I BERSAGLIERI A MONTELUNGO
Data: 21-04-2005Autore: VARICategorie: TestimonianzeTag: #dicembre 1943, bersaglieri, monte-lungo, veterani-reduci

I BERSAGLIERI A MONTELUNGO

La terza compagnia del  *cinquantunesimo*  bersaglieri AUC si attestò a Mignano, sul fronte di Cassino, il giorno 7 dicembre 1943.

 

Il trasferimento al fronte della  *terza moto*  era stato difficilissimo e, in alcuni casi, traumatico, con le motociclette spesso bloccate dallo strato di fango, altissimo, che copriva le strade.  Le cadute  avevano causato alcuni feriti, che non erano quindi più presenti nell’organico della nostra *terza*.

Il capitano Enea Castelli, bolognese, comandava la compagnia.

 

Il cinquantunesimo, nella piana di Mignano, ai piedi di Montelungo, schierava la seconda e la prima compagnia nella vallata del *Peccia*, sul fianco ovest del monte: la terza compagnia era appostata a est di Montelungo, su Monte Rotondo, a lato della Casilina.

 

Nel corso della giornata del 7 dicembre i tedeschi presero certamente buona nota delle nostre posizioni:  la notte dal  *sette*  all’ *otto* la terza fu presa di mira dai mortai tedeschi,  che martellarono a lungo le pendici boscose di Monte Rotondo.

Morì Alfredo Aguzzi, simpatico amico romano che, nel corso di passate, sciocche, innocenti battute scherzose, ridendo, ribatteva …. no… no caro…. io non moro in guera … Povero,  caro Alfredo, fu il primo a cadere a Montelungo.

Altri furono feriti:   ricordo  Deni  (Pasquale) …. una scheggia di mortaio lo colpì  a un piede,   perforò lo scarpone  e  restò  conficcata  tra  suola  e  carne:  non  riuscivamo  a togliere lo scarpone …. Riccardi   gli estrasse  la  scheggia  con  le pinze, tra  le urla  di dolore di  Deni  e  i commenti  dell’italiano stentato  di  Riccardi  -  il sergente  Giuseppe Riccardi,  figlio di italiani all’estero,  che cadde da valoroso a Iesi,  nel 1944,  medaglia d’oro al valor militare.

 

Così passò la notte.

 

Il mattino,  otto dicembre 1943,   la seconda compagnia   attaccò  nella  vallata  del Peccia,  e  i  fanti  del  *sessantasettesimo*  sul monte,   partendo dalla  quota  253,   la  prima  delle  vette  di  Montelungo.

Da Monte Rotondo,  con  la  terza  compagnia   non  ancora  impegnata  in combattimento,  cercai di intuire l’andamento dell’attacco,  ascoltando il crepitio delle armi:  distinguevo nettamente il lento  tatata delle nostre mitragliatrici,  e  il  rabbioso,  sconcertante,  rapidissimo  crrrcrrrcrrr  del mitragliatore tedesco:

L’avevo già quasi intuito dalla prepotenza del fuoco tedesco, ma  arrivò  puntuale l’ordine alla  *terza*  di spostarsi velocemente a soccorso della seconda compagnia,  a confermare che l’attacco era fallito.

Eravamo ancora ragazzi,   e la  tragedia  si  abbattè  fulminea  su di noi.

Nella fase di avvicinamento,  ancora inconsapevole e inesperto,  passai in piedi tra alcuni artiglieri americani  che vidi stesi  a terra  con il fucile puntato:   guardavano me  sbalorditi,  gli americani  -  diranno poi che i bersaglieri avanzavano incuranti del pericolo …  in realtà  non  mi  ero  accorto  che  avevo  già  raggiunto  la  linea  di fuoco,  perché  mitraglieri  tedeschi,  in contrattacco,  erano entrati  nel  nostro schieramento.

Fortunatamente,  con alcuni colpi del cannoncino anticarro da *47*,  i bravi artiglieri di quel reparto  avevano sventato l’incursione.

La terza  giunse  a  ridosso  del  campo  di  battaglia : … tornavano  i  pochi  superstiti  della  seconda  compagnia  …sorreggendosi a vicenda … feriti … storditi … vacillanti… lo sguardo allucinato …

Alle nostre angosciose domande … frasi spezzate … e i nomi dei morti …

Gino  (Tambalo)    generoso, allegro veronese,  che mi chiamava  *testa da caposquadra*  …Carlo  (Focaccia)   romagnolo come me,  compagno di scuola alle Magistrali di Forlimpopoli   … Mario  (Cardone)   atleta velocissimo,  imbattibile avversario  nelle gare  tra compagnie … e poi  BiancofioreBuonaccorsi … Corvino … e  i   *bocia diciottenni*   BornaghiLuraschi … Morelli … Santi … Sibilia  cinque  dei nove ragazzi della Accademia Navale di Brindisi  che si erano  arruolati  volontari  nel  *cinquantunesimo*  …. e   gli altri ….  tanti altri ….

 

L’inflessibile logica militare ordina il contrattacco:  ho imparato allora  che cose ritenute impossibili ….  si fanno …. si fanno ….  sia pure  in  una  atmosfera  irreale,  allucinante.

Ci avviamo in un canalone fangoso:  i tedeschi cercano di fermare la  *terza*,  scatenando  un intenso fuoco di sbarramento.

Le bombe di mortaio  cadono  a  centinaia  sulle due sponde del canalone :  se una lo centra siamo spacciati:  sento  che il compagno che è davanti a me  è scosso da  un tremito violento    gli faccio coraggio,   per farlo a me stesso.

Vincere il terrore …. stringere i denti …. non  impazzire   quando  a  ogni  sibilo …. e  sono  centinaia …. dici  a  te  stesso …. questa  è  la  mia … questa  è  la  mia ….  e  i  *minuti*   sono    *ore* ….   mezz’ora   sotto  il   bombardamento  …. è  un tempo infinito ….è  questo  il  vero,   sublime   valore   del  combattente.

 

Più avanti c’è uno spazio aperto,  appena sotto le prime rocce di Montelungo: 

è coperto da un alto strato di fango e le granate a volte vi sprofondano senza esplodere:    ma  ci  sono  anche  tronchi  d’albero,  tagliati  alla  base  dai  tedeschi  …. gli alberi mozzi  ….  e  quando la  granata  esplode  su  questi  spezzoni  che spuntano  dal  fango,  l’effetto  è  micidiale.

Così ci sono diversi feriti …. e  muore  Attilio  Faggi   amico  fraterno,  generosissimo nel soccorrere  i compagni  feriti.:   in  barella  mi  passa  vicino  Giorgio Barletta   ferito a un piede  -  in  quel  momento  lo  invidio,   lui  va  in ospedale,  al sicuro,  lontano da questo inferno …. povero  Giorgio,   soffrì  poi  tutta la vita  per quella ferita maledetta.

 

La compagnia si porta ora sotto il costone centrale di Montelungo.

Miracolo:  per un momento siamo al sicuro  -  Dio  mio … quelle  buche  tra  fango  e  roccia,  inattaccabili  dai  mortai:   il fango sembra ora  un piacevole,  morbido letto,  in  quel  buco  angusto,  invulnerabile !

 

Ma l’ordine è inesorabile ….  avanti  ancora …. ecco il Peccia …. ci inerpichiamo  faticosamente  sulla  roccia,   nel  fianco  ovest  del  monte.

Non  ho  più  la  percezione  del  tempo:   è  buio  ormai  e  i  mortai  tedeschi  non sparano  più.

Mario Cappella  si apposta con  il mitragliatore,  io  e   Gianni Recchi,   capoarma ,

gli  siamo  a  fianco:  una raffica  di  mitra  si  sente,  improvvisa,  un  po’  sulla sinistra,  dietro  a  noi  -  Mario  scatta  in  avanti,  verso  il  fronte  tedesco,  si  gira   e  punta  il  mitragliatore  nella  nostra  direzione.   Accidenti …. si  era  appisolato sul  mitragliatore  e  sappiamo  che  soffre  di  sonnambulismo:   cautamente  io  e  Gianni  riusciamo  a  svegliarlo    incredibile,

 

Non è finita:  ci  muoviamo  nel   buio ….  gli  artiglieri  americani  notano  i movimenti  e  cominciano  a  sparare:   fortunatamente  il  tiro  è  un  po’  lungo,  davanti  a  noi  -  ma    c’è   Pio Meletti    e  io  tremo  per  lui. 

Si salva  però,  caro  Pio,  così  mite  e  buono:  anche  prima  di  andare  al  fronte   ha  sempre  ripetuto  che  il  suo  carattere  non  si  accorda  con  la  guerra.

 

Raggiungiamo  l’obiettivo,   sul costone  roccioso  del  monte.

La tensione si allenta,   esplode la stanchezza:     ma  non  c’è   tregua.

 

Nella  notte,  l’urlo  di  un  ferito  è  improvviso  e  terribile 

….  aiuto  ….  mamma  ….  ho sete ….  voglio bere prima di morire ….

Siamo impietriti:  non sappiamo dove sia il ferito,  e sospettiamo anche una trappola dei tedeschi.  Dopo  un  momento di  incertezza   il capitano Castelli,  che è sempre stato in testa alla compagnia,   decide ….  si va a cercare il ferito.

Mi dice di preparare la squadra:  nel frattempo  riceve  l’ordine  di inviare  una pattuglia  sulla quota 253 di Montelungo,   e  manda  la  mia  squadra  sul  nuovo obiettivo.

Il capitano  andrà  personalmente,  con  altri  bersaglieri,  a  cercare  il  ferito,   e  lo salverà:  è  Gianni Della Valle,  della  seconda  compagnia,  ferito al torace,  sopravvissuto  in  mezzo  ai  morti.

Per  questa  azione  furono  decorati  alcuni  bersaglieri  della  pattuglia,    

non il capitano   -   non ho mai capito il perché.

 

La mia squadra dunque si inerpica sul monte, verso la prima vetta, la quota  253.

Su  quella  vetta,  adesso,  è  eretta  la  statua  della  Immacolata,  la  Madonnina  di Montelungo.

 

 

Nel buio,  tra gli anfratti della roccia,  avanziamo cautamente,  a  breve distanza  l’uno dall’altro  -  Gianni,  che mi segue,  a un certo  punto  perde  il  contatto:  sempre  salendo,  cambia  direzione,  scorge  davanti  a    una  sagoma  china,  pensa  di avermi  ritrovato  e  sussurra  leo  leo la  sagoma  non  risponde …   e  Gianni,  ormai  vicino,  la  scuote ……  è un tedesco morto,  che l’urto rovescia a terra ……e Gianni inciampa  poi  in un secondo morto,  tedesco … …

E’  ancora  sconvolto,  quando  poco  dopo  ci  ritroviamo.

 

I  tedeschi  avevano  abbandonato  la  posizione:   ci  appostammo  sulla  vetta  raggiunta.

Nella notte  recuperammo un  fante del *sessantasettesimo*  che,  in evidente stato confusionale,  vagava nella terra di nessuno,  alla ricerca dei suoi compagni ….

 ….  c’è  la settima  lì ?   ripeteva    dov’è la settima ? …

 

E giunse l’alba del 9 dicembre 1943,  con il chiarore del giorno appena percettibile per la presenza di una fitta nebbia.   

 

Poi la nebbia scompare

  … là,  in fondo,  ai piedi del monte,  tra il Peccia e la massicciata della ferrovia,  appare il campo di battaglia della  *seconda*  ….  e  tutti  i  compagni  caduti ….

poveri  corpi  abbandonati  come  tanti  cumuli  di  fango …

 

       …………… destesi  in  abbandono

      a  l’arfio  de  la  Morte  che  veloce

      la  ngiassà  coi  brassi  stenchi  in  croce ….

Così scriverà Gianni,  in dialetto veronese.

 

Poveri compagni miei.  Allora non piansi:  la guerra è crudele anche in questo.

Adesso,  a ottantuno anni,  non  riesco a  trattenere  le  lacrime.

 

Trombettiere,  suona il silenzio fuori ordinanza,  per i miei compagni di Montelungo.  

 

 

Leone Orioli

LI Battaglione Bersaglieri A.U.C. "Montelungo", terza compagnia

8 dicembre 1943 . fronte di Cassino .

 

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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Enrico Farinosi, classe 1922, interrompe gli studi universitari per partire volontario all’inizio del 1943. Arruolato nei Bersaglieri presso il LI Battaglione A.U.C. di stanza a Marostica, nella II Compagnia, II plotone, V squadra, segue le vicende della sua unità fino all’attacco del giorno 8 Dicembre 1943 a Montelungo, in cui viene seriamente ferito. La sua squadra quel giorno ha 4 morti e 5 feriti su 10 effettivi. La sua guerra finisce lì. Negli anni a seguire manterrà sempre fortissimo il legame con Montelungo, i suoi Amici Caduti e quelli sopravvissuti, partecipando con passione a tutti gli incontri e raduni, salute permettendo. E’ scomparso il 25 Aprile 2004. Pochi giorni dopo, in un ideale continuità di sangue e valori, le sue piccole nipoti hanno seppellito una ciocca dei suoi capelli in quella spianata fra la ferrovia e le pendici del monte che videro dissolversi la sua II Compagnia.

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