LETTERA AL PADRE DI UN CADUTO, ALFREDO AGUZZI DEL LI BATTAGLIONE BERSAGLIERI
Data: 06/01/2011Autore: VALENTINO ROSSETTICategorie: TestimonianzeTag: bersaglieri, italia, monte-lungo

LETTERA AL PADRE DI UN CADUTO, ALFREDO AGUZZI DEL LI BATTAGLIONE BERSAGLIERI

Ci scrive un lettore, il signor Paolo Spongia, da Cerveteri (RM), per renderci partecipi del contenuto di un documento, una lettera, di cui è venuto recentemente in possesso:

Buonasera,
sono il nipote di Alfredo Aguzzi, il primo caduto nella Battaglia di Montelungo.
Alfredo è citato negli articoli del Sig. Orioli e di altri reduci.
Ci fu già comunicazione tra di noi qualche anno fa in cui vi ringraziavo per tener viva la memoria di mio zio e di tutti i caduti di quei terribili giorni.
In questi giorni sono venuto in possesso di due preziosi documenti familiari che, nella speranza di far cosa gradita, vi allego per il vostro prezioso archivio.
Il primo è il cartoncino che i miei nonni, genitori di Alfredo, fecero scrivere dopo la morte del figlio.
E' toccante la dignità con cui informano della morte di Alfredo.
Il secondo, che mi ha dato mia madre, sorella di Alfredo, oggi stesso, è una lettera che è pervenuta ai miei nonni quando già avevano raccolto le spoglie di Alfredo indirizzata loro dal Sergente Riccardi.
Ancora più toccante è il fatto che in calce alla lettera c'è un'annotazione del Sergente Menichini che li avvisa che ha fatto lui recapitare la lettera ma che il Sergente Riccardi è caduto in combattimento dopo aver scritto quella lettera....

Vi ringrazio e faccio i miei più sentiti auguri.
Paolo Spongia

Chi era il bersagliere Alfredo Aguzzi, lo zio, del quale il nipote serba il ricordo. Sappiamo che era nato a Roma nel 1922 e quindi, nel dicembre del 1943, aveva 22 anni.
Anche lui era un Allievo Ufficiale e come i suoi commilitoni aveva vissuto le giornate dell’8 settembre nella zona di Bari, condividendo le emozioni di quei giorni, fiero di essere rimasto al proprio posto e convinto della necessità di combattere contro quei tedeschi sui quali cominciavano a circolare le voci di stragi a danno della popolazione civile nelle Puglie ed in Basilicata.

Quando il 6 dicembre 1943 il LI battaglione bersaglieri, dislocato a Sant’Agata dei Goti (Benevento) e inserito nel I Raggruppamento Motorizzato Italiano, ricevette l'ordine di partenza per il fronte, Alfredo era inquadrato nella terza compagnia motociclisti.
Le fasi concitate della partenza e del viaggio, che si svolse sotto una pioggia battente, sono ricordate da Leone Orioli:

... giunge improvviso l’ordine del II Corpo d’Armata Americano, alle cui dipendenze era stato posto il Raggruppamento, di portarsi nella "zona d’impiego" che, per le notizie di radio scarpa, sembra essere Montelungo.
Partenza alle ore 12,30 sotto una pioggia torrenziale: per dove?  Ma, santissima la Madonna, dico a me stesso, volete dirci dove si deve andare?  Per quale itinerario? Niente! Forse si tratta di mantenere il più possibile segreto il trasferimento.
Ad ogni modo, dubbioso circa l’efficacia dei superiori comandi, avanti in colonna seguendo chi ci precede!
Il trasferimento al fronte è stato, per noi della "terza moto", un vero calvario.
La colonna si è ben presto sfilacciata su lunghi chilometri, per cui ci siamo potuti riunire nel punto di avvicinamento, oltre il bivio per Venafro, solo nella tarda serata. La strada era ricoperta da uno strato di fango così alto e tenace da bloccare all’improvviso le ruote delle motociclette, catapultandoci tra l’infernale traffico di mezzi di ogni tipo, brulicante nei due sensi. Per ripartire dovevamo staccare con le mani sanguinanti e con qualche mezzo di fortuna la mota cementatasi sotto i parafanghi: un calvario!

E’ probabile che anche l’allievo Aguzzi sia arrivato a destinazione coperto di fango, stanco morto, magari spingendo la moto a mano.
Il giorno dopo, il 7 dicembre, passò in fretta. Racconta Orioli:

... . La terza compagnia aveva preso posto su Monte Rotondo, la collina boscosa a est di Montelungo. Un poco più a sud avevamo notato, e commentato, la curiosa sistemazione trovata da soldati americani, che avevano occupato alcuni sacelli nel cimitero civile di Mignano, per dormire e trovare protezione da schegge e proiettili.
Era già buio quando si abbattè sulla "terza" il fuoco micidiale dei mortai tedeschi: dal basso all’alto, la sequenza delle esplosioni salì zigzagando fino a battere l’intero pendio sul quale eravamo appostati.
La violenza degli spostamenti d’aria provocati dalle esplosioni ci costringeva ad afferrarci alle radici degli alberi, per non essere sbattuti da una parte all’altra contro gli alberi stessi.
Fu il primo impatto dei bersaglieri con la guerra al fronte, impatto sconvolgente che provocò le prime vittime, anche contenute, devo riconoscerlo, considerato il volume e la violenza del fuoco scatenato contro Monte Rotondo dalle postazioni di mortai di Montelungo.
Morì Alfredo Aguzzi, caro amico che ho già ricordato in precedenza. Povero, caro Alfredo, stava parlando con Gianni (Recchi ndr). Senza un lamento, non parlò più. Una scheggia di mortaio lo aveva colpito al cuore.

Alfredo Aguzzi, bersagliere ventiduenne, fu il primo caduto di Monte Lungo.

Come spesso accade in guerra, il povero Alfredo aveva un amico del cuore, il sergente Giuseppe Riccardi.

Costui non si diede pace, vegliò il corpo fino a quando non venne seppellito, anche se nella nuda terra di un piccolo cimitero improvvisato. Ma all’amico non bastò. Desiderava a tutti i costi avvertire la famiglia, che a quell’epoca viveva a Roma.
Scrisse una lettera, con i mezzi che aveva a sua disposizione; avrebbe voluto portarla lui, ma non gliela lasciarono nemmeno spedire. Non si poteva: segreto militare. E allora la tenne con se, fino a quando non gli fosse stato possibile spedirla o magari recapitarla.
Cosa scrisse il sergente Riccardi?

Ecco il testo di questo toccante documento che, come vedremo, avrà anche un seguito tragico.
Il sergente si rivolse al padre di Alfredo.

Caro Signore,
Il compito da lei richiesto non è certamente uno dei meno gravosi ma è con orgoglio di soldato e per i vincoli di affetto che ad Alfredo mi legavano che mi accingo a farlo, sicuro di adempiere così uno dei più sacrosanti doveri derivanti dall'amicizia confermata sui campi di battaglia.

So che in certi frangenti poco o nulla contano le parole voglio però pregarla di essere forte e fiero che suo figlio abbia compiuto sino all'ultimo il suo dovere di soldato.
Il nostro Battaglione entrò in linea il giono 6-12-1943 e la notte del 7 il piombo nemico volle consacrare in Alfredo il primo caduto dell'esercito di questa nuova Italia.
Una scheggia di mortaio lo colpiva all'altezza del cuore; subito veniva soccorso da noi tutti che ci trovavamo vicini ed immediatamente trasportato al'infermeria.
Nulla fu lasciato intentato ma il destino purtroppo doveva avere il sopravvento.
Causa la mortale ferita ed il centro vitale colpito brevissima è stata la sua sofferenza, infatti durante lo stesso trasporto al pronto (non è chiaro ndr) soccorso soccombeva lasciando un vuoto incolmabile nella famiglia della nostra 3 moto dove era da noi tutti stimato e benvoluto.

I pochi oggetti personali furono consegnati ad un suo carissimo amico che deve averli presso di sè ed il cui indirizzo è il seguente: Giuseppe Casadio - Salita Vetrina n. 29 - Napoli.
Altro materiale cioè oggetti di corredo personali borghesi si trova(no) tuttora alla nostra base di Airola e sarà cura mia farglielo pervenire non appena detta base ci raggiungerà.
Le trascrivo in oltre l'indirizzo del nostro caro Capitano Castelli che potrà confermarle quanto sopra e che fu particolarmente colpito dalla scomparsa di uno dei suoi migliori capi-squadra ed allievi
Capitano Castelli Enea 51 Batg. Bersaglieri P.M. 410.

Il corpo di Alfredo è stato sepolto nel cimitero di guerra di Roccione (?) Valle di Lauro presso Mignano (davanti a Cassino) croce n. 3. (?) -
Gli eventi bellici (il 6 febbraio con un altro battaglione) non mi hanno permesso di recarmi personalmente da Lei ma pur sembrando forse gelide le parole vorrei rassicurarla che sarò sempre felice di poter dare un minimo di consolazione al suo cuore di padre. Il ricordo del nostro Alfredo ci accompagnerà ovunque e sarà per noi sempre di incitamento a meglio fare seguendo le sue orme d'avanguardia sulla via del dovere e dell'onore.

Vostro Serg. Riccardi Giuseppe

P.S. Gli ultimi assegni dovuti ad Alfredo sono stati versati all'ufficio amministrazione del 51 Btg Bersaglieri P.M. 410.

La lettera originale.

Ma fu destino... . La lettera non venne spedita ed anzi vi si aggiunse un altro messaggio, questa volta siglato dal sergente Carlo Menichini:

Egregio Sig. Aguzzi
Siccome il Serg. Riccardi non ha potuto inviar prima la lettera perchè come ben sapete le lettere non sono ammesse, con piacere oggi per mezzo di un amico vi faccio recapitare questa lettera e con vero dolore vi comunico che il Sergente Riccardi è caduto in combattimento qualche giorno dopo aver scritto la presente.
Questo è il nostro destino.

Tanta cordialità e le mie più sincere condoglianze.

Sergente Menichini Carlo (?)

Il sergente Riccardi era scampato alla battaglia di Montelungo e continuò la risalita dell'Italia con le truppe alleate. Cadde a Montegranale, allora frazione di Jesi, il 17 luglio 1944; la lettera era stata scritta il 12 luglio.

Lo ricorda Orioli nelle sue memorie:

Erano calate le prime ombre della sera, quando si giunse in prossimità di Jesi. Fummo avvertiti che bersaglieri del XXIX battaglione, costretti a ripiegare dopo furiosi combattimenti, stavano rientrando verso le nostre posizioni. Dovevamo stare quindi attenti a sparare sulle ombre, c’era il pericolo di colpire i nostri compagni.
Così passò la notte: snervante attesa e febbrile, attenta vigilanza.
Iesi fu liberata nei giorni successivi, dopo aspri combattimenti nei quali furono impegnati gli alpini del battaglione Piemonte e i bersaglieri del XXIX battaglione.
Il mio ricordo, a questo punto, è rivolto con affetto, ammirazione e rimpianto al caro sergente Riccardi, più volte ricordato in precedenza, che cadde da valoroso su Monte Granale di Jesi, teatro di durissimi combattimenti. ...

Il sergente Giuseppe Riccardi fu decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare e promozione a Sottotenente alla memoria.
Così recita la motivazione:

"Figlio di italiani all’estero accorreva volontario ad arruolarsi in un battaglione di bersaglieri per la difesa della Patria. Pur essendo addetto al vettovagliamento del proprio reparto, sollecitava di partecipare al combattimento, dando ripetute prove di valore. In una giornata eccezionalmente dura si offriva con entusiasmo, in quattro differenti rischiose imprese, finché cadeva colpito a morte mentre, allo scoperto, in piedi, sereno e tranquillo dirigeva il tiro di una mitragliatrice su alcuni obiettivi che aveva individuati e personalmente riconosciuti. Bellissima figura di combattente che aveva saputo imporsi alla ammirazione generale, anche in precedenti azioni contro il nemico tedesco.
Montegranale di Jesi 17 luglio 1944”.

La Medaglia d’Oro al Valor Militare Giuseppe Riccardi

E la lettera?
Fu finalmente recapitata.
Arrivò a destinazione.
Con tanto ritardo, ma la volontà del sergente Riccardi fu esaudita.

Il nostro lettore ci invia due fotografie della madre di Alfredo, la signora Sofia, che sono l’espressione del dolore e della disperazione.
Assistita dai bersaglieri è sulla tomba del figlio, in quel piccolo e sperduto cimitero, vicino al piccolo paese di Lauro, in una giornata di pioggia e di nuvole... .

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Ringraziamenti

  • Paolo Spongia per avere condiviso la lettera del sergente Riccardi,
  • Alberto Priero per la rilettura ed integrazione del testo.
  • Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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