mezz’ora prima che G. Silk arrivasse nei sobborghi.
Dei “tank-destroyers” manovrati dai francesi controllavano le strette vie fra le macerie, mentre dei fanti perquisivano le case in antiche pietre del villaggio, facendo uscire sotto la minaccia di baionette e pistole dozzine di tedeschi che vi si erano nascosti… Al di là del paese dei veicoli tedeschi danneggiati bloccavano parzialmente la strada. In quel momento un “tank-destroyer” era occupato a tagliarsi un cammino tra la scarpata e i carri demoliti, quando i tedeschi aprirono il fuoco. Ci fu un turbine sopra le teste, poi furono sparati dozzine di colpi di mortaio e scoppiarono tra un gruppo di fanti sopra la strada. Un carro armato fu colpito e una massa di fiamme e fumo si sollevò quando le munizioni che erano dentro il carro esplosero. Gli uomini dell’equipaggio erano scappati e correvano per la strada in cerca di un riparo fra le vecchie e robuste case, Un minuto e mezzo dopo i primi colpi, la strada si era completamente svuotata di tutti gli uomini in grado di correre. Ma uno restò in piedi al primo tornante: a 20 metri dai carri che esplodevano, emergeva una figura magra; era il padre Baudoin, cappellano delle truppe francesi. Quest’uomo, che portava un grande crocefisso d’argento pendente all’estremità di una catenella portata al collo, aiutava i soldati sanguinanti a scendere dalle “jeeps”, curando le loro ferite e trascinandoli al riparo dei veicoli intatti..."

Tra le immagini pubblicate, alcune ritraggono proprio il nostro cappellano intento nell’opera di soccorso, sfidando il pericolo delle granate tedesche in arrivo.
Se queste fotografie non fossero state pubblicate sulla rivista americana LIFE, se il suo nome non fosse stato eternato in un giornale americano e citato di sfuggita dallo scrittore Pierre Ichac nel suo libro “Nous marchions vers la France” e nel volume di memorie “Sous le signe des Trois Crossants”, dell’esistenza di questo personaggio non sapremmo nulla.

Grazie all’aiuto di un amico alsaziano, Richard Klein, possiamo offrire qualche notizia in più, soprattutto sul triste destino che gli toccò.

Emilien Prosper Baudoin era nato a Saint Bénoît, San Benedetto, piccolo paese francese della Drôme, il 25 giugno 1910.
Dai documenti ritrovati, veniamo a sapere che la sua famiglia si era trasferita in Algeria, a Costantina, e questo fu il motivo del suo arruolamento nella famosa 3a divisione di Fanteria algerina.
Non si sa quando sia arrivato in Italia, ma certamente era in servizio nella primavera del 1944 e quel 17 maggio diede prova di grande coraggio, forse una sfida troppo grande al destino, perché cadde pochi giorni dopo alle falde di Monte Leucio.

Era il 23 maggio 1944.

Dopo la conquista di Esperia, i reggimenti della 3a divisione avevano continuato la loro progressione verso Monticelli, San Oliva e poi Pontecorvo, proseguendo verso Pico che fu occupata nel corso della giornata del 20, ma che fu persa il successivo 21 a causa di un improvviso contrattacco tedesco che travolgeva la “13e demi-brigade” della Legione Straniera sul vicino monte Leucio.
Il 22 maggio la 3a divisione rioccupò Pico, cercando di spingersi verso San Giovanni Incarico, alla confluenza fra Sacco e Liri, ma nella notte i tedeschi riuscirono a rioccupare il monte Calcarato, mentre la 1a Divione di fanteria “France Libre” ricevette l’ordine di sostituire gli elementi della 3a divisione che ancora occupavano i monti della Comune, Mandrone e Leucio.

Il mattino del 23, mentre i reparti della 3a divisione si apprestavano a riprendere lo sforzo offensivo verso San Giovanni, il padre Baudoin si recò presso uno dei battaglioni del 4° reggimento Tirailleurs tunisini, quelli del Belvedere, per officiare la Santa Messa.
La cerimonia si svolse regolarmente, malgrado il brontolio delle opposte artiglierie, ma subito dopo la fine, dopo aver ritirato l’altare da campo e tolto la stola, una salva di mortai o forse di razzi andò ad abbattersi a poca distanza.
Il padre si accasciò a terra.

L’atto di morte precisa che cadde “sul versante sud-est di monte Leucio, presso Pico, alle nove del mattino, quando terminava di dire la messa” e che fu raggiunto da una scheggia di mortaio al cuore.

La salma fu immediatamente raccolta e portata indietro fino al piccolo cimitero della quota 101, sulla strada fra Pontecorvo e San Oliva, dove fu tumulata dopo gli accertamenti di rito.
Un ulteriore atto dello stato civile del comune di Costantina (Algeria), luogo di residenza della povera madre, redatto in data 12 agosto 1944, conferma la data ed il motivo della morte, ma sta anche ad indicare che probabilmente la salma fu trasferita in Nord Africa.

Del padre Baudoin non si parlò più. Non sappiamo se abbia ricevuto un qualche riconoscimento postumo per il coraggio dimostrato ad Esperia, non sappiamo nulla di sua madre, che, se ancora in vita, sarà stata senz’altro travolta dalla guerra d’Algeria.

Padre Baudoin rimane uno dei tanti caduti della campagna d’Italia e non importa se fosse francese o di altra nazionalità, ma merita un piccolo ricordo se non altro per la sua abnegazione, il suo coraggio e rimane un simbolo per tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nella follia di una guerra senza pietà e dei quali oggi si stenta a mantenere la memoria.

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