L’ORSO WOJTEK A VENAFRO DURANTE LA BATTAGLIA DI MONTECASSINO
Data: 26/12/2018Autore: ALBERTO TURINETTI DI PRIEROCategorie: TestimonianzeTag: #maggio 1944, animali, polonia, veterani-reduci, wojtek

L’ORSO WOJTEK A VENAFRO DURANTE LA BATTAGLIA DI MONTECASSINO

Tutti coloro che sono appassionati della storia delle battaglie che si svolsero tra la fine del 1943 e la primavera del 1944 lungo la Linea Gustav conoscono l’esistenza di un orso, “mascotte” del 2° Corpo polacco in Italia, ma pochi si sono preoccupati di sapere dove questo orso, dal nome di "Wojtek", fosse “alloggiato” durante i combattimenti che si svolgevano attorno a Montecassino.

Allora cominciamo con lo scrivere che l’orso fu adottato da alcuni militari polacchi in Iran che lo salvarono da una triste vita di maltrattamenti. [1]

Ha raccontato in un’intervista alla BBC nel 2011 il professor Wojciech Narebski:

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"Era come un bambino, come un piccolo cane. Beveva il latte da una bottiglia come un neonato. Certamente pensava che quei soldati fossero suoi parenti e così credeva in noi ed era molto amichevole.” [2]

Era destino...

Nell’ottobre del 1942, il futuro professor Narebski aveva 17 anni. In Palestina, quando arrivò nell’accampamento dove era stato destinato, si trovò un orso davanti alla tenda e venne a sapere che si chiamava Wojtek, diminutivo del suo nome Wojciech, e simpatizzarono subito.

Il cucciolo, che intanto cresceva, venne ufficialmente assegnato alla 22a compagnia Rifornimento d’Artiglieria (22 Kompania Zaopatrywania Artylerii) e quando il reparto venne trasferito in Italia gli Inglesi non volevano che l’orso salisse sulla nave, ma era diventato un soldato con tanto di numero di matricola e di libro paga...

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Ormai era completamente sviluppato, alto più di un metro e ottanta, ma amava la lotta libera, chiedeva sigarette che mangiava e gli piaceva la birra che beveva in gran quantità e non era mai ubriaco.
Racconta il professor Narebski nella sua intervista alla BBC:

“Era molto buono, molto pacifico con gli umani”.

Non poteva soffrire una scimmia, anch’essa ospite di un reparto polacco, e i cani che gli abbaiavano contro.

Racconta un altro reduce polacco:

“Quando la compagnia si spostava Wojtek amava viaggiare sul cassone del camion, in piedi, appoggiando le zampe anteriori sul tetto del veicolo; se nasceva un diverbio fra autisti, l’orso vi prendeva viva parte, difendendo con minacciosi versi il proprio conducente e naturalmente nessuno pensava di affrontarlo.” [3]

Nell’aprile del 1944, il 2° Corpo polacco fu trasferito sulla Linea Gustav, con l’incarico di rompere il dispositivo di difesa tedesco a nord dell’abbazia di Montecassino.

La 22a compagnia Rifornimento d’Artiglieria, reparto dipendente dal comando del Corpo d’Armata, fu dislocato a qualche centinaio di metri da Venafro con il compito di trasportare le munizioni alle varie batterie di artiglieria piazzate nella Valle del Rapido.
I camions venivano caricati a Venafro. La 22a compagnia in particolare doveva salire fino ad Acquafondata per poi scendere verso Portella fino alle batterie del 10° ed 11° reggimento di Artiglieria pesante, vicino alle località di Cerreto, Colle di Mezzo e monte Faullo.
A causa del fuoco tedesco, la strada poteva essere percorsa solo di notte, nel buio più totale: non mancarono incidenti ed alcuni automezzi furono colpiti in pieno dalle granate nemiche.

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E l’orso Wojtek?
Il percorso fu giudicato immediatamente troppo pericoloso per lui e quindi rimase nei pressi del comando di compagnia, accudito giornalmente da un sottufficiale e dai soldati che si alternavano nel fornirgli il cibo, birra compresa, o consentirgli di passeggiare sotto la loro sorveglianza.

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La notizia della presenza dell’orso si era sparsa non solo fra i soldati polacchi, ma anche fra molti reparti alleati. Wojtek divenne così famoso che su di lui furono ricamate alcune leggende. La più nota, pare raccontata da due soldati scozzesi, fu quella che l’orso, ormai soldato più che mai, aiutasse a caricare o scaricare le munizioni, tanto che come distintivo della 22a compagnia fu proprio scelta la figura di un un orso in piedi con un proiettile d’artiglieria fra le zampe anteriori.
Qualcuno arrivò a scrivere che l’orso era ad Acquafondata, altri lo videro persino a Montecassino, ma non era vero, come sottolinea in uno dei suoi messaggi il professor Narebski.

E’ lo stesso professore che ci conferma come l’orso non si mosse mai da Venafro per tutta la durata della battaglia.
Alla sua salute ci tenevano tutti e portarlo in giro con le colonne che andavano e venivano verso Acquafondata e Vallerotonda fu sempre giudicato troppo pericoloso.

Racconta il nostro amabile professore:

“Per i soldati lontani dalle famiglie e lontani dal loro Paese natale, la presenza dell’orso, fu psicologicamente importante”.

Vedevano in lui, così grande e grosso, ma buono e giocherellone, una specie di talismano, un portafortuna, a cui erano affezionati ed anche pronti a proteggerlo.

L’unico incidente che si ricordi avvenne nei pressi di Ancona, quando il camion che trasportava Wojtek si fermò vicino al mare.
L’orso annusò l’aria, guardò quell’enorme pozza d’acqua azzurra e non si trattenne.
Si scaraventò giù dal camion e si buttò nel mare tra grandi spruzzi e le urla di un gruppo di ragazze distese sulla spiaggia a prendere il sole. I soldati, tra cui il Wojtek umano, dovettero faticare per spiegare che quello era un orso buono... .

Immagini

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Ringraziamenti

Si ringrazia vivamente il professor Wojciech (Wojtek) Narebski che con diversi messaggi all’autore di questa breve nota, ha voluto così amabilmente spiegare dove sia stato l’orso durante la battaglia per Montecassino e fornirci le relative carte topografiche.

Note

  1. ^ La storia dell’orso Wojtek è raccontata in molte pubblicazioni facilmente rinvenibili tramite Google.
  2. ^ Intervista alla BBC, 18 novembre 2011, Story of Poland’s “Soldier Wojtek” turned into film, by Martin Vennard.
  3. ^ Intervista dell’autore all’ing. Myeczyslaw Rasiej, tenente di Artiglieria nel 2° Corpo polacco, luglio 2007, in www.dalvolturnoacassino.it, 7 settembre 2007.

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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