GIACOMO PIERI - BATTAGLIONE BAFILE
Data: 17-08-2005Autore: VARICategorie: TestimonianzeTag: #aprile 1944, italia, san-marco, veterani-reduci

GIACOMO PIERI - BATTAGLIONE BAFILE

Pieri Giacomo, classe 1924, a diciannove anni chiamato alle armi per il servizio di Leva in Marina. Dopo l’8 settembre 1943 si arruola volontario nel San Marco facente parte del Corpo Italiano di Liberazione.

1813

Verso la metà di ottobre 1943, il Comando Marina di Taranto, emanò un bando di arruolamento volontario, e fu cosi che con tanti altri marinai provenienti dai depositi, dei quali molti naufraghi, e da bordo delle navi bloccate nei porti dall’armistizio, mi trovai a far parte della "Brigata Marina", in seguito divenne reggimento San Marco. Allora, in noi giovani era più radicato il senso del dovere verso il paese e la famiglia, che tra l’altro l’avevo al nord.
Venni inquadrato nel primo Battaglione, che prese il nome della medaglia d’oro "A.Bafile". Dopo un breve ma intenso addestramento selle armi individuali e la guerra a terra (da non dimenticare che molti di noi erano imbarcati fino a pochi mesi prima), eravamo pronti per l’impiego al fronte. Ai primi di febbraio del 1944, il "Bafile" in completo assetto si imbarcò su motozattere per l’ultima esercitazione di Chiattona, presso Taranto. Al termine si accampò sotto tenda nella retrostante pineta, dove rimase fino alla fine di marzo, completando l’addestramento. Il giorno 4 marzo 1944, il Battaglione ricevette in consegna lo stendardo del sommergibile "E.Toti", quale bandiera di combattimento. La gloriosa bandiera del San Marco che sventolò sul Piave venne riconsegnata al reggimento, nel febbraio del 1945, prima di raggiungere la linea Gotica.

Nei primi giorni di aprile il Battaglione parte in tradotta per Cassino, prima tappa Sesto Campano, da lì con automezzi si arriva a Venafro, quindi a piedi verso la prima linea. Partiti all’imbrunire sotto una pioggia torrenziale, il giorno sabato 8 aprile, siamo arrivati a destinazione alle ore 02:00 del 9 aprile, giorno di Pasqua. A ridosso di un baluardo montuoso, che per tutto l’inverno 1943-44, costrinse gli alleati ad una guerra di posizione, postazioni che noi marinai, a otto Km. a nord-ovest di Cassino, nel settore Vallerotonda-Valvori rilevammo un reparto di Neozelandesi del generale Freyberg. Di giorno eravamo rintanati nelle casematte costruite con tronchi e pietre, che si riempivano d’acqua quando pioveva. Si dormiva seduti e a turno, ogni nostro movimento era scandito da colpi di "mauser" tedesco, di notte eravamo in buche a cielo aperto, lungo tutta la linea a noi assegnata. Il solo collegamento con il Comando, piuttosto lontano, era il telefono, che spesso dovevamo riparare, sempre di notte, perchè i fili venivano interrotti dai colpi di mortaio. Ricordo una bella e soleggiata mattina, mentre eravamo rintanati nella casamatta, uno scoppio molto vicino e un grido, era il marinaio di vedetta che precipitò nella buca in cui mi trovavo. Lo vidi con la mano ed il braccio insanguinati, colpito da schegge. Lo caricai sulle spalle e discesi con lui al comando di plotone al fondo valle, sulla sponda sinistra del torrente Rapido, in un rudere chiamato il "Mulino del Vado".

Un episodio che mi coinvolse direttamente, una notte con la mia squadra venimmo attaccati da una pattuglia tedesca nella nostra postazione; dopo un breve scambio di colpi il mitragliatore mi si inceppò, in quel momento ebbi molta paura ma, rimediato all’inconveniente ripresi a sparare e la paura sparì. La scaramuccia andò avanti con un intenso scambio di bombe a mano. Al mattino davanti alla nostra posizione rilevammo la presenza della pattuglia tedesca con tracce di sangue.

Questi sono i miei ricordi di Cassino, piccoli episodi vissuti in prima persona. Altri eventi anche più rischiosi, con nostre pattuglie intercettate dal nemico, con postazioni perse e poi riconquistate, perdite d’ambo le parti. Non dimentichiamoci che di fronte a avevamo i signori della guerra (se non vado errato c’era la 29ª Divisione Panzergranadier), tra l’altro non molto ben disposte nei nostri confronti. Durante la nostra permanenza a Cassino successe un fatto eccezionale, per ben due volte I tedeschi lanciarono su di noi dei volantini esortandoci alla diserzione, ma senza successo, da quanto mi risulta non ci furono defezioni nei nostri reparti. Il San Marco rimase poco meno di due mesi sul fronte di Cassino. Con lo sfondamento del fronte, il 18 maggio 1944, si concluse il primo ciclo operativo. Le nostre perdite furono di 21 morti, 38 feriti e 8 dispersi.

Info e immagini tratte dal sito: http://www.btgsanmarco.it/

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