GERHARD E LO STUG III DI ROCCA IANULA
Data: 09-05-2003Autore: ROBERTO MOLLEListe: ARTICLES IN ENGLISHCategorie: TestimonianzeTag: #marzo 1944, #today, nippo-americani, rocca-janula, sturmgeschutz

GERHARD E LO STUG III DI ROCCA IANULA

Integrazioni:


A volte dalla nebbia della storia escono fuori episodi, racconti, fatti che altrimenti rimarrebbero per sempre nascosti; sono piccole cose che, alla fine, fanno la grande storia.

Settembre 2001

Nel settembre 2001 abbiamo incontrato un reduce tedesco della battaglia, Gerhard Wignanek, classe 1925, apparteneva al MG Abteilung - I Fallschirmjager Division.
Alla fine di gennaio 1944 venne trasferito dal fronte di Ortona al fronte di Cassino. Con i camion, di notte, fu trasportato sino ad Arce e poi, a piedi, in tre giorni, portando sulle spalle il treppiede della sua MG 42, arrivò nel punto assegnato alla sua unità: il castello di Rocca Janula nella città di Cassino.

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Alla sua compagnia, che aveva natura interdivisionale, fu assegnata la difesa della Rocca dagli attacchi alleati, che si susseguirono incessantemente nei giorni seguenti; egli si trovava arroccato dietro le mura e sparava con una MG 42 su treppiede in direzione nord-est, verso il carcere di Cassino.
La sua mitragliatrice aveva in dotazione 20 cassette di munizioni e durante gli attacchi condotti dai neozelandesi, gli stessi tedeschi, che sparavano, si chiedevano chi fossero quei comandanti che mandavano al massacro i loro soldati, obbligandoli ad avanzare in campo aperto.

Gerhard aveva una passione per il disegno ed ha conservato due schizzi che fece in quel periodo ed un quadro raffigurante Rocca Janula, un luogo che certamente ha segnato la sua vita.
Questi schizzi sono molto interessanti in quanto mostrano uno spaccato della vita del soldato sul fronte di Cassino.

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Molti sono gli episodi che ci ha raccontato ma in particolare uno ha catalizzato immediatamente la nostra attenzione.
Gerhard ci riporta che nel febbraio 1944 uno Sturmgeschütz III (cannone semovente nda) si trovava nascosto dietro le mura di Rocca Janula, posizionato in direzione nord verso le pendici dell'Abbazia. Una notte, un commando composto di americani con una ardita sortita riuscì a sabotarlo, collocandovi all'interno una carica esplosiva e facendolo così esplodere. Questi incursori, così come apparvero, scomparirono nella notte, senza che i tedeschi potessero sparare neanche un colpo.
Al di là dello sconcerto e del disappunto per tale azione, i paracadutisti tedeschi non poterono fare a meno di rilevare il coraggio dimostrato dagli americani, che troppo spesso venivano da loro considerati come dei soldati poco volitivi e tenaci.

Dal suo racconto cerchiamo di trarre più notizie possibili. La notte spesso non riuscivano a dormire per paura delle sortite dei soldati indiani Gurkha che armati con i loro kukri (tipo di pugnale nda), spesso si infiltravano nelle postazioni, uccidendo senza pietà gli occupanti.

Il 15 marzo assistette impotente al grande bombardamento della città di Cassino; gli occupanti della Rocca non ebbero nessuna perdita, così come nessuna perdita vi fu a causa delle grosse salve che venivano sparate dalle navi alla fonda di Scauri, con una cadenza e ad orari costanti.

Durante un'attacco il comandante della sua unità, il maggiore Schmitt, venne gravemente ferito ed egli, senza esitazione, lo caricò sulle spalle e lo lasciò solo dopo essere arrivato al posto di medicazione più vicino, collocato nell'Abbazia. Per riconoscenza il suo superiore gli regalò il suo anello, che veniva consegnato solo agli ufficiali, che Gerhard ancora oggi conserva e ci mostra con orgoglio.

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Nel maggio del 1944 venne fatto prigioniero a Cassino dai soldati indiani; portato successivamente in un campo di prigionia al Cairo, venne rilasciato solo nell'agosto del 1948. In questo campo, ci mostra i documenti di riconoscimento, ebbe modo insieme ad altri commilitoni anche di fare un giornalino.

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Lo accompagniamo all'albergo e lo salutiamo calorosamente, dandoci appuntamento a presto a Cassino.

Dell'incontro con Wignanek ci rimane sopratutto impresso il racconto sullo SturmGeschutz III di Rocca Janula; nessun libro che noi si conosca ha mai riportato questo episodio nè ha mai riportato che un carro fosse posizionato vicino al Castello.
Tutti sanno dello StuG III dell'Hotel Continental (Excelsior ndr) e di alcuni altri che andarono distrutti nel bombardamento del 15 marzo 1944, ma di quello riportato da Wignanek niente, nessuna notizia.

Marzo 2003

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Mi trovo a Cassino da un appassionato, vedo che possiede degli interessanti libri polacchi sulla battaglia che non avevo mai visto. Apro un libro a caso e la prima foto che vedo raffigura uno StuG III distrutto con dietro Rocca Janula!!! Mi prendesse un colpo, è lui!!!
La fotografia è molto dettagliata e si possono cogliere dei particolari interessanti: innanzitutto le mura della Rocca appaiono abbastanza integre, sono quelle che guardano verso l'Abbazia in direzione Nord quindi le meno colpite dalle granate alleate; queste vennero distrutte più dai genieri tedeschi che dai bombardamenti alleati.
Il loro stato di conservazione permette parzialmente di capire perchè fallì il massiccio contrattacco dei paracadutisti tedeschi alla Rocca Janula del 19 marzo 1944; fu effettuato proprio contro questa parte del castello, appunto sostanzialmente integra. Essa rappresentava veramente un'ottima postazione per i difensori, imprendibile! I paracadutisti furono respinti con gravi perdite.

CONTRATTACCO AL CASTELLO DI ROCCA JANULA

Livio Cavallaro approfondisce le fase del contrattacco tedesco al castello di Rocca Janula, il 19 marzo 1944.

28/06/2003 | richieste: 6627 | LIVIO CAVALLARO
Le battaglie | #marzo 1944, fallschirmjäger, montecassino-area, rocca-janula

A guardare bene la fotografia, lo StuG III appare esploso dall'interno, cioè come se vi fosse stata un'esplosione all'interno che lo ha distrutto; ciò avvalora ancora di più, se ve ne fosse stato bisogno, la tesi che sia stato sabotato e non colpito dal tiro esterno.
Quando i racconti sono avvalorati da documenti fotografici, fanno comprendere sicuramente meglio cosa avvenne.

Comunque, caro Gerhard, ti avevamo creduto sulla parola.

Roberto Molle e Alessandro Campagna

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09/03/2007

Approfondimento storico

NOTA DEL WEBMASTER
Livio Cavallaro, un attento ed esperto lettore del sito, ha voluto approfondire la ricerca circa l'attacco allo Stug III. Grato per tale contributo lo aggiungo all'articolo.

In effetti, nel corso di un attacco iniziato alle 06.45 dell'8 febbraio 1944, i fanti della compagnia "C", 100° battaglione, 133° reggimento americano si avvicinarono nei pressi del tornante di quota 165 provenendo da nord, nel tentativo di attaccare il castello nella stessa direzione in cui è stata scattata la foto del carro distrutto.

In realtà non si trattava di veri e propri americani, ma di giapponesi naturalizzati americani, detti Nisei, che costituivano la forza del 100° battaglione. La compagnia "C" non assalì mai il castello, perché essendo avanzata più velocemente degli altri battaglioni americani che combattevano con scarso successo in città, ricevette l'ordine di arrestarsi nella posizione raggiunta. Tuttavia i Nisei avevano notato la presenza di due veicoli corazzati tedeschi situati tra il castello ed il tornante di quota 165, uno di essi era certamente un cannone semovente dello Sturmgeschütz Abteilung 242. Il comando di reggimento ordinò che si facesse il possibile per eliminarli.

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Il soldato Awakuni (compagnia "C") attraversò una zona scoperta di circa 50 metri e lanciò due razzi con il suo bazooka verso il carro tedesco distante altri 30 metri. Il primo colpì il treno di rotolamento immobilizzando il veicolo, il secondo, pur colpendo il bersaglio, non ebbe effetto e i tedeschi nei paraggi iniziarono a sparare sul giapponese naturalizzato americano. Quest'ultimo ebbe il coraggio di sparare un terzo razzo che, penetrando la corazza del carro lo fece esplodere uccidendo i cinque uomini di equipaggio, erano le 09.00. Awakuni rimase nascosto ed isolato tra le rocce bersagliato dai tedeschi per dieci ore prima di riuscire a ricongiungersi con la sua compagnia, ferito ad un braccio. In seguito fu decorato con la Distinguished Service Cross per quella temeraria azione. Più tardi, verso le 11.00, anche il secondo veicolo fu colpito da razzi di un altro bazooka dei Nisei ed ebbe un cingolo danneggiato.

Livio Cavallaro

Fonti:

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11/10/2009

I ricordi di Gerhard Wignanek

Sono passati quasi dieci anni dall’incontro con Gerhard Wignanek e solo ora ho deciso di riprendere gli appunti presi a suo tempo e di scrivere questa breve integrazione. Ogni volta mi stupisce, anche se non dovrebbe, verificare come il racconto dei Veterani trovi sempre dei riscontri, per date ed accadimenti, nei testi storiografici.

Gerhard Wignanek è nato a Brig/Breslau (Polonia) il 19/10/25.
Da giovane fa parte della Hitlerjugend e agli inizi del 1943 viene chiamato alle armi e riceve il primo addestramento a Schweiniz.
Nel giugno dello stesso anno viene inviato a Garlain (nel Brandeburgo) nel corpo dei Paracadutisti. A Bordeaux, nel sud della Francia, consegue il brevetto da paracadutista ed è assegnato al I Battaglione MG, I divisione Paracadutisti. Alla fine guerra avrà conseguito il grado di caporalmaggiore con Croce di Ferro di prima e seconda classe.

Nel novembre del 1943 l’unità viene inviata in Italia e Gerard si ritrova in Abruzzo nei dintorni di Scanno. La neve arrivava al petto, erano in alta montagna, dall’altra parte del fiume Sangro vedevano gli inglesi. Il rancio era costituito da una pagnotta di pane che doveva bastare per cinque giorni. A Francavilla vi erano i partigiani, ma non dove si trovava lui.
Il battaglione MG, forza divisionale, venne inquadrato nel gruppo da combattimento Schulz, composto anche dal I e II battaglione del 1° reggimento della I divisione Paracadutisti, dal III battaglione del 3° reggimento della I divisione Paracadutisti e dal I battaglione del 361° reggimento Granatieri.

A gennaio, dopo lo sbarco di Anzio, furono mandati per sei giorni a combattere a Nettuno, quindi inviati a Cassino, dove arrivarono il 6 febbraio 1944 e dislocati nella Rocca Ianula per dare il cambio ad elementi della 44ª Hoch und Deutschmeister. A quel tempo la sua compagnia era composta da circa 120 uomini.
Lo stesso giorno che arrivarono a Cassino, dovettero duramente combattere contro i soldati nippo-americani del 100° battaglione della 34ª Divisione US Red Bull. Gerard aveva la sua posizione nella "Casa Gialla" (una casa patrizia posta a monte della Rocca Ianula, oggi non più esistente n.d.r.).
Nei duri combattimenti uccisero diversi americani; la sua compagnia ebbe 36 caduti e 28 feriti.

Pochi giorni dopo furono "sganciati" per andare a riposare qualche giorno ad Arce. Scesero di notte dalla "Gola della" Morte e sulla via Casilina vennero caricati su camion; portarono con se i feriti, pioveva a dirotto. Rimasero ad Arce per tre giorni, si riposarono e rifocillarono.

Il 12 febbraio la compagnia venne spostata di nuovo in linea, a Rocca Janula; loro erano considerati i "pompieri" del fronte, venivano inviati dove servivano rinforzi. Le MG sparavano con i proiettili traccianti e la cosa era molto pericolosa in quanto tale tipo di proiettile permetteva ai nemici di individuare la posizione del mitragliere; furono ostretti a togliere tutti i proiettili traccianti. Il 15 febbraio, il giorno del bombardamento dell’Abbazia, si trovava proprio nella Rocca Janula; durante questo bombardamento non ebbero perdite.

Il 26 Febbraio scesero nella città di Cassino; Gerhard era ferito, affamato, era vivo... niente altro.

Il 15 marzo, il giorno del bombardamento della città, Gerard si trovava alla "Casa gialla" insieme ad altri 132 feriti; anche il dottore era stato ferito. Per tutto il tempo avevano subìto attacchi dagli inglesi.

Dalla Rocca Janula la compagnia MG sparava ai neozelandesi che avanzavano nella città, loro stessi si chiedevano chi fossero quegli ufficiali inetti che mandavano a morire in questo modo i loro soldati.
Vennero quindi dislocati nei pressi della stazione di Cassino, proprio alle Terme Varroniane (Hummock Hill ndr), dove sostennero durissimi combattimenti contro i Maori che avevano occupato la stazione ferroviaria; arrivò in loro supporto anche la compagnia Paracadutisti motociclisti.
Il 18 Marzo questa unità, appiedata dai mezzi, contrattaccò contro la Round House (la rimessa delle locomotive ndr) e venne completamente annientata.

Ricorda che per tutto il periodo di Cassino, pioveva ogni giorno; avevano scarsità di munizioni; ogni volta dovevano spostare la postazione con il treppiede, che pesava 18 kg, più l’arma e le munizioni.
L’unità aveva in dotazione sia le mitragliatrici MG 42 che le MG 34; per certi versi preferivano quest’ultima in quanto, pur con una cadenza di tiro inferiore (800 colpi/minuto in luogo di 1200) aveva una maggiore precisione e fruibilità; la MG 42 era brutale, era possibile sparare solo con brevi raffiche di pochi secondi, sia perché il tiro deviava, anche su postazione fissa, sia perché la canna fondeva; dovevano ricordare di cambiarle spesso, operazione che il servente riusciva a fare, protetto dal guanto di amianto, in pochi secondi). Spesso, proprio per la foga della battaglia, le canne fondevano.

Ai primi di maggio la compagnia fu dislocata sul fiume Gari, alla destra vi erano unità della 15ª divisione Panzer Grenadier con 23 carri armati. Scavarono per tre giorni per crearsi dei ripari. C’era un ospedale con feriti, era ben segnalato ma venne ugualmente bombardato. Sul fronte sparavano i nebelwerfer (lanciarazzi multipli n.d.r.) che facevano un rumore assordante e terribile.
Gerard ricorda che durante questo periodo vi furono numerose tregue per recuperare i caduti e i feriti dal campo di battaglia; senza alcun incidente con il nemico.
L’11 maggio incomincia la quarta battaglia, il 13 maggio viene ferito da una scheggia di bomba di artiglieria al ginocchio ed al braccio. Il pomeriggio viene preso prigioniero dagli inglesi, che lo trattarono malissimo nonostante fosse ferito. Riferisce che lo provocavano con fucili e baionette colpendolo con il calcio del fucile, addirittura gli urinarono addosso. Gli tolsero tutti gli oggetti personali.
Portato all’ospedale di Napoli fu quindi tradotto in prigionia in Africa. Qui lavorò alla realizzazione del canale di Suez. Al campo di prigionia, come presa in giro, gli fecero festeggiare, il 20 aprile del 1945, il compleanno del Fuhrer.

Durante il nostro incontro, Gerhard aveva con se la piantina del Cimitero tedesco di Caira con l’elenco di tutti i caduti della sua compagnia e il relativo numero della tomba; a tutti voleva porgere un saluto. Un pensiero particolare per Jacob che venne ucciso mentre si arrendeva e per Gruber che cadde il giorno dopo essersi sposato per procura.
Anche da questo capisco perché erano considerati i migliori soldati del mondo.

Roberto Molle

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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