John Huston - SAN PIETRO, il documentario
Data: 08-08-2001Autore: MARCO PELLEGRINELLICategorie: I luoghiTag: #dicembre 1943, filmografia, huston-john, protagonisti, san-pietro-infine
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JOHN HUSTON - SAN PIETRO, IL DOCUMENTARIO

Premessa

L'autore di questo lavoro si è recentemente laureato in STORIA DELLA CULTURA NORD-AMERICANA.
Pubblico, con il suo permesso, la parte della tesi riguardante il documentario girato da John Huston nel dicembre del 1943 relativo alla battaglia di S.Pietro Infine avvenuta nel più ampio scenario della battaglia di Montelungo.

Il messaggio con cui l'autore mi ha inviato il suo lavoro, mi sembra la migliore delle premesse:

Ti mando la parte della tesi relativa al documentario, sottolineando come questo rappresenti forse l'unico cortometraggio che testimonia realisticamente, attraverso riprese girate direttamente sul campo di battaglia, le difficoltà incontrate da alcuni reparti di fanteria alleata durante la guerra in Italia. La battaglia documentata dal grande regista americano John Huston è quella per la conquista della valle del Liri: viene ripreso, nello specifico, lo sforzo compiuto da una divisione americana per assicurarsi l'ultimo sistema montuoso prima di Cassino. Il paese conteso è San Pietro Infine, un piccolo villaggio dell'entroterra campano che ho avuto il piacere di visitare nel maggio di quest'anno. Ti consiglio di andarci anche perchè rappresenta l'unico paese al mondo non ricostruito dopo la guerra ma lasciato distrutto a memoria della tragedia del conflitto mondiale che, proprio in quei posti (Monte Lungo, Sammucro, la cosidetta "Stretta di Mignano") vide alcuni dei suoi più sanguinosi scontri.

Le immagini impiegate per illustrare queste pagine sono in larga parte tratte dal documentario stesso.

John Huston: il regista

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Di ascendenza irlandese e scozzese, John Houghston nacque il 5 Agosto 1906 a Nevada (Missouri), figlio della giornalista Rhea Gore e del grande attore Walter Houghston, giovane in bilico tra la professione di ingegnere idroelettrico e il mestiere di attore per il quale aveva mutato il cognome in Huston. Mai come nel suo caso, forse, è appropriato parlare di personaggio: la sua vita di regista, sceneggiatore, intellettuale, infatti, andò di pari passo con l'avventura. Non a caso, la sua esistenza "è in linea con tutta una tradizione letteraria nordamericana che ha uno dei suoi capostipiti in Mark Twain: coraggio, curiosità, avidità di esperienza, irrequietezza, inclinazione al vagabondaggio, senso della nuova frontiera" (Morandini 19). È stato un personaggio più volte paragonato a Hemingway, proprio per la sua tendenza al vagabondaggio professionale, che in lui, coincideva perfettamente con un vagabondaggio esercitato nella vita. Il viaggio, tuttavia, per il giovane Huston sarà almeno all'inizio più un dovere che un piacere: la separazione dei genitori all'età di appena tre anni, lo metterà precocemente davanti a un'esistenza errabonda e sregolata al seguito della madre; in effetti, "per un americano come lui, abituato sin da bambino alle camere d'albergo, il viaggio è sempre stato un modo di essere, prima ancora che la ricerca dell'evasione, dell'avventura, dell'esotismo" (Morandini 16). L'abitudine a viaggiare, tuttavia, diventerà una costante anche della sua carriera professionale al punto tale che girerà film in Africa, Asia e in Europa "cui lo legava un contraddittorio rapporto di amore - odio, tipico di un intellettuale della lost generation" (16).

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Personaggio eclettico dai mille interessi, si appassiona, fin da giovane, ai movimenti dell'avanguardia (futurismo, cubismo, postimpressionismo); pratica il pugilato nel quale, da professionista, nella categoria dei medio - leggeri, disputa venticinque incontri vincendone ventitré (Cecchini 85). Durante un soggiorno ad Acapulco rinvigorisce l'amore per i cavalli, ereditato dalla madre, arruolandosi nella cavalleria messicana per due anni, raggiungendo il grado di tenente (85). Il suo spirito irrequieto lo porterà ad alternare la carriera di attore di teatro all'attività di scrittore. In quest'ultima veste, collaborerà con varie riviste la più importante delle quali sarà American Mercury, dove verrà assunto come redattore sportivo scrivendo racconti di ambiente pugilistico. Nel 1931 collabora alla prima sceneggiatura, quella per il film A House Divided di William Wiler. Divide la sua attività tra il giornalismo, il cinema e la narrativa fino al 1938, quando finalmente avviene il grande salto: viene assunto dalla Warner Brothers Pictures, con un contratto di dieci anni. Nel 1941 dirige il suo primo film The Maltese Falcon con Humphrey Bogart, un giallo girato con grande economia, ma che riscosse un considerevole successo di critica e di pubblico. Questo sarà il primo film da regista, al quale seguiranno nel dopoguerra successi cinematografici di livello mondiale quali The Asphalt Jungle(1950), The Red Badge of Courage (1951), Moby Dick (1956), The Night of the Iguana(1964) nonché il kolossal La Bibbia (1966), diretto in Italia e prodotto da Dino De Laurentis.

San Pietro: il prologo

Quando l'America entra in guerra, John Huston era (come abbiamo visto) tra i più giovani, promettenti registi statunitensi dell';epoca. Come Capra, anche Huston fu sollecitato dal governo americano per sostenere lo sforzo bellico e questi contraccambiò arruolandosi per documentare i vari aspetti della guerra. Fu così che nell'autunno del 1942, "aggregato a un reparto del Signal Corps, il tenente John Huston viene inviato a una base dell'aviazione nelle isole Aleutine, nel mare di Bering tra l'Alaska e la penisola del Kamciatka, per realizzare Report from Aleutians" (Morandini 34), documentario nel quale si descriveva "la vita e il lavoro delle truppe americane sull'isola con la costruzione delle piste d'atterraggio; la partenza e l'arrivo degli aerei sulle piste acquitrinose; e la cronaca del raid di nove bombardieri sull'isola di Kiska, occupata dai giapponesi" (34). Dopo questo documentario, Huston viene promosso a capitano e inviato in Inghilterra dove, agli ordini del tenente colonnello Frank Capra, ha l'incarico di "preparare con gli inglesi un film sullo sbarco alleato nel Nord Africa" (Morandini 35), dal momento che il materiale originario era andato perduto insieme a un mezzo da sbarco al largo della costa africana. Non fu un compito esaltante, come dichiarato dallo stesso Huston nella sua autobiografia: "come colonnello, Frank fu incaricato del progetto; io dovevo essere il suo aiuto. Andammo in una base d'addestramento dell'esercito nel deserto del Mojave (California), il cui paesaggio richiamava la Tunisia: Facemmo muovere le truppe su e giù per le colline sotto finti concentramenti di artiglieria: era un falso della peggiore specie" (Huston 129).

Fu a questo punto (autunno del 1943) che Huston ricevette l'ordine di spostarsi in Italia, inizialmente "per documentare il trionfale ingresso delle forze americane a Roma" (Huston 135). La campagna d'Italia sembrava, infatti, dallo sbarco in Sicilia (10 Luglio dello stesso anno), passando per lo sbarco di Salerno e la presa di Napoli (1 Ottobre 1943), procedere speditamente. Tuttavia "dopo Caserta iniziò il maltempo, i tedeschi puntarono i piedi e gli attacchi alleati furono un disastro"(135); Huston fu allora incaricato di "fare un film che spiegasse perché fosse così dura la guerra nello Stivale, così difficile da percorrere la strada che doveva portare a Roma le truppe alleate" (Morandini 35). Come afferma lo stesso regista, "dovevamo dirigerci al fronte per fare un film che spiegasse al pubblico americano perché le forze statunitensi non avanzassero più" (Huston 137).

Secondo il professor Lance Bertleson che insegna all'università del Texas a Austin, Huston ha realizzato "una delle più strazianti visioni di guerra di fanteria che sia mai stata filmata":

Huston and his crew produced one of the most harrowing visions of modern infantry warfare ever filmed: a documentary that conveys the raw repetitive grind of battle and the grim vulnerability of the men who fought it with a respect and bitterness unprecedent in the history of film.
(dalla pagina web "Texans at San Pietro").

Nel caso in cui il testo derivi sempicemente dall'esposizione, con o senza traduzione, di documenti/memorie al solo fine di una migliore e più completa fruizione, la definizione Autore si leggerà A cura di.

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