LE LAPIDI CON LA MEZZALUNA MUSULMANA NELLA CHIESA ROMANA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI
Data: 14/02/2016Autore: ALBERTO TURINETTI DI PRIEROCategorie: SpigolatureTag: #today, francia, monumenti, religione, roma

LE LAPIDI CON LA MEZZALUNA MUSULMANA NELLA CHIESA ROMANA DI SAN LUIGI DEI FRANCESI

A due passi dal Pantheon, da piazza Navona e da Palazzo Madama, la chiesa di San Luigi dei Francesi è considerata una delle più belle e più antiche di Roma.
La comunità francese di Roma, che già possedeva una piccola cappella nei pressi di Sant'Andrea della Valle, alla fine del XV secolo permutò questa cappella con altri possedimenti dell'abbazia di Farfa in Roma, per costruirvi una nuova e più spaziosa chiesa nazionale.
Grazie alla munificenza di Caterina de' Medici, i lavori furono eseguiti da Domenico Fontana su progetti di Giacomo Della Porta a partire dal 1518 e la chiesa fu consacrata l'8 ottobre 1589.
Sebbene la chiesa fosse stata dedicata a Maria Vergine, a San Dionigi l'Areopagita ed al re San Luigi IX, essa è conosciuta soprattutto con quest'ultimo nome ed è famosa per i tre dipinti del Caravaggio, dedicati a San Matteo, e per gli affreschi del Domenichino.
La vasta facciata tardo-rinascimentale, attribuita a Giacomo della Porta, è ripartita da lesene in cinque campate; l’interno è a tre navate con cinque cappelle per lato ed un ricco coro centrale decorato da marmi; lo stile di tutta la chiesa è indiscutibilmente barocco.
Entrando, a sinistra, non molti visitatori si fermano a guardare una serie di lapidi, dieci in tutto, con scritte in lingua francese sormontate da simboli inequivocabilmente musulmani come la mezzaluna o la mano di Fatima.
Queste lapidi sono state murate nel corso della II guerra mondiale e negli anni successivi a cura di comandi del Corpo di Spedizione Francese in Italia (1943-1944), a ricordo dei tanti caduti che oggi riposano nei due sacrari militari di Venafro (Isernia) e di Roma.

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E’ probabile che la prima di queste lapidi in ordine di tempo sia stata voluta dal generale de Goislard de Monsabert, comandante della 3a divisione di Fanteria algerina, fervente cattolico e ligio praticante. Essa fu infatti inaugurata con una solenne cerimonia il 24 luglio 1944. [1]
La lapide è sormontata dall’elegante insegna della divisione con il numero 3 rosso, bianco e blu sul quale è sovrapposta la statuetta di una donna alata, soprannominata la "Vittoria di Cirta", scoperta nel 1855 a Costantina, l’antica Cirta, in Numibia, che rappresenterebbe una dea protettrice degli imperatori di Roma, venerata nell’esercito romano.

AUX OFFICIERS, SOUS-OFFICIERS ET SOLDATS
DE LA 3e DIVISION D’INFANTERIE ALGERIENNE
Tombés en Italie pour la libération de la France
et la paix du monde
Janvier – Juillet 1944

4768

La divisione arrivò in Italia nel novembre del 1943, posizionandosi alla destra dello schieramento alleato, distinguendosi nei combattimenti del gennaio 1944 che la portarono ad occupare un vasto territorio, fino al fiume Rapido. Tra la fine di gennaio ed i primi di febbraio, la divisione fu impegnata in quella che è passata alla storia come la battaglia del Belvedere quando, a costo di gravi perdite, riuscì a conquistare alcune forti posizioni tedesche sulle montagne ad est di Montecassino, ai piedi del monte Cairo.
Nel maggio del 1944, la 3a divisione di Fanteria algerina conquistò a viva forza la cittadina di Castelforte, aprendosi la strada attraverso le difese tedesche verso Ausonia, Esperia, Pontecorvo, Pico e San Giovanni Incarico.
Nel giugno 1944 riprese la via del fronte avanzando verso nord fino a conquistare Siena, il 3 luglio 1944. La città profuse ai comandanti delle varie unità della divisione grandissimi festeggiamenti in segno di riconoscenza per non aver usato artiglierie contro di essa.
Pochi giorni dopo la 3a divisione cominciò a lasciare il fronte per radunarsi nella zona di Taranto, da dove si sarebbe imbarcata per lo sbarco in Provenza del 15 agosto 1944.

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Nello stesso giorno veniva murata una seconda lapide dedicata ai caduti del 3° reggimento da Ricognizione degli Spahis algerini, con la scritta sormontata dal distintivo che rappresenta un leopardo in una mezzaluna sormontata dalla stella a cinque punte con al centro il numero 3 in cifra araba e con il motto in caratteri arabi "Intraprendi senza paura e riuscirai".

LE 3ème REGIMENT
DE SPAHIS ALGERIENS
DE RECONNAISSANCE
En souvenir de
CAPITAINE D’ALMONT
LIEUTENANT SALLANTIN
LIEUTENANT MISTARLET
SOUS-LIEUTENANT DABADIE
ASPIRANT TREMEAU
ASPIRANT DU BREUCQ
ET DE
13 SOUS-OFFICIERS
ET DE
52 GRADES ET SPAHIS
MORTS POUR LA FRANCE
AU COURS DE LA CAMPAGNE D’ITALIE
JANVIER-JUILLET MCMXLIV

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Il 3° reggimento Spahis algerini si era distinto durante la battaglia del Belvedere, e quindi nell’offensiva del maggio 1944 a Castelforte, a Esperia, a Pico, seguendo poi la 3a divisione fino a Siena.
Tra i nomi dei caduti citati spicca quello del capitano Rodolphe Chevalier d’Almont, classe 1908, morto a Terelle, il 5 febbraio 1944, al termine della battaglia del Belvedere.
Il 2 febbario 1944 era stato scelto per comandare un gruppo blindato che avrebbe dovuto raggiungere il paese di Terelle in appoggio alla fanteria. Due giorni dopo, il 4 febbraio, riceveva l’ordine di appoggiare con i suoi carri l’attacco degli squadroni appiedati che dovevano però respingere due contrattacchi tedeschi. Il capitano d’Almont scendeva dal suo mezzo e si metteva alla testa degli uomini a piedi. Il giorno successivo, il 5 febbraio, veniva mortalmente colpito da schegge, morendo sulla strada che da Caira sale a Terelle.

Degli altri ufficiali citati sappiamo che il tenente Jean Sallantin, classe 1918, cadde lungo la strada per Caira a poche centinaia di metri dalle prime case dell’Olivella, il 28 gennaio 1944; il tenente Jean Marie Mistarlet, classe 1917, cadde l’8 febbraio 1944, colpito dall’artiglieria tedesca a poche centinaia di metri dal paese di Terelle; il sottotenente Jean-Marie Dabadie, classe 1917, morì a Pico, il 23 maggio 1944; l’aspirante Bernard Trémeau, classe 1920, in località Croce Morrone, il 15 gennaio 1944.

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Un’altra lapide ricorda i caduti della 2a divisione di Fanteria marocchina. Di fattura assai semplice, la scritta in lingua francese è sormontata dal blasone della grande unità: uno scudo diviso in quattro parti su fondo rosso e blu, colori di Parigi; in alto a sinistra la stella sheriffiana a sei punte, a destra il campanile della cattedrale di Strasburgo; in basso a sinistra la costa del Marocco, a destra il motto in lingua araba "Tutti uniti, Dio aiuterà". Al centro una cicogna che vola da Meknès a Strasburgo.

AUX MORTS
DE LA
DEUXIEME DIVISION
D’INFANTERIE MAROCAINE
TOMBES GLORIEUSEMENT
EN ITALIE
JUILLET 1944

4770

La 2a divisione di Fanteria marocchina fu la prima ad essere destinata al fronte italiano, sbarcando a Napoli a partire dall’inizio di novembre del 1943. Fu anche la prima a raggiungere il fronte, dovendosi impegnare in lunghi e sanguinosi combattimenti per la conquista del monte Pantano e quindi delle Mainarde (Alto Volturno) dove sostenne duri combattimenti nella zona di monte Santa Croce.
Nel maggio 1944, dopo tre giorni di durissimi combattimenti ed al costo di un pesante tributo di sangue, la divisione riuscì a sfondare la Linea Gustav, ottenendo il collasso della linea di difesa tedesca. Ritirata dal fronte per un periodo di riposo e di ristrutturazione, riprese le operazioni a sud di Roma compiendo un pesante ciclo di combattimenti fino al mese di luglio, quando fu definitivamente ritirata per raggiungere i punti di imbarco per la spedizione in Francia.

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Il comando dell’altra grande unità nordafricama, la 4a divisione da montagna marocchina, optò invece per una soluzione diversa, dedicando la lapide alla divisione stessa ed ai Goums, raccolti dal maggio 1944 nel Corps de montagne, agli ordini del generale François Sevez, comandante della divisione.

IN MEMORIAM
LE CORPS DE MONTAGNE
FRANÇAIS
QUATRIEME DIVISION MAROCAINE
DE MONTAGNE
ET GOUMS
AUX SIENS
TOMBES
AU CHAMP D’HONNEUR
FEVRIER – JUILLET 1944

4771

Erano stati loro i protagonisti della brillante operazione militare sui monti Aurunci, da Spigno a Campodimele, che aveva definitivamente travolto la Linea Gustav, continuando le operazioni fino a San Gimignano (Siena), conquistata il 13 luglio 1944.

Sulla facciata del municipio di questa città vollero apporre un’altra lapide:

PRES DU TERME D’UNE CAMPAGNE VICTORIEUSE
MENEE SUR PLUS DE 400 KILOMETRES
LE CORPS DE MONTAGNE FRANÇAIS
PARTI LE 12 MAI DES RIVES DU GARIGLIANO
A LIBERE SAN GIMINIANO LE 13 JUILLET
AVANT DE REPARTIR POUR UNE
NOUVELLE TACHE

Nel maggio del 1944, l’assalto ai monti Aurunci era partito dalle rovine del piccolo borgo di Spigno (Latina), da dove Goumiers e Tirailleurs si erano lanciati alla conquista della vetta di monte Petrella.
Anche a Spigno vollero lasciare un ricordo e su un masso opportunamente levigato, proprio nel posto dove era iniziata la corsa verso la vetta in località Cavatelle, fu composta una scritta in lettere di bronzo:

AUX MORTS DE LA CAMPAGNE D’ITALIE
TOMBES POUR QUE LEUR PATRIE
RETROUVE SA LIBERTE ET SA GRANDEUR
LA QUATRIEME DIVISION MAROCAINE
FIERE DE LEUR SACRIFICE
FIDELE A LEUR MEMOIRE

Questo monumento durò poco. Non appena gli ultimi soldati francesi lasciarono il posto, un gruppo di abitanti di Spigno martellò le lettere fino a farle cadere per terra cancellando ogni traccia della scritta. Era difficile dimenticare ciò che era successo su quelle montagne: non soltanto una brillante azione militare, ma anche una serie ininterrotta di inaudite violenze contro la popolazione civile.

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Ancora un reparto della 4a divisione da montagna marocchina, il 4° reggimento Spahis marocchini, attraverso il ricordo del suo comandante, il tenente colonnello Charles de Lambilly, caduto a Monticelli, frazione di Esperia (Frosinone), il 19 maggio 1944.

A LA MEMOIRE
DU LIEUTENANT COLONEL DE LAMBILLY
COMMANDANT LE 4ème SPAHIS MAROCAINS
MORT POUR LA FRANCE
LE 19 MAI 1944 A MONTICELLI
ET DES OFFICIERS SOUS-OFFICIERS
BRIGADIERS ET SPAHIS
DU REGIMENT
TOMBES SUR LE SOL D’ITALIE
DE FEVRIER A JUILLET 1944

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Il 4° Spahis marocchini, era il reparto da ricognizione della 4a divisione da montagna, ma prima dell’inizio dell’offensiva di maggio era stato assegnato alla 3a divisione di Fanteria algerina con la quale aveva combattuto a Castelforte, aprendo la strada verso Ausonia ed Esperia. Superata quest’ultima cittadina, i piccoli carri americani di cui era dotato il reggimento raggiunsero il paese di Monticelli, riscontrando che erano ancora attive postazioni di difesa tedesche. Al limite delle case del paese, in direzione di Pontecorvo, giunse l’ordine di sostare e di attendere l’arrivo del 3° Spahis algerini che li avrebbe sostituiti. Il mattino del 19 maggio 1944, il tenente colonnello de Lambilly ed i suoi ufficiali incontrarono i loro omologhi del reggimento algerino e proprio mentre era in atto la breve cerimonia delle consegne, una salva dell’artiglieria tedesca si abbatté sul gruppo, uccidendo all’istante il tenente colonnello. [2]

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Contenuto ed essenziale l’epitaffio che ricorda i caduti della 1ère Division Motorisée d’Infanterie, più nota come 1ère Division "France Libre", nata da piccoli reparti che nel 1940 erano rimasti fedeli al generale De Gaulle in Africa e in Gran Bretagna. La divisione si era formata sui campi di battaglia di Etiopia, Somalia, Siria, Egitto, Libia e Tunisia. Era stata l’ultima delle grandi unità francesi ad arrivare in Italia, schierata lungo la linea del Garigliano, ed era stata anche la prima ad essere ritirata dal fronte italiano per raggrupparsi in Puglia in vista dello sbarco in Provenza. Sulla lapide campeggia lo scudo dal fondo blu con la Croce di Lorena di colore rosso, simbolo delle Forze Libere francesi.

A LA MEMOIRE DES MORTS
DE LA
PREMIERE DIVISION FRANÇAISE LIBRE
TOMBES EN ITALIE
POUR LA LIBERATION DE LA FRANCE
DE MAI A JUILLET 1944

4773

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La lapide successiva è dedicata ai caduti del 1° reggimento Fucilieri di Marina, con il bellissimo stemma araldico dell’unità: uno scudo con la Croce di Lorena, sostenuto da due ippocampi.
La lapide ricorda quattro ufficiali caduti in Italia, per primo il comandante dell’unità, il capitano di fregata Hubert Amyot d’Inville, caduto a Montefiascone (Viterbo), il 10 giugno 1944.
Questo ufficiale era diventato un simbolo per gli uomini ai suoi ordini, noto in tutta la divisione per il suo coraggio e per essere stato fra i primi ad arruolarsi nelle forze navali libere.
Nato nel 1909, nel 1939 era un ufficiale della marina mercantile; mobilitato nel 1940, partecipò all’evacuazione di Dunkerque durante la quale il dragamine che comandava affondò a causa di una mina. Raggiunta la Gran Bretagna si arruolò nelle forze navali libere, venendo assegnato al I battaglione dei Fusiliers Marins.
Con questo reparto partecipò alle operazioni in Africa Equatoriale ed alla campagna di Siria, nella quale fu gravemente ferito davanti a Damasco.
Rientrato in servizio, assunse il comando del battaglione prendendo parte alle battaglie di Bir Hakeim e di El Alamein, ed alla successiva campagna in Tunisia.
Nel corso del 1943, il battaglione si trasformò in reggimento blindato da ricognizione assegnato alla 1e Division France Libre, del quale assunse il comando poco prima di sbarcare in Italia.
Il capitano di fregata d’Inville cadde davanti a Montefiascone (Viterbo), il 10 giugno 1944, quando la jeep sulla quale viaggiava saltò su una mina.
Due suoi fratelli, Jacques e Gérald, morirono durante la II guerra mondiale: il primo, ufficiale della Legione Straniera, cadde in Tunisia nel 1943; il secondo, un sacerdote, prese parte al movimento di Resistenza, fu catturato dalla Gestapo nel dicembre 1943 e morì nel campo di Wieda, il 29 gennaio 1945.

Le 1er Régiment de FUSILIERS MARINS
en souvenir
de son Commandant le Capitaine de Corvette
AMYOT d’INVILLE
de l’Einseigne de Vaisseau CISTERNE
de l’Officier Interprète SILVY
de l’Aspirant HERBOUT
et des Officiers Mariniers, Quartiers Maîtres
et Marins
glorieusement tombés en ITALIE
pour la libération de la France
en 1944

4774

Gli altri tre ufficiali ricordati sono il tenente di vascello Armand Cisterne, classe 1920, caduto il 18 giugno 1944; l’ufficiale interprete Henri Silvy, classe 1920, caduto a Guidonia, il 6 giugno 1944; l’aspirante Michel Herbout, classe 1925, caduto a Montefiascone, il 11 giugno 1944.

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Singolare e per certi versi commovente il testo della lapide dedicata al maggiore Jean Tatin:

LES OFFICIERS
SOUS-OFFICIERS, HOMMES DE TROUPE
DU 3/202 R.P.N.A.
A JEAN TATIN
LEUR CHEF DE BATAILLON
TOMBE GLORIEUSEMENT AU CHAMP D’HONNEUR
A SCHIERANO LE 23 MAI 1944
“APPARTENANT A UNE UNITE NON EN-
GAGEE A PRIS UNE PERMISSION POUR
PARTICIPER A TITRE PERSONNEL AUX
OPERATIONS DONNEES PAR LE 4e GROUPE
DE THABORS MAROCAINS
(DEBUT DE LA CITATION A L’ORDRE DE L’ARMEE)

4775

Il maggiore Jean Tatin, classe 1901, comandava il 3/202 R.P.N.A., una unità di seconda schiera di lavoratori nordafricani (Régiment de Pionniers Nord-Africains), con sede nelle retrovie del fronte. Come è scritto nella citazione riportata sulla lapide, chiese un permesso e, a titolo personale, si unì al 4° Gruppo di Tabors Marocchini, in quei giorni impegnato nella cosiddetta "manovra di Lenola".
I tedeschi stavano ritirandosi lentamente ed occupavano ancora il monte Schierano, tra Lenola e Vallecorsa, che cadde nelle mani dei marocchini solo dopo un violento assalto. Molte le perdite da entrambe le parti e fra i caduti il maggiore Jean Tatin, che i componenti del reparto da lui comandato nelle retrovie vollero ricordare con la lapide.

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Infine una lapide dedicata ai caduti di uno dei reparti più singolari del Corpo di Spedizione francese in Italia: il 7° reggimento Cacciatori d’Africa.
Innanzi tutto il loro comandante, il colonnello Alphonse Van Hecke, un belga, classe 1890, che nel 1911 si era arruolato nella Legione Straniera, combattendovi la I guerra mondiale e guadagnandosi i gradi da ufficiale. Naturalizzato francese, continuò la carriera militare e, negli anni trenta, entrò nei servizi speciali creando un’attività spionistica in Belgio e Olanda. Sentendosi ormai minacciato, rientrò in Francia, comandò un reparto senegalese nel 1940 e fu poi inviato in Nord Africa a comandare i Chantiers de Jeunesse, organizzazione para-militare voluta dal maresciallo Pétain. Nel 1942 fu uno dei cinque ufficiali superiori francesi schierati apertamente dalla parte degli alleati e, dopo lo sbarco anglo-americano, chiese ed ottenne di poter creare un reparto formato quasi interamente da giovani e giovanissimi provenienti dai Chantiers. Nacque così il 7° reggimento Cacciatori d’Africa, reparto controcarro dotato di semoventi americani M 36, assegnato alla 3a divisione di fanteria algerina.
Il reggimento prese parte ai combattimenti del Belvedere, nel gennaio 1944; all’offensiva di maggio da Castelforte a Roma; all’inseguimento delle truppe tedesche da Viterbo a Siena.

LE 7ème REGIMENT DE CHASSEURS D’AFRIQUE
EN SOUVENIR DE
ASPIRANT NOËL DE SAINT-PULGENT 17 mai 1944
SOUS-LIEUTENANT EMILE JOUANNIQUE 22 MAI 1944
LIEUTENANT ARMAND NICOLAS 23 MAI 1944
SOUS-LIEUTENANT ROGER CHAMARD 23 MAI 1944
SOUS-LIEUTENANT JEAN EMIG 1 JUIN 1944
SOUS LIETENANT FLEURY VERCHERIN 5 JUIN 1944
ASPIRANT JEAN DE ROUSIERS 10 JUIN 1944
DES
6 SOUS-OFFICIERS
ET DES
51 GRADES ET CHASSEURS D’AFRIQUE
MORTS POUR LA FRANCE
AU COURS DE LA CAMPAGNE D’ITALIE
JANVIER-JUILLET MCMXLIV

4776

L’aspirante Noel de Saint Pulgent, cadde il 17 maggio 1944, giorno della presa di Esperia; il sottotenente Emile Jouannaque, classe 1903, il 22 maggio, il tenente Armand Nicolas, classe 1913, ed il sottotenente Roger Chamard, classe 1916, caddero il 23 maggio 1944, tutti e tre davanti a Pico; il sottotenente Jean Emig, classe 1919, cadde il 1 giugno 1944, a Carpineto Romano; il sottotenente Fleury Vercherin, classe 1918, il 5 giugno 1944, in località Osteria dei Quattro Cavalli; l’aspirante Jean de Rousiers fu gravemente ferito a Piansano (Viterbo) il 10 giugno e morì a Fez il 20 agosto 1944.

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L’ultima lapide, di epoca certamente più moderna, è dedicata ai combattenti del Corpo di Spedizione francese in Italia ed al generale Alphonse Juin loro comandante. Nella lapide però, il generale Juin viene indicato in seconda battuta come maresciallo, grado che ottenne solo nel 1956.

Note

  1. ^ Heurgon, La Victoire sous le signe des Trois Croissants, Vrillon, Vol. I, Alger, 1946.
  2. ^ Louis Berteil, Baroud pour Rome, Italie 1944, Flammarion, Paris, 1966 e AA.VV., 4e Division Marocaine, 1945. Le lapidi furono poste a dimora il 12 agosto ed il 3 settembre 1944.

Bibliografia

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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