DAL VOLTURNO A CASSINO
Page links

Cronologia delle operazioni

La fotografia: uomini del Durham Light Infantry attraversano le rovine di Cassino passando accanto a quello che fu l'Hotel Des Roses (©IWM NA14999).

La battaglia di Cassino, nelle sue quattro fasi, è considerata ancora oggi uno degli scontri bellici più importanti e discussi della Seconda Guerra Mondiale.

Essa fu costituita da un insieme di vari tentativi di conquistare la città di Cassino e di superare la linea Gustav, che gli alleati attuarono in fasi susseguenti e che hanno portano gli storici a parlare di "battaglie per Cassino".
Conoscerne lo svolgimento è un passaggio fondamentale per poter in seguito approfondire questo periodo della campagna d'Italia. La cronologia delle operazioni, correlata con gli articoli in tema presenti sul sito, Vi permetterà di conoscere gli accadimenti e il loro succedersi.

The Battle of Cassino, in its four phases, is still considered today one of the most important and discussed battles of the Second World War.
It was in fact formed by a combination of several attempts to storm the town of Cassino and the Gustav line to pass, that the Allies implement it in subsequent stages and which led historians to speak of "battles for Cassino".
Know the development is a critical step in order to investigate this later period of the Italian campaign. The chronological description, correlated with the articles on this site, you will learn about the events and their sequence.

Informazione

Gli storici inglesi e americani suddividono i combattimenti per la Linea Gustav in quattro battaglie mentre gli storici tedeschi in sole tre battaglie. Anche se la versione tedesca è più realistica in termini cronologici, ai fini narrativi in queste pagine si è preferito adottare la suddivisione in quattro battaglie.

The British and American historians divide fighting for the Gustav Line in four battles, while the German historians in only three battles. Although the German version is more realistic in terms of timing, for the purposes of narrative in these pages is preferred to adopt the division into four battles.

Preludio a Cassino

Terminata la campagna d’Africa, il 10 luglio 1943 gli alleati sbarcarono in Sicilia dando inizio alla campagna d’Italia.
In 38 giorni l’isola fu occupata e le truppe tedesche di rinforzo alle unità italiane ripiegarono in Calabria inseguite dall’8a Armata britannica. Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’Italia uscì dal conflitto ma sul suo territorio la guerra continuò per quasi due anni.
Il 9 settembre 1943 la 5a Armata americana sbarcò a Salerno e la 1a Divisione aviotrasportata britannica a Taranto. La penisola venne aggredita dagli alleati e la 10a Armata tedesca fu costretta a ripiegare verso nord, nonostante avesse contrattaccato energicamente a Salerno.

Il 1° ottobre vennero occupate Napoli e Foggia, ma da quel momento l’avanzata alleata subì un notevole rallentamento; nel settore adriatico l’8a Armata britannica dovette combattere duramente per superare una serie di corsi d’acqua arrestando la sua avanzata ad Ortona; nel settore tirrenico la 5a Armata americana fu rallentata e indebolita nel superamento della Linea Bernard o Winter Line. Nel corso di quei combattimenti, il I Raggruppamento Motorizzato Italiano ebbe il suo battesimo del fuoco a fianco degli alleati nella battaglia di Monte Lungo, a metà dicembre 1943.

Un mese dopo, verso la metà di gennaio 1944, gli alleati si trovarono di fronte alla Linea Gustav.
La linea fortificata fu realizzata dai tedeschi nel punto più stretto della penisola per poter essere più efficacemente difesa dalle forze disponibili. Lungo il tracciato si trovavano postazioni protette per mitragliatrici e mortai, ricoveri per le truppe, estesi campi minati e centinaia di chilometri di filo spinato. Il punto focale di quella linea era costituito da Cassino e da Montecassino, capisaldi a difesa della valle del Liri.

Per aver ragione di quelle difese gli alleati dovettero combattere ben quattro battaglie, protrattesi per quattro mesi, con un costo altissimo in vite umane.

0047
1347
0117

Prima battaglia per Cassino (12 gennaio – 12 febbraio 1944)

Il piano alleato per il forzamento della Linea Gustav era piuttosto ambizioso: l’obbiettivo finale era l’occupazione di Roma.
Con una serie di attacchi i comandi Alleati si prefiggevano il superamento dell’ostacolo costituito dalla Linea Gustav nel settore della valle del Liri. Quella zona pianeggiante era l’unica che consentisse lo spiegamento in massa dei reparti corazzati di cui disponevano gli attaccanti.
Da un punto di vista strategico l’operazione fu articolata in tre fasi principali.
Il primo colpo doveva essere sferrato con una serie di attacchi nella valle del Liri e sulle alture ad essa circostanti con lo scopo di attrarre le riserve strategiche tedesche.
Successivamente un forza anfibia sarebbe sbarcata ad Anzio per creare scompiglio a tergo del fronte principale e minacciare le vie di rifornimento tedesche. A questo punto, secondo le intenzioni degli Alleati, i tedeschi sarebbero stati costretti ad abbandonare la Linea Gustav e a intraprendere una ritirata strategica. Infine, nella terza fase, il fronte adriatico si sarebbe mosso per tallonare i reparti tedeschi in arretramento.

Gli attacchi sulla Linea Gustav

Il Corpo di Spedizione Francese del generale Alfonse Juin fu il primo ad iniziare il combattimento la mattina del 12 gennaio 1944. L’asse di avanzata francese si trovava a circa venti chilometri a nord di Cassino e puntava in direzione di Atina, il compito era tuttavia diversivo: l’assalto serviva soltanto a tenere impegnate le riserve locali tedesche.
Le truppe di Juin ottennero dei risultati, pur subendo notevoli perdite, ma non furono inviate loro altre unità di rinforzo e l’offensiva si arenò tra il 22 e il 23 gennaio.

Nel frattempo, il 17 gennaio era iniziato l’attacco del X Corpo britannico lungo il corso inferiore del fiume Garigliano.
Gli inglesi attaccarono con tre divisioni. La 5a e la 56a divisione stabilirono delle teste di ponte nei pressi di Minturno e Castelforte, ma furono duramente contrattaccate e fermate dalle riserve strategiche che i tedeschi avevano fatto affluire. Il piano ideato dagli Alleati sembrava funzionare, ma gli imprevisti erano dietro l’angolo.
Un terzo attacco britannico doveva essere lanciato dalla 46a divisione in direzione di Sant’Ambrogio e aveva l’importantissimo compito di proteggere il fianco sinistro del II Corpo americano che doveva forzare un passaggio nella valle del Liri. Ma il generale McCreery, comandante del X Corpo britannico, non era affatto fiducioso dell’intero piano strategico e, per non disperdere le sue truppe, destinò all’azione verso Sant’Ambrogio solo una brigata. Questa non riuscì a superare il Garigliano e fu ritirata.

Nonostante quest’ultimo insuccesso, il generale Clark, il comandante della 5a Armata americana, decise di rispettare il piano originale e diede il via all’assalto del II Corpo americano nella valle del Liri. Gli americani attaccarono la notte del 20 gennaio con una divisione di fanteria, la 36a, sui due lati di Sant’Angelo in Theodice, a circa 5 chilometri da Cassino. Soltanto poche compagnie di due reggimenti poterono guadare il fiume Gari (spesso confuso con il fiume Rapido n.d.r.) sotto un diluvio di fuoco scatenato dai granatieri della 15a Divisione tedesca. La notte seguente gli americani ripeterono l’attacco senza successo, i pochi superstiti dovettero riattraversare il fiume Gari per ritirarsi. Il prezzo pagato dalla 36a Divisione americana fu altissimo: 1681 tra morti feriti e dispersi.

Poiché tutti gli attacchi pianificati dagli Alleati per sfondare la Linea Gustav erano falliti, il generale Clark fu costretto a ideare un’azione alternativa.
Visto che la valle del Liri non era al momento penetrabile, egli ordinò una manovra aggirante a corto raggio intorno a Cassino.
Il 24 gennaio il II Corpo americano attaccò pochi chilometri a nord della cittadina con la 34a Divisione, in seguito rinforzata dai resti della 36a Divisione. Dopo giorni di combattimenti durissimi nel pieno di un inverno molto rigido i fanti americani erano riusciti ad occupare una serie di colline in prossimità dell’Abbazia di Montecassino. I reparti tedeschi della 44a Divisione di fanteria a difesa della zona furono decimati, ma ricevettero rinforzi dalla 90a Divisione panzergrenadier e dalla 1a Divisione paracadutisti. I combattimenti interessarono anche la periferia nord di Cassino, dove gli americani furono più volte respinti dall’ostinata difesa tedesca. Le perdite subite dagli attaccanti non consentirono loro di effettuare il balzo decisivo verso la valle del Liri e l’offensiva americana si concluse il 12 gennaio, dopo aver respinto un forte contrattacco tedesco su Monte Castellone.

Mentre si combatteva verso l’abbazia, più a nord il Corpo di Spedizione Francese aveva iniziato un’azione di supporto per proteggere il fianco destro americano. Così la 3a Divisione algerina iniziò il 25 gennaio un attacco diversivo verso Colle Belvedere e Colle Abate; quello che seguì fu un combattimento con una irruenza e una determinazione da ambo le parti che rasentano l’incredibile. Diverse alture furono conquistate, perse e riconquistate più volte. Le truppe coloniali francesi avevano ancora volta assolto al loro compito impegnando i tedeschi. Anche questi ultimi avevano assolto il loro compito perdendo soltanto alcune posizioni.

Anzio

Nello stesso giorno in cui la 36a Divisione americana veniva respinta sul fiume Gari, il VI Corpo americano sbarcava ad Anzio, la mattina del 22 gennaio 1944.
La zona era scarsamente presidiata dai tedeschi e i reparti alleati presero terra in fretta e senza essere contrastati. A causa di incertezze nei livelli di comando più alti, le truppe a terra non si diressero, come era logico aspettarsi, verso i Colli Albani, ma percorsi pochi chilometri dalle spiagge si attestarono a difesa della testa di sbarco. Quella perdita di tempo prezioso diede ai comandi tedeschi l’opportunità di impiegare le forze della XIV Armata intorno alla testa di sbarco ad Anzio.

Nei giorni seguenti la situazione strategica si capovolse. A Cassino il fronte principale era stato solo intaccato, mentre ad Anzio i tedeschi minacciavano una vigorosa controffensiva che avrebbe potuto rigettare il VI Corpo amerciano in mare.
Così, le forze sbarcate ad Anzio, che dovevano servire ad agevolare l’offensiva sul fronte principale, avevano bisogno di aiuto. Invece, le forze su fronte principale, che avrebbero dovuto beneficiare dell’operazione anfibia, dovevano riprendere l’offensiva fallita per correre in soccorso delle truppe ad Anzio.
Gli Alleati, che non potevano permettersi perdite di tempo, si organizzarono per riprendere gli attacchi verso Cassino.

Articoli correlati »

0668
1346
0849
1344
1167
1345
0875

Seconda battaglia per Cassino (15-18 febbraio 1944)

Operazione "Avenger"

Poiché tutte le unità della 5a Armata del generale Clark erano state impiegate, il generale Alexander, comandante di tutte le forze alleate in Italia, decise il trasferimento di tre divisioni dall’8a Armata britannica dal fronte adriatico al fronte di Cassino. Queste avrebbero formato un corpo d’armata provvisorio, il II corpo neozelandese, il cui compito era quello di proseguire l’azione intrapresa dagli americani e aggirare Montecassino per piombare nella valle del Liri.

Delle tre unità inviate, la 4a Divisione indiana diede il cambio agli americani sulle colline di fronte a Montecassino, la 2a Divisione neozelandese si attestò di fronte alla città di Cassino, mentre la 78a Divisione britannica era in ritardo nell’attraversamento degli Appennini stretti sotto la morsa dell’inverno.

Prima di dar via all’attacco, il generale Freyberg, comandante del II Corpo neozelandese, portò avanti con insistenza la richiesta di bombardare l’Abbazia di Montecassino.
Sia Freyberg, sia i suoi comandanti in sottordine, ritenevano necessario bombardare l’edificio che secondo molti era stata la causa dei falliti attacchi precedenti.

La richiesta di bombardamento scatenò una polemica che si trascinò anche dopo la fine della guerra. In sostanza, i comandanti americani, compreso Clark, erano contrari al bombardamento, mentre i comandanti inglesi erano favorevoli.
I generali non erano sicuri della presenza di reparti nemici all’interno dell’edificio, anche se i tedeschi avevano dichiarato di non farne uso militare. In ogni caso, Freyberg riteneva che l’abbazia dovesse essere bombardata con o senza i tedeschi all’interno e alla fine il generale Alexander diede il consenso al bombardamento.
A seguito del bombardamento le truppe indiane avrebbero attaccato direttamente l’Abbazia da nord-est, mentre i neozelandesi dovevano assalire Cassino da sud.

Il bombardamento dell'Abbazia

Alle 9:25 del 15 febbraio 1944 iniziò il bombardamento aereo dell’Abbazia di Montecassino.

Con ondate successive numerosi aerei di vario tipo sganciarono un impressionante quantitativo di bombe sul loro obbiettivo. Il bersaglio fu centrato in pieno anche se molte bombe caddero fuori zona causando perdite anche alle truppe alleate. La distruzione fu totale e nel disastro trovarono la morte molti i civili che si erano rifugiati tra le mura del monastero.

Cassino Monastery Bombed (1944) - British Pathè

Gli attacchi

A causa di una serie di imprevisti e di malintesi, quando l’Abbazia venne bombardata le truppe della 4a Divisione indiana destinate all’attacco non erano ancora pronte all’azione. Inoltre, secondo i comandanti al fronte, prima di assalire direttamente l’edificio in rovina, occorreva occupare una collina, in mano ai tedeschi, che ne impediva l’avvicinamento.
Così, la sera del 15 febbraio partì all’assalto della quota 593 una sola compagnia di fucilieri che fu inesorabilmente respinta con forti perdite.
La sera successiva la stesa collina fu attaccata da un battaglione con lo stesso risultato ed altre perdite.
La sera del 17 febbraio furono tre i battaglioni impiegati dalla divisione indiana, di cui due destinati ad attaccare direttamente il monastero. La lotta fu durissima, ma all’alba del 18 gli attaccanti dovettero ritirarsi ancora una volta.
La 1a Divisione paracadutisti tedesca, che da alcuni giorni aveva assunto il controllo del settore, aveva dato filo da torcere agli attaccanti iniziando nello stesso tempo a meritarsi la fama che ancora oggi le è riconosciuta per la difesa di Cassino.

La sera del 17 febbraio, mentre gli indiani partivano per il loro ultimo attacco verso l’Abbazia, la 2a Divisione neozelandese attuava un’azione offensiva verso Cassino.
Il terreno nella parte meridionale della cittadina intriso di acqua a causa delle precipitazioni precludeva l’utilizzo dei carri armati, pertanto il generale Kippenberger al comando dei neozelandesi aveva scelto il tracciato della linea ferroviaria Roma – Napoli quale direttrice d’attacco verso la città.
Ma sul terrapieno della ferrovia i tedeschi avevano attuato ben dodici demolizioni che consistevano in profonde voragini con filo spinato, mine e altri ostacoli. Due compagnie di fucilieri Maori (in forza alla divisione neozelandese) riuscirono nella notte a raggiungere e occupare la stazione ferroviaria di Cassino. Ma i genieri che lavoravano alacremente alle loro spalle non furono in grado di ricolmare l’ultima demolizione prima dell’alba e con la luce del giorno l’artiglieria tedesca rese impossibile il prosieguo dei lavori. I Maori rimasero isolati, senza il prezioso appoggio di carri armati e nel pomeriggio del 18 febbraio un contrattacco tedesco li respinse.
Questa seconda, affrettata e limitata offensiva non portò alcun risultato agli alleati, mentre ai tedeschi servì a rafforzare la fiducia in sé stessi.

Articoli correlati »

1343

Terza battaglia per Cassino (15-24 marzo 1944)

Operazione "Dickens"

Dopo la fine della seconda battaglia, gli stati maggiori alleati iniziarono a preparare un nuovo piano strategico per oltrepassare la Linea Gustav nel quale sarebbero state coinvolte forze sia della 5a Armata americana sia dell’8a Armata britannica. Si stabilì che la nuova offensiva non sarebbe iniziata prima della metà di maggio, non solo per permettere alle unità di organizzarsi, ma anche per disporre di condizioni meteorologiche favorevoli e del terreno asciutto e compatto per un migliore utilizzo dei reparti corazzati.

Mentre l‘operazione era allo studio, il generale Freyberg ottenne l’autorizzazione ad effettuare un nuovo attacco limitato per occupare Cassino e Montecassino. L’idea consisteva nell’effettuare un bombardamento a tappeto sulla città di Cassino per annientare le difese tedesche. Successivamente, i neozelandesi avrebbero attaccato direttamente la città, seguendo la stessa direttrice da nord utilizzata dagli americani in gennaio.
Una volta occupata la parte nord dell’abitato, la divisione indiana avrebbe iniziato un attacco in salita dalla città verso l'Abbazia.
I generali al livello più alto non nutrivano eccessiva fiducia nel piano di Freyberg, ma acconsentirono ad esso perché un eventuale successo avrebbe reso disponibile una base di partenza nella valle del Liri da utilizzare nella futura grande offensiva, mentre in caso di insuccesso le perdite sarebbero state solo delle divisioni neozelandese e indiana (che comprendeva solo alcuni reparti inglesi, essendo la maggior parte della truppa di provenienza colonica).

Il bombardamento di Cassino

In aderenza al piano del generale Freyberg, l’assalto della fanteria fu preceduto da uno spaventoso bombardamento aereo su Cassino e i paracadutisti tedeschi che in essa erano asserragliati. Dopo le squadriglie aeree, anche l’artiglieria aprì il fuoco e solo fino alla sera del 15 marzo questa sparò oltre 195.000 granate.
Secondo una stima successiva, ogni difensore della città ricevette circa quattro tonnellate d esplosivo; nonostante ciò i paracadutisti tedeschi sopravvissero in gran numero sfruttando i rifugi sotterranei e una grande caverna ai piedi di Montecassino. I crateri delle bombe e le macerie cambiarono l’aspetto dei luoghi e la mobilità sul terreno fu ridotta notevolmente.

Assault On Monte Cassino (1944) - British Pathè

L'attacco

Appena terminato il bombardamento aereo la fanteria mosse in avanti. La 2a Divisione neozelandese aveva il compito di occupare le macerie della città partendo da nord. Dopo l’occupazione del castello di Rocca Janula - una costruzione medievale che domina la città - i battaglioni della 4a Divisione indiana dovevano arrampicarsi fino all’Abbazia ed espugnarla.
I neozelandesi combatterono duramente contro una inaspettata resistenza offerta dai pochi paracadutisti tedeschi che erano sopravvissuti al bombardamento. I carri armati attaccanti furono bloccati dalle macerie e poterono dare solo un appoggio limitato alla fanteria. Nonostante tutte le difficoltà e le pesanti perdite, dopo tre giorni di combattimento i neozelandesi avevano raggiunto e occupato il castello di Rocca Janula e la stazione ferroviaria di Cassino. Ma il nocciolo duro dei paracadutisti resisteva contro ogni assalto nella zona dell’Hotel Continental, ai piedi di Montecassino. A causa delle macerie, gli scontri si frazionarono a livello di squadra. I neozelandesi dovevano combattere per occupare singole stanze degli edifici demoliti, mentre i tedeschi avevano ampie possibilità di occultamento e quindi di tendere imboscate al nemico.
Nell’abitato di Cassino i combattimenti durarono fino al 24 marzo 1944, poi i neozelandesi furono costretti a sospendere gli attacchi: i tedeschi avevano retto l’urto contro ogni aspettativa.

Nel frattempo, il 15 marzo, le truppe della 4a Divisione indiana vissero una particolare odissea nel tentativo di occupare l’Abbazia. Il piano prevedeva di raggiungere una serie di obbiettivi disseminati lungo la montagna fino a Montecassino. Avanzando a tergo delle truppe neozelandesi, i battaglioni indiani dovevano per prima cosa prendere in consegna il castello di Rocca Janula. Poi dovevano conquistare due curve a gomito della strada che sale al monastero per poi puntare sulla cosiddetta "collina del Boia", quota 435. Da quest’ultima posizione sarebbe partito l’attacco diretto a Montecassino.
Nelle notti e nei giorni seguenti gli indiani occuparono la prima delle due curve a gomito, ma nonostante i ripetuti assalti non riuscirono a mettere piede in modo stabile sulla seconda curva. Mentre avvenivano questi attacchi, nel corso di due notti un intero battaglione di Gurkha riuscì ad aggirare l’ostacolo e ad occupare la "collina del Boia".
Si era creata una situazione paradossale: i Gurkha erano prossimi all’obbiettivo finale, ma erano isolati. I rinforzi dovevano arrivare dal castello, ma non potevano muoversi in forze perché i tedeschi controllavano ancora la seconda curva.
Il generale Heidrich, comandante della 1a Divisione paracadutisti tedesca, si rese conto della crisi nel dispositivo della divisione indiana e ordinò un contrattacco verso il castello di Rocca Janula.

All’alba del 19 marzo 1944 un battaglione di paracadutisti scese dall’Abbazia e assalì il castello. Fu una battaglia in stile medievale: gli attaccanti raggiunsero le mura e tentarono di scalarle o di demolirle con l’esplosivo. Dall’interno, la guarnigione formata in massima parte da soldati di un battaglione inglese si difese disperatamente.
I paracadutisti attaccarono inutilmente il castello per quattro volte, anche con forze provenienti dalla città, furono decimati, ma mandarono in aria i piani alleati per quel giorno. Infatti quel battaglione inglese aveva appena iniziato ad inviare le sue truppe in rinforzo ai Gurka sulla "collina del Boia" per poi assalire l’Abbazia. Anche il battaglione inglese fu decimato e l’attacco verso l’Abbazia fu annullato.

L’ultimo atto di quella difficile giornata del 19 marzo si consumò tra le colline a nord dell’Abbazia. Gli Alleati avevano progettato un attacco con i carri armati da effettuarsi in contemporanea all’assalto della fanteria Gurkha e inglese dalla "collina del Boia" verso l’Abbazia. Poiché, come abbiamo visto, quest’ultimo assalto non si verificò mai, sarebbe stato sensato annullare anche l’azione con i carri armati. Ma per quei fatali disguidi che si verificano spesso in guerra, nessuno informò i carristi ed essi si avviarono al loro destino.

La formazione corazzata era composta da squadroni indiani, neozelandesi e americani per un totale di 35 mezzi. I tedeschi rimasero esterrefatti nel veder spuntare dal nulla quei cerri armati, ritenevano impossibile il loro impiego tra le montagne, ma presto si accorsero che gli attaccanti erano sprovvisti di fanteria di appoggio. Così i paracadutisti tedeschi misero in atto le tattiche di attacco ravvicinato ai veicoli corazzati e la battaglia fu durissima. Per alcune ore i carri armati attaccarono la Masseria Albaneta, una grande fattoria che costituiva un forte caposaldo tedesco. Alcuni mezzi si diressero verso l’Abbazia, ma furono distrutti prima che potessero avvicinarvisi.
Quando l’attacco fu sospeso 25 carri armati alleati erano stati distrutti o danneggiati e abbandonati.

Come già accennato, i combattimenti nella Cassino distrutta continuarono fino al 24 marzo 1944. I neozelandesi non riuscirono a respingere i paracadutisti tedeschi fuori dalle macerie e la terza battaglia si concluse con un altro insuccesso per gli alleati.

Articoli correlati »

0311
0368
0490

Quarta battaglia per Cassino (11-18 maggio 1944)

Operazione "Diadem"

Dopo la fine della terza battaglia, il fronte di Cassino si stabilizzò per quasi due mesi. Gli alleati riorganizzarono il loro assetto e ricevettero rinforzi, erano inoltre in attesa della bella stagione per sfruttare la superiorità numerica dei carri armati su terreno compatto. Anche i tedeschi si riorganizzarono, ma non ricevettero rinforzi.

La sera dell’11 maggio il fronte era tranquillo più che mai, poi alle 23.00 sulle linee tedesche si scatenò un diluvio di fuoco ad opera di quasi mille cannoni alleati. Il terrificante bombardamento durò più di un’ora e si estese da Cassino fino al Mar Tirreno. Era l’inizio della quarta e ultima battaglia per la Linea Gustav.

La poderosa offensiva alleata fu intrapresa da quattro corpi d’armata che attaccarono contemporaneamente su tutto il fronte.
Il settore tirrenico fu affidato al II Corpo americano che ora comprendeva due divisioni appena giunte dagli Stati Uniti, l’85a e l’88a. Più all’interno, sui Monti Aurunci, fu schierato il Corpo di Spedizione Francese che da due era passato a quattro divisioni. La valle del Liri, come sempre il punto focale dell’operazione, era competenza del XIII Corpo britannico, su tre divisioni. Al II Corpo polacco, da poco giunto in Italia, fu assegnato il settore più difficile, quello di Montecassino.

Durante il primo giorno dell’offensiva, tutti e quattro i corpi d’armata ottennero limitati successi e subirono forti perdite, in particolare i polacchi. Nei giorni seguenti la situazione si volse a vantaggio degli alleati. Lo sfondamento della Linea Gustav avvenne ad opera dei reparti coloniali del Corpo di Spedizione Francese che il 13 maggio occuparono Monte Maio, spaccando in due la linea tedesca. Il generale Kesselring e il suo stato maggiore furono colti di sorpresa: nessuno si aspettava un forte attacco nell’aspro settore dei Monti Aurunci. In verità, neanche gli alleati si aspettavano un successo in quel punto, essi miravano alla valle del Liri dove il XIII corpo era riuscito a superare il fiume Gari, ma incontrava una notevole resistenza.

I tedeschi poterono inviare solo limitati rinforzi verso la prima linea; le condizioni meteorologie favorevoli permettevano ai cacciabombardieri alleati di intercettare le colonne di veicoli tedeschi e di colpirle duramente. Tuttavia, nel quadro generalmente favorevole che andava delineandosi per gli alleati vi era una macchia d’ombra: Montecassino.
I polacchi, che attaccavano con due divisioni le medesime colline assalite nelle battaglie precedenti, ebbero perdite disastrose. Il loro secondo grande attacco fu effettuato nella notte tra il 17 e il 18 maggio, proprio quando i paracadutisti di Heidrich avevano ricevuto l’ordine di ripiegamento. Ma il coriaceo generale paracadutista rispose che la sua divisione si sarebbe ritirata solo con un ordine di Hitler in persona; in aggiunta i suoi uomini dovevano prima respingere l’attacco olacco in corso. Così, all’alba del 18 maggio, dopo che il generale Kesselring aveva convinto il colonnello Heidrich a ritirarsi e dopo che i polacchi erano stati fermati, i paracadutisti abbandonarono Cassino e l’Abbazia di Montecassino.

I polacchi ebbero l’amara consolazione di occupare, non di conquistare, il sacro edificio solo dopo che i difensori se ne erano andati. Le bandiere polacca e britannica sventolarono sulle rovine di Montecassino. Le battaglie per la Linea Gustav erano finite, la guerra proseguiva il suo corso verso la testa di sbarco di Anzio, raggiunta il 25 maggio, e Roma, raggiunta la sera del 4 giugno 1944.

Notizia della vittoria finale nella battaglia di Monte Cassino - Godfrey Talbot (BBC)

Articoli correlati »

2631
2630
2629
1342
1166

I quattro mesi di lotta intorno a Cassino erano costati ai tedeschi e agli alleati un numero elevato di perdite tra morti feriti e dispersi.
Nessuno ha mai calcolato il numero delle altrattanto numerose vittime tra i civili italiani.

Ringraziamenti

Un ringraziamento particolare è rivolto a Livio Cavallaro per la disponibilità e il prezioso supporto nella realizzazione di questa pagina.

Copyright © 2017 dalvolturnoacassino.it