CONTRATTACCO AL CASTELLO DI ROCCA JANULA
Data: 28-06-2003Autore: LIVIO CAVALLAROCategorie: Le battaglieTag: #marzo 1944, fallschirmjäger, montecassino-area, rocca-janula

CONTRATTACCO AL CASTELLO DI ROCCA JANULA

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E’ il 18 marzo 1944. La terza battaglia di Cassino è iniziata da tre giorni con il terribile bombardamento della città stessa. Sebbene le truppe neozelandesi ed indiane partite all’attacco abbiano incontrato un’inaspettata quanto determinata resistenza da parte dei paracadutisti tedeschi, alcuni punti chiave del campo di battaglia sono stati raggiunti e conquistati, tra cui il castello di Rocca Janula, la quota 202 e l’importante quota 435 (Hangman’s Hill).

Su tale ultima quota, l’intero 1/9 "Gurkha" e le malridotte compagnie "A" e "D" del 4/6 "Rajputana" attendono ulteriori rinforzi per poter assalire l’Abbazia di Montecassino, distante appena 300 metri in linea d’aria. Il loro isolamento è totale ad esclusione della relativa vicinanza con il piccolo presidio della compagnia C, 24° battaglione neozelandese su quota 202. Si decide che durante la notte tra il 18 ed il 19 marzo un battaglione inglese, il 1/4 "Essex", deve essere sostituito sulla collina del castello e sul tornante di quota 165 da una compagnia di formazione del 4/6 "Rajputana" ed una del 1/6 "Rajputana", per poi dirigersi alla volta della Hangman’s Hill dalla quale assalire l’Abbazia insieme ai "Gurkha", alle 06.00 del 19 marzo. [1]

Cartine che illustrano la situazione degli schieramenti in quei giorni:

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Il cambio durò molto più del previsto e le compagnie "B" e "D" dell’"Essex" lasciarono il castello per avviarsi su quota 435 soltanto alle 05.30 del 19 marzo. Quel ritardo fu fatale sia per il battaglione "Essex" che per l’esito dell’intera battaglia.
Infatti, esattamente a quell’ora, tutta l’area di Rocca Janula fu sottoposta ad un intenso fuoco di mortai ed artiglieria tedesca ed al tiro di numerose mitragliatrici MG 42 piazzate sia sulle quote sovrastanti che tra le macerie dell’abbazia.

Il fuoco di saturazione durò circa dieci minuti, le mura del castello furono tempestate di pallottole e granate.
Subito dopo, circa duecento paracadutisti del I./FJR 4 comandati dal capitano Herbert Christoph Karl Beyer si lanciarono all’assalto della rocca partendo dall’area del tornante di quota 236. La punta di lancia dell’assalto era formata dagli uomini della 2a compagnia del tenente Rudof Bohlein che velocissimi raggiunsero il tornante di quota 165, dove stava ancora avvenendo il cambio di consegne tra il 14° plotone della compagnia "C" dell’"Essex" (del tenente Pat Goghlan) ed un plotone della compagnia di formazione del 4/6 "Rajputana" (tenente Gopal). I due plotoni furono travolti ed entrambi gli ufficiali inglesi caddero sul campo. I paracadutisti continuarono ad avanzare sotto il fuoco dei difensori, incuranti delle perdite, ed in breve arrivarono sotto le mura del castello per lanciare bombe a mano all’interno. Quello che seguì fu uno scontro che evocò gli assedi dell’epoca medioevale.

Dentro le mura del castello e sul pendio est della rocca, la guarnigione era composta dalle compagnie "A" e "C" dell’"Essex" (meno il 14° plotone annientato a quota 165) che non avevano avuto il tempo di partire per la Hangman’s Hill, la compagnia di formazione del 4/6 "Rajputana" (meno il plotone annientato a quota 165), due plotoni della compagnia del 1/6 "Rajputana" (giunti al castello proprio mentre iniziava il contrattacco tedesco), il maggiore Oswald ed il suo gruppo di osservazione del 1° reggimento artiglieria britannico ed alcuni genieri. Erano in totale circa 150 uomini, comandati dal maggiore Frank. J. Kettley, il comandante della compagnia "A" dell’"Essex".

Le direttrici di attacco dei paracadutisti:

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Inglesi ed indiani si disposero in formazione di difesa, ma sporgersi per sparare era un rischio mortale. Da un varco nel muro il caporale Eddie Parker sparava continue raffiche con la sua mitragliatrice Bren.
In breve fu individuato da un cecchino tedesco che lo colpì uccidendolo. In quella situazione il fuoco difensivo di un Bren era di importanza vitale, il soldato Huggett corse subito a spostare il corpo del compagno caduto, ma non sparò neanche un colpo perché anche lui fu colpito tra gli occhi dallo stesso cecchino. Un terzo uomo, il soldato Ken Smith, fece funzionare ancora una volta la mitragliatrice dopo un momento di pausa e a sua volta colpì il cecchino tedesco.
Intanto due o tre paracadutisti riuscirono ad entrare nel cortile est del castello da una breccia, ma caddero crivellati di pallottole.
Dopo circa venti minuti di combattimento l’assedio al castello era terminato, gli inglesi avevano respinto a stento gli assalitori. Al segnale di un razzo luminoso le truppe tedesche ripiegarono fino a quota 165, avevano subito forti perdite e necessitavano di una riorganizzazione.
La pausa durò solo venti minuti ed i paracadutisti attaccarono nuovamente. La lotta si riaccese violentissima, alcuni tedeschi si avvicinarono a distanza utile per il lancio di bombe a mano entro il castello, altri si arrampicarono sulle mura, ma furono inesorabilmente colpiti dagli inglesi e l’attacco fu interrotto. In quella circostanza il maggiore Kettley fu colpito mortalmente ed il comando della guarnigione passò al maggiore Dennis A. Beckett, il comandante della compagnia C. Un prigioniero tedesco comunicò che a quel secondo assalto avevano partecipato soltanto quaranta uomini.

Nel frattempo il comandante del 1/4 "Essex", il tenente colonnello Arthur Noble, aveva comunicato alle compagnie "B" e "D", già in marcia verso Hangman’s Hill, di ingaggiare i paracadutisti tedeschi sul loro fianco destro, ma il comandante della brigata indiana, il brigadiere Bateman, annullò quell’ordine e stabilì che le due compagnie dovessero continuare la loro salita. Alla fine, soltanto settanta uomini di cui trenta feriti raggiunsero i "Gurkha" su Hangman’s Hill e l’attacco all’Abbazia fu prima rinviato, poi annullato. In quello stesso pomeriggio si sarebbe effettuato il disastroso attacco dei carri armati verso Masseria Albaneta, privo del coordinamento con la fanteria.

Con grande tenacia e spirito di sacrificio, i paracadutisti del I./4° reggimento effettuarono un terzo assalto al castello alle 08.38, preceduti da una cortina fumogena che avvolse le tutta la rocca ed accompagnati dal un tiro di mitragliatrici particolarmente intenso. Questa volta però, sia l'artiglieria indiana che i mortai da 76 mm e le mitragliatici Vickers della compagnia di supporto dell'"Essex" (la "S") sulla vicina quota 175 poterono intervenire, anche perché era ormai chiaro che al tornante di quota 165 non potevano esserci truppe amiche superstiti. Quell’assalto fu respinto con relativa facilità, ma al maggiore Beckett, ferito per la seconda volta, restava una guarnigione alquanto ridotta: soltanto tre ufficiali e sessanta soldati erano ancora in grado di combattere alla fine del terzo assalto tedesco.

Intorno alle 09.00 il castello fu minacciato da un’altra direzione. Una formazione valutata dagli inglesi in circa quaranta uomini, partì dalle case di Cassino alla base sud di Rocca Janula per attaccare il castello. Anche quel gruppo d’assalto (probabilmente del 1° FJR) si avvicinarono al punto di poter lanciare bombe a mano entro le mura. Gli uomini di Beckett reagirono con il tiro delle armi portatili e, mezz'ora dopo l'inizio dell'attacco, alcuni carri Sherman neozelandesi intervennero dal centro città facendo fuoco con il cannone di bordo. Anche quell’assalto fu respinto.

Verso le 09.30, il I./4° attaccò il castello da quota 165 per l’ultima volta. La loro tenacia li portò nuovamente sotto le mura perimetrali, mentre i carri neozelandesi intervenivano colpendo l’area della "Casa Gialla". Una squadra di otto guastatori della 3a compagnia, I battaglione genio paracadutisti, riuscì a minare il muro nord, l’esplosione aprì una larga breccia che seppellì venti uomini della compagnia "A" dell’"Essex". Attraverso il varco entrarono altri paracadutisti, ma furono accolti da un uragano di fuoco da parte dei difensori, tra cui il maggiore Beckett che fu ferito per la terza volta. Altri genieri tedeschi di quella stessa compagnia avevano portato avanti alcuni lanciafiamme, ma al momento dell’utilizzo i congegni risultarono difettosi e quelle terribili armi furono gettate via.

Intorno alle 15.40 si stabilì una tregua per il recupero dei feriti intorno al castello. La pausa durò un’ora e mezzo, i portaferiti inglesi e tedeschi lavorarono alacremente per salvare i feriti sparsi sul terreno, non un colpo venne sparato, le due parti si aiutarono cavallerescamente nella pietosa opera. All'interno delle mura, anche cinque paracadutisti, presi prigionieri dopo il primo assalto, collaborarono in modo esemplare al soccorso dei feriti. Uno di quei paracadutisti buttò a terra un ufficiale inglese, che era sotto il tiro di un cecchino tedesco, salvandolo. Un sergente maggiore paracadutista anch’egli prigioniero, non si offrì volontario per la raccolta dei feriti, ma complimentandosi formalmente per come era stata organizzata la difesa, regalò i suoi guanti da paracadutista al maggiore Beckett in segno di compiacimento.

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L’assedio era terminato. Sia i paracadutisti che i difensori del castello si erano battuti con indomito coraggio. Il sostegno di fuoco difensivo erogato dalla compagnia "S" su quota 175 fu determinante, mortai e mitragliatrici consumarono in quel giorno 1500 bombe e 8000 pallottole rispettivamente, le canne di alcuni mortai si surriscaldarono al punto da piegarsi o spaccarsi.

Gli attaccanti ebbero la peggio nonostante la loro determinazione perché si erano mossi in pieno giorno su un terreno completamente scoperto. L’attacco doveva essere effettuato di notte, sfruttando la sorpresa, nello stile delle azioni condotte dai paracadutisti. Tuttavia, pur avendo riguadagnato soltanto la zona del tornante di quota 165, i tedeschi avevano ottenuto tre importanti risultati. Avevano praticamente sbaragliato un battaglione inglese, avevano aumentato l’isolamento dei "Gurkha" sulla Hangman’s Hill e, molto più importante, avevano mandato all’aria il delicatissimo piano di attacco verso l’Abbazia.
Se avessero riafferrato il trofeo finale costituito dal castello, i tedeschi avrebbero dominato completamente le truppe neozelandesi in città con esito disastroso per l’offensiva alleata.

Note

  1. ^ 1/4 "Essex" sta per 1° battaglione del 4° reggimento "Essex", come 4/6 "Rajputana" sta per 4° battaglione del 6° reggimento "Rajputana", ecc.. Per i tedeschi, invece, I./FJR 4 sta per 1° battaglione del 4° reggimento paracadutisti. Vedi Organizzazione delle unità militari in DVaC.

Bibliografia

Il testo è basato sull’articolo di John H. Green pubblicato sul numero 13 della rivista After the Battle, integrato con elementi tratti da:

Documenti ufficiali dal Public Record Office, Londra:

Sitografia

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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