GIOVANNI CASTORANI - BATTAGLIONE BAFILE
Data: 20/03/2021Autore: ALESSANDRO MAZZUCCHELLICategorie: TestimonianzeTag: italia, san-marco

GIOVANNI CASTORANI - BATTAGLIONE BAFILE

Nota del webmaster
Alessandro Mazzucchelli, nipote del sig. Castorani, ci ha scritto informandoci della vicenda del nonno, parallela ed in parte intrecciata a quella di Luigi Cavinato con il quale condivise una scelta importante: arruolarsi nell'esercito di liberazione; li troveremo entrambi nel Battaglione "Bafile".

* * *

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Giovanni Castorani, detto Gianni, nacque a Piazzola sul Brenta in Provincia di Padova il 3 Novembre 1924.

Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 Gianni aveva quasi 19 anni e, come studente, era temporaneamente esentato dal servizio militare di leva. Stava studiando Ingegneria Meccanica all’Università di Padova, facoltà che poi completò terminata la guerra.

Vista la situazione che viveva il paese, decise di partecipare alla liberazione dell'Italia assieme al suo amico di scuola e di collegio Luigi Cavinato: la meta designata è il sud d'Italia, già liberato dagli anglo-americani, precisamente Taranto dove c’è lo zio di Luigi Cavinato, il Maggiore Silvio Cavinato, ufficiale di Marina, che li aiuterà ad arruolarsi come volontari di guerra nel battaglione "Bafile" il 26 Novembre 1943. [1]

Luigi Cavinato ha raccolto i ricordi di questa esperienza in un libro che titola 8 Settembre 1943 – Ricordi indimenticabili della mia vita; ecco cosa scrive in merito alla decisione di partire assieme a Gianni Castorani.

Il mattino successivo, mentre tutti siamo in preda a grande agitazione, si presenta il mio amico di scuola e di collegio, Gianni Castorani.
Siamo coetanei e anche lui di famiglia antifascista. Messo al corrente della situazione, decide senza esitare: "se Gigi parte per il Sud, io vado con lui". Il momento è così grave che non c’è tempo per riflettere. I tedeschi con l'appoggio dei fascisti, rapidamente prendono in mano la situazione in tutta l'alta Italia.
L’esercito italiano, abbandonato a sé stesso, si disperde per le campagne, cercando abiti civili, sperando di sfuggire ai rastrellamenti. Le famiglie li aiutano come possono ma, nonostante questo, molti non sfuggiranno alla deportazione in Germania, o peggio.
Il pericolo è reale; bisogna decidere rapidamente.
L’ottimismo per la iniziale, veloce avanzata dell'esercito alleato, l’entusiasmo, che facilmente fa breccia nell'animo dei giovani, unitamente, devo confessarlo ora, ad una buona dose di incoscienza, ci spingono ad accelerare la partenza. Vogliamo, con piena convinzione, dare il nostro contributo per la liberazione dell'Italia dall'oppressore tedesco e fascista.
II nostro viaggio inizia tra il 10 e il 15 di settembre, non mi è possibile precisare meglio e tutto avviene in modo così frettoloso e concitato che quasi non abbiamo il tempo per una lacrimuccia. [2]

Così inizia il viaggio dei due amici, Gianni e Luigi: alla stazione ferroviaria di Padova salgono su un treno diretto a Bologna, nessuno dei due sa cosa li attende. I pericoli e gli imprevisti sono dietro l’angolo, i fascisti e i tedeschi salgono sui treni e controllano quanti, secondo loro, possono essere dei disertori.

In merito agli episodi accaduti sul fronte di Cassino Cavinato scrive:

Dopo tanti mesi, posso incontrare Gianni e stiamo insieme un'intera giornata. E' molto magro, ma dice di stare bene. Ci raccontiamo tante cose e so che anche lui, al fronte, ha rischiato la pelle. [3]

In relazione a questo episodio mia madre Elisabetta mi precisa:

Mio padre raccontava di essere stato ferito quasi mortalmente al fronte, si è svegliato in mezzo ad un mucchio di morti, perché lo credevano tale. Aveva la mascella rovesciata all'ingiù e quando lo hanno curato gliel'hanno fissata col filo di ferro. Questa medicazione gli ha procurato forti dolori alla testa anche dopo la fine della guerra, terminare la facoltà di ingegneria è stato per lui un grosso sacrificio.
Prima di ferirsi raccontava di esser stato immerso nell'acqua anche notti intere, perchè lì si nascondevano. Me lo ricordo perchè mio padre ha sempre sofferto di male alla schiena e diceva che la causa era quella. [4]

Vi ringrazio di cuore per la testimonianza che potrete dare anche di mio nonno Gianni Castorani, che oggi riposa nel cimitero di Pietrasanta (Lucca) in Versilia (è mancato il 30 luglio 1990).

Alessandro Mazzucchelli ci ha inoltre segnalato un errore di identificazione che avevamo commesso, scambiando il sig. Castorani con il sig. Cavinato, e che abbiamo ora corretto.

Note

  1. ^ Cavinato L., 8 Settembre 1943 – Ricordi indimenticabili della mia vita, p.39.
  2. ^ ibidem, pp.7..17.
  3. ^ ibidem, p.61.
  4. ^ ibidem, p.44. E' citato un episodio di immersione nell'acqua: "Lo sbarco a Chiatona"

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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